Memorabilia tecnologica

Solitamente si sente parlare della tecnologia (e delle sue molteplici applicazioni) in relazione al presente e al futuro, in quanto frontiera evoluta del mondo attuale.
In realtà la tecnologia, e la sua rapidissima evoluzione, pone anche nuovi problemi di memoria, più precisamente apre nuovi campi al ricordo e all’oblio. Per questo da qualche anno un studioso di storia della scienza e della tecnologia dell’Università di Stanford, Henry Lowood, si è posto il problema di conservare memoria dei videogiochi travolti dall’obsolescenza tecnologica, riconoscendo in questi oggetti tasselli importanti della cultura del tempo attuale. Leggevo ieri sul Manifesto che al recente congesso degli autori di videogiochi Lowood insieme a un comitato promotore ha presentato una lista di 10 giochi che hanno fatto storia e che meritano quindi di essere conservati. Il problema dell’oblio nel caso dei giochi digitali è aggravato dalla progressiva scomparsa sia dell’hardware che del software necessari al gioco. Un ipotetico museo del giocattolo elettronico dovrà quindi essere dotato anche delle macchine dell’epoca (problema analogo per il mondo della musica e degli strumenti elettronici). Vedremo se il progetto di Lowood di un archivio dei videogiochi sarà finanziato dalla Libreria del Congresso, che ha ricevuto la richiesta nell’autunno scorso.
Il progetto mi pare molto interessante, perchè non si tratta solo di giochi, ma di veri e propri modi di pensare, ragionare e di connettere il corpo, con i suoi gesti, e la mente, di cui in questi musei si potrà fare esperienza, da alieni.
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Robotron K 8911

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3 Responses to “Memorabilia tecnologica”


  1. 1 LR aprile 14, 2007 alle 9:12 am

    bello il nuovo schema di colore.
    La memoria dei videogiochi, che poi è memoria di luoghi di esperienza (anche fisica), è un tema che chi ha giocato conosce bene. Da molto prima dell’accademia. Ovviamente il problema dell’invecchiamento delle “macchine” sulle quali i giochi funzionavano ha aperto la strada a due fenomeni che, negli anni sono cresciuti in maniera esponenziale: il retrocomputing e il retrogaming. Ovviamente poi c’è anche l’interessante (dal punto di vista delle tecnologie digitali) versante degli emulatori, ovvero di quei programmi che simulano le macchine di ieri nei computer di oggi per permetterci di giocare con i giochi di ieri. Il caso del MAME (emulatore dei vecchi arcade delle sale giochi anni ’80) è uno tra i più famosi. Direi che qui c’è spazio per ricerche e riflessioni comuni.

  2. 2 Roberta Bartoletti aprile 18, 2007 alle 10:43 pm

    Contribuisco alla collezione delle macchine da salvare dall’oblio con Robotron K 8911, macchina della ex Germania Orientale, già conservata in un museo (nel caso specifico, un museo della vita quotidiana della Ddr nei sobborghi di Dresda), che non è contemplata dal sito citato da Luca. La memoria del gioco è interessante in quanto memoria di esperienza, memoria vissuta, che non a caso è un tema molto frequente, recentemente (come nota FG nel suo blog). Direi che qui c’è spazio per ricerche e riflessioni comuni 🙂


  1. 1 FG on next-media & society » Blog Archive » aridatece er Turbo Tape Trackback su aprile 15, 2007 alle 8:35 am

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