la realtà liberata dalle cose

Per capire lo statuto attuale delle cose (anche degli oggetti, quindi: le cose materiali) mi pare ancora molto utile una vecchia idea di Baudrillard (1978, Intervista rilasciata alla rivista Tra), quella di iperrealtà: “l’iperrealtà è un concetto che mi ha interessato perchè è diverso da quello di reale, di realtà, senza per questo coincidere con l’immaginario. Per iper-realizzato intendo tutto ciò che fornisce i segni della realtà, che addirittura è più reale del reale, ma che da questo prende le distanze, nel senso che tutto ciò che vediamo è segno di una realtà che ha perso i suoi referenti… Non esistendo più gli oggetti si arriva a una perdita di rappresentazione, che si traduce in una iperrappresentazione. Questo in fondo è il concetto di iperrealismo, che si identifica con quello di simulazione. Iperrealtà e simulazione per me fanno parte dello stesso processo, processo che si trasporta in altri campi, come i mass media, la politica ecc…”
Continua Baudrillard: “si capisce così finalmente che le cose non sono mai rappresentate, consumate, ricevute al “primo livello”, vale a dire con dei “segni che condurrebbero al reale”, segni che in effetti vogliono dire qualcosa; ma le crisi sono sempre crisi del “secondo livello”, dove i segni funzionano tous seuls, senza risvegliare affatto una realtà o un principio di realtà (…) Mi sembra che tutto passi per questa stessa spirale dell’iperrealtà, cioè: noi agiamo, tutti agiscono come se si producesse sempre di più, come se tutto producesse conoscenza, ma in fondo si tratta di una specie di finalità senza fine, finché non sfocia in una specie di iperspazio…”
L’iperrealtà descrive dunque la realtà di un mondo che si è liberato da qualsiasi rimando ultimo alle cose, ai suoi referenti concreti.
Che fare? Non certo cercare di tornare indietro, cercando di restituire il reale: l’unica strada, secondo Baudrillard, era quella di spingere il gioco della iperrealtà fino in fondo (intrappolando il sistema nella sua stessa simulazione). Sì, ma come?

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27 Responses to “la realtà liberata dalle cose”


  1. 1 FG aprile 6, 2007 alle 7:08 am

    Forse l’iperrealtà è l’unica condizione di accesso alla realtà che abbiamo e che abbiamo sempre avuto. Un’accesso inevitabilmente mediato dalle nostre capacità sensoriali (da i 5 sensi fino ai media e alle protesi tecnologiche).

    Mi chiedo cosa sia più iperreale della realtà osservata attraverso i nostri 5 sensi. Una realtà osservata e mediata che non rimanda e non può rimandare per definizione al suo referente tanto da occultarne totalmente ogni traccia di esistenza.

    Dunque per spingere il gioco dell’iperrealtà fino in fondo è necessario, a mio avviso, un approccio costruttivista e per fondarlo bisogna accettare il paradosso dell’autoreferenza di base che questo approccio comporta.

    Solo così si può intrappolare il sistema nella sua stessa simulazione 🙂

  2. 2 Roberta Bartoletti aprile 6, 2007 alle 12:04 pm

    L’iperrealtà è l’unica realtà che riesce oggi a costruire la società (lamodernitàcompiuta).
    L’iperrealtà, analogamente alla realtà – che costruiamo attraverso i nostri sensi e soprattutto attraverso il simbolico -, trascende i suoi referenti empirici.
    C’è però, credo, una decisiva differenza (tra l’iperealtà del sociale e la nostra realtà): l’iperrealtà ha perso il riferimento ULTIMO alla concretezza della vita e dei corpi (e non tanto alla concretezza e particolarità delle cose, che in sè non è tanto rilevante, non lo è per noi soggetti viventi).
    Quindi concordo con Baudrillard (e con Fabio) quando individua nello spingere fino in fondo l’acceleratore dell’iperrealtà l’unica strada per intrappolare il sistema, ma questo è un gioco che si può fare nella comunicazione, ossia è un gioco tra gli individui e la società che si gioca necessariamente nel terreno della società (la comunicazione). Non è quindi l’unica possibilità che resta agli individui, credo.
    E ribadisco la mia domanda (che evidentemente c’entra anche con questa forma della comunicazione che è il blog): dove si trova oggi questo campo così adatto per l’ipersimulazione che può mettere al tappeto il sistema iperreale? Vi assicuro che NON è una domanda retorica.

  3. 3 gianni giugno 25, 2007 alle 3:45 pm

    Chiedo,per favore, dove baudrillard parla nei suoi testi sull’implosione del reale e sono curioso di sapere cosa pensa che accadrà dopo…

  4. 4 Roberta Bartoletti giugno 29, 2007 alle 10:16 pm

    a gianni: ci ho pensato un po’, oltre al libro citato sul Beaubourg (che non mi risulta tradotto in italiano, o forse inserito in un libro edito da Capelli del 1980) segnalo “Lo scambio simbolico e la morte”, edito da Feltrinelli (iperrealtà, simulacro, …) e varie opere successive. Poi l’articolo sull’implosione nei media (The Implosion of Meaning in the Media”).
    Tra gli articoli recuperabili in rete segnalo un articolo sull’opera di Baudrillard http://www.uta.edu/huma/illuminations/kell2.htm e ancora un testo di Bifo in http://article.gmane.org/gmane.culture.internet.rekombinant/1964/match=baudrillard.

  5. 5 gianni giugno 30, 2007 alle 8:33 am

    Grazie per i dati che pensano siano utili a molti che leggono questo post. Per lasciare,come chiedi, che il sistema mediatico imploda basta,credo, non impedire l’espandersi della globalizzazione selvaggia. Prima o poi la macchina dell’iper-realismo deve saltare fino a far crollare anche la stessa globalizazzione. Il capitalismo avanzato è ormai nella fase virtuale. Il capitalismo che divora tutto ha anche divorato la realtà ma allo stesso tempo ha firmato la propria condanna a morte. L’economia,oggi, è un’ipersimulazione mediatica. Il mercato esiste come pubblicità e non come reale necessità. In poche parole, l’economia di mercato continua a esistere per simulazione e non per una reale esigenza come avveniva prima. Fin dai tempi di Marcuse si discuteva di questo, figuriamoci adesso. Guarda il caso di Paris Hilton: è solo un simulacro, eppure la sua “immagine” produce un business pazzesco. Pensa anche ai personaggi puramente fittizi del “grande fratello”. E’ solo finzione. E le illusioni,si sa, prima o poi finiscono.

  6. 6 Roberta Bartoletti giugno 30, 2007 alle 12:10 pm

    caro gianni, mi viene da dire, magari. non sono molto sicura, però, che sarà l’implosione a salvarci. nell’incertezza, forse è meglio trovare spazi di senso autonomi, espressivi, riparati dall’eventuale pioggia di schegge dell’auspicata (ma non certa) implosione (della comunicazione, dei media, del mercato, del capitale..).

  7. 7 gianni giugno 30, 2007 alle 6:10 pm

    Sono convinto che è proprio questo quello che si deve fare. Recuperare gli spazi autonomi delle comunicazione. Ristabilire ,per quanto possibile, un sfera comunicativa che possa reagire in modo da non rimanere al buio dell’implosione mediatica. Habermas, nella sua etica della comunicazione,ha proposto le basi per rendere possibile un senso critico all’opinione pubblica attraverso una comunicazione argomentativa.L’implosione mediatica è il destino fatale di un mondo che ha avuto la presunzione di divorare la realtà. Un po’ come è avvenuta con la Torre di babele : alla fine è crollato tutto. Se riusciremo a mantenere la possibilità di salvare degli spazi autonomi dove poter organizzarci e comunicare allora riusciremo a trovare riparo ma non dobbiamo farci cogliere alla sprovvista, onde evitare di andare in preda al panico.La vedo brutta per l’America…
    Cordiali Saluti

  8. 9 gianni luglio 7, 2007 alle 10:02 pm

    Ma nella soluzione di Baudrillard c’è una strana contraddizione. Da un lato sembra che l’unico modo per liberarsi dell’iperrealismo sia quello di disinformare e di deprogrammare il sistema come scrive ne “Il delitto perfetto” e dall’altro invece,al contrario, afferma di lasciare che la simulazione vada avanti liberamente fino all’implosione. Spegnere l’interruttore o lasciare che si bruci da solo?Come si conciliano questi due soluzioni in Baudrillard?

  9. 10 Roberta Bartoletti luglio 17, 2007 alle 3:51 pm

    non so rispondere con precisione, dopo lunga riflessione. se non ho frainteso Baudrillard (non ho riguardato il delitto perfetto, vado a memoria) dal punto di vista del rapporto con il sistema non c’è tanta alternativa all’implosione. E non mi pare che Baudrillard avesse tanta fiducia nel genere umano da prefigurare una ribellione di massa (o di nicchia, non importa), a differenza ad esempio di de Certeau, che credo sia un altro grande del nostro tempo.

  10. 11 gianni luglio 17, 2007 alle 6:29 pm

    Da “Il delitto perfetto” (Raffaele cortina editore)ti riporto esattamente il testo prelevato dal capitolo “La sindrome di Babele”(proprio all’inizio)- Per restituire il mondo alla sua impietosa illusione, alla sua irrimediabile indeterminazione, c’è una sola soluzione: la disinformazione, le deprogrammazione, lo scacco alla pefezione. Ci siamo avvicinati molto al delitto perfetto con la costruzione della Torre di Babele “(pag. 95 nel mio testo)Forse ho capito: questa disinformazione o deprogrammazione non avviene per volontà umana ma a causa dell’implosione mediatica,appunto. Non credi? Solo che l’implosione,in questo caso, forse non viene semplicemente dichiarata visto che Baudrillard è sempre un po’ ostico
    nell’esprimersi. De Certeau non lo conosco e non ti posso dire nulla in merito.
    Grazie per l’interesse.
    Cordiali Saluti

  11. 12 carla agosto 21, 2007 alle 6:59 pm

    Scusate, ma quando è iniziato più o meno l’iper-realismo…?
    Dagli anni ’80 o ancora prima? A me sembra che negli anni ’70 ci fosse ancora un buon equilibrio tra realtà e finzione?
    Saluti
    Carla R.

  12. 13 Roberta Bartoletti agosto 23, 2007 alle 4:58 pm

    quando è iniziato l’iperrealismo, mi verrebbe da dire quando si è compiuto il sistema dei media moderni, negli anni Ottanta era molto evidente ma è un processo iniziato prima. credo molto prima (mi è venuto in mente Debord, ancora prima la critica all’industria culturale della scuola di francoforte, solo per citare alcuni tra i più critici).

    per quel che interessa me, si può parlare di iperrealismo nel momento in cui la realtà ha perso i suoi referenti concreti, ma allora questo processo ha inizio ancora più indietro nel tempo, e più che a Baudrillard penso a Marx. Per questo ci sono media ben più potenti dalla televisione.

  13. 14 carla agosto 23, 2007 alle 6:37 pm

    Credo o spero di capire quello che dici. In questo caso possiamo incominciare di iper-realismo già intorno o dopo la rivoluzione industriale con l’avvento dell’urbanizzazione. L’uomo diventa alienato e incomincia a smarrire, appunto, i referenti con la realtà. Ma io intendevo per iper-realismo un’altra cosa. Intendevo non la mediazione o la smarrimento con il reale ma la totale sostituzione dei rapporti sociali con una grande simulazione mediatica. Non occultamento del reale o condizionamento (come avviene con i francofortesi)ma totale sostituzione del mondo con un artificiale. La trasformazione della vita sociale in pura pubblicità.La fine della storia,della politica,della società,della religione,ecc… Per questo mi riferivo agli anni ’80.Negli ’70 c’erano gli anni di piombo,negli anni ’60 abbiamo avuto il ’68. Dopo gli anni ’80 è come se si fosse svuotato tutto…
    Ciao
    Carla R.

  14. 15 rumoredifondo agosto 26, 2007 alle 12:49 am

    In merito all’implosione del sistema, si legge ne “Lo scambio simbolico e la morte”:

    “L’unica soluzione è di ritorcere contro il sistema il principio stesso del suo potere: l’impossibilità di risposta e di ritorsione. Sfidare il sistema con un dono al quale non possa rispondere, se non con la propria morte e il proprio crollo. Perché nulla, nemmeno il sistema, sfugge all’obbligazione simbolica, ed è in questa trappola che sta l’unica possibilità della sua catastrofe. … Bisogna che il sistema stesso si suicidi in risposta alla sfida moltiplicata della morte e del suicidio.”

    Si avrà l’implosione del sistema per mano dei terroristi suicidi?

  15. 16 gianni agosto 26, 2007 alle 4:13 pm

    Caro rumoredifondo,
    mi puoi dire, per favore, il capitolo o pargrafo della tua citazione ne “Lo scambio simbolico e la morte”perchè mi piacerebbe andare a leggerlo;)
    Grazie
    Saluti

  16. 17 Lorenzo agosto 26, 2007 alle 6:32 pm

    Quando i libri vengono letti a pezzi, poi nell’intimo si offendono e allora e facile che se per una distrazione girate un attimo lo sguardo, loro con un gesto di stizza nascondano quello che c’era di scritto tra le righe…

  17. 18 rumoredifondo agosto 26, 2007 alle 11:24 pm

    Il passo che ho citato è tratto dal primo capitolo, più precisamente dal paragrafo “L’economia politica come modello di simulazione”.

    Dove si legge inoltre:
    ” ..qualsiasi morte è facilmente computabile nel sistema, anche la carneficina della guerra, ma non la morte-sfida, la morte simbolica, perché questa non ha più un equivalente contabile: essa dà accesso ad un rilancio inespiabile se non con un’altra morte. Nessun’altra risposta alla morte che la morte. Ed è ciò che accade in questo caso: il sistema è chiamato a suicidarsi a sua volta – cosa che esso fa manifestamente con il suo smarrimento e il suo fallimento.”

    Quello che mi viene in mente è che l’implosione del sistema viene individuata, sul piano degli scambi simbolici lavoro-consumo (rispettivamente dono e controdono), con il rifiuto consapevole al consumo (la cui estremizzazione è rappresentata dal lento suicidio della persona anoressica, contro cui il sistema è impotente), mentre sul piano della lotta politica con il gesto simbolico della morte autoinflitta a cui l’apparato politico non può rispondere perché costretto a perire anch’esso.

    Ne ho scritto qui:
    http://rumoredifondo.wordpress.com/2007/08/26/limplosione-del-sistema/

    saluti.

  18. 19 gianni agosto 27, 2007 alle 8:26 am

    Mi dispiace ma io da quelle righe vedo o meglio percepisco le cose ben diversamente. Sembra che Baudrillard voglia dire che non c’è nessun intervento esterno a provocare l’implosione, tipo quello dei consumatori o dei terroristi. La cosa è ben diversa. Ho la sensazione che sia lo stesso sistema mediatico a volere o a cercare il proprio suicidio. E’ come se il sistema avesse talmente perso ogni riferimento o scopo che la sua ultima volontà consiste nell’imporre al consumartore la propria e completa autodistruzione…
    Siete d’accordo?

  19. 20 Roberta Bartoletti agosto 27, 2007 alle 5:39 pm

    mi sono distratta un attimo e vedo che c’è chi lavora di mente al posto mio… che bello. ringrazio e scrivo qualcosa a caldo, mi riprometto di scrivere qualcosa di più meditato più avanti.

    a carla: sono d’accordo con te – sul fatto che tra gli anni settanta e ottanta si è rotto qualcosa – se pensi all’Italia, e lo vedo come un momento di maturazione di qualcosa che si stava compiendo da tempo. i vari discorsi teorici sui media, la modernità vanno poi sempre declinati nei contesti concreti, se vogliamo capire cosa ci capita intorno.

    sull’implosione e dintorni. nel brano di Baudrillard citato da rumoredifondo è palese il riferimento al potlac, al circuito antagonista di doni e controdoni che può portare alla distruzione: di un singolo partecipante (il gruppo con il suo capo), non del sistema nel suo complesso. la distruzione del gruppo che non riesce a ricambiare alimenta lo stesso sistema complessivo.
    così a sentimento non sono tanto incline a mettere sullo stesso piano il sistema (dei media, della comunicazione) e i singoli (siano essi singoli individui o gruppi di attivisti), mi viene da dire a caldo che l’unico che rischia di implodere è il nostro sistema vivente (equilibrio mente/corpo, emotivo/cognitivo ecc.) e non il sistema sociale (media, comunicazione, economia, politica, …) che – a differenza di noi – non è vivo, e non rischia, neanche nel peggiore dei casi, di morire. e, aggiungo (a dimostrazione che seppur distratta ci sto ragionando su), questo sistema non rischia nemmeno di essere infelice.

    ps: la figura del terrorista kamikaze è sicuramente degna di riflessione. ma non tanto perchè può portare alla morte il sistema, ma perchè richiama una concretezza della vita che solo gli esseri viventi possono sentire, capire, temere… e che il sistema cerca continuamente di occultare, rimuovere, sublimare…

    ps per gianni: non conterei sulla volontà di autodistruzione del sistema, che in realtà uno scopo ce l’ha, la sua autoconservazione, che si è svincolato da ogni particolare contenuto concreto (valori, cultura o altre parole analoghe per significato).

  20. 21 gianni agosto 27, 2007 alle 7:06 pm

    Un’ultima cosa e poi vi lascio in pace. Baudrillrd ne ‘il delitto perfetto’ avverte che il delitto perfetto non esiste ma che questo omicidio virtuale sul reale lascia delle “tracce”, dei segnali,degli scarti, degli elementi che testimoniano il delitto. Questo perchè la ipermedializzazione sfalla in qualche modo- Vorre sapere quali sono, appunto, queste “tracce”? Dove le vediamo.

  21. 23 rumoredifondo agosto 29, 2007 alle 10:15 am

    Mi trovo in sintonia con quello che scrive Roberta Bartoletti, il gesto estremo e simbolico della morte autoinflitta richiama la concretezza e la carnalità della vita che è propria degli esseri viventi e, di contro, estranea al sistema, al codice che soggiace all’iperrealtà.

    In effetti quando ho tirato in ballo il terrorista suicida additandolo come il soggetto che può far implodere il sistema non intendevo dire che con l’intervento di uno o mille terroristi suicidi, il sistema potrebbe subire un mutamento radicale duraturo e permanente (implosione?) capace di farlo scomparire.

    Si potrebbe semmai dire questo: il terrorista suicida compie un gesto che, nel momento in cui è messo in atto, inibisce il sistema a dare una qualunque risposta, cioè ferma almeno per un certo tempo il meccanismo del sistema stesso, che certamente successivamente può ripartire, ma soltanto “dimenticando” il gesto, essendo incapace di elaborarlo secondo la propria logica.
    Si tratterebbe quindi di un sorta di breve “buco nero” nella logica del sistema, un atto simbolico contro il quale è impossibile qualsivoglia rilancio.

    saluti

    http://rumoredifondo.wordpress.com/

  22. 24 gianni agosto 29, 2007 alle 6:32 pm

    E se il sistema usa l’atto terroristico per rafforzarsi? Allora non sarebbe più un “buco nero” ma un punto di forza per promuovere la propaganda del dominio politico o economico. Pensa all’ “11 settembre” usato contro l’islam, al ” genova 2001″ usato contro i no-global,al ’68 usato contro Marcuse,ecc…
    Ciao

  23. 25 Roberta Bartoletti ottobre 28, 2007 alle 8:02 pm

    su questa ultima connessione, evocata da Gianni, rimando all’ultimo libro di Noemi Klein, Shock economy, che sta presentando in Italia, per cui rimando a http://sciaradelfuoco.blogspot.com/2007/10/shock-3.html

  24. 26 Francesco gennaio 9, 2008 alle 8:54 pm

    Secondo Baudrillard,quando inizia o in quale periodo storico inizia l’iper-realismo..?Forse, negli anni’ 20, prima dell’industria culturale?
    grazie
    saluti
    fran.

  25. 27 Franca aprile 19, 2008 alle 9:04 am

    Una curiosità. Non sono una esperta in materia. Comunque, ho letto qualche volta sul giornale il termine “post-realtà”, coniato dai sociologi. Volevo chiedero: il concetto di “post-reale” coincide con quello di “iper-reale”? Oppure per “iper-realismo” s’intende qualcosa di più vasto mentre per “post-realismo” qualcosa di più specifico, legato agli ultimi 30 anni…?
    Grazie
    Saluti
    Franca


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