il libro di daniele

Conosciamo bene il lavoro di Daniele su Ferrara, le fotografie stampate come solo lui sapeva (e aveva la pazienza di) fare, e dalle stampe fino al menabò del suo libro. Lui non l’ha potuto vedere stampato, non era nemmeno certo di riuscire a stamparlo. Noi abbiamo la fortuna invece di vederlo, questo libro, da quel che ho capito è proprio come Daniele se lo immaginava, come lo voleva. Il libro viene presentato il 17 maggio al suo “paesello”, San Pietro, che lo ricorda con una mostra che inaugura il 5 maggio 2007.

foto_mostra_lelli.gif

invito_mostra_lelli.pdf

Aggiornamento del giorno dopo: non posso non riportare un commento sulla mostra che fabio scrive a oscar (che ha potuto seguire solo da lontano). fabio ha saputo trovare le parole più vere e sorprendenti per parlare dello sguardo di daniele, lo ringrazio e lo riporto nei commenti a questo post.

1 Response to “il libro di daniele”


  1. 1 Roberta Bartoletti maggio 1, 2007 alle 4:45 pm

    non posso non riportare un commento sulla mostra che fabio scrive a oscar (che ha potuto seguire solo da lontano). fabio ha saputo trovare le parole più vere e sorprendenti per parlare dello sguardo di daniele, lo ringrazio e lo cito.

    —–Messaggio inoltrato
    Data: Sun, 06 May 2007 10:29:14 +0200

    Olà Oscar, que tal?
    Aqui todos bien.

    Ieri siamo andati alla presentazione della mostra di Daniele, come certamente
    ti scriveranno anche Roberta e Mauro. Molto bella la mostra ben curata e ben
    allestita con buone scelte. Sai che si continua a definire Daniele un
    fotografo d’altri tempi, il valore della stampa e altro, ma ora mi sono
    fatto una idea diversa e più precisa del suo lavoro. Timido eventualmente ma
    non d’altri tempi; anzi enigmatico. Più lo guardo e più mi si allontanano i
    riferimenti da Paolo Monti. Daniele ti parla, ti dice le cose ma molte
    altre le devi cogliere tra le righe, negli sguardi. Apparentemente bonario a
    parole ma solo un sopracciglio ti taglia lo sguardo e capisci che qualcosa
    non va come sembra, che ti sta dicendo di più. Così le sue foto.
    Apparentemente la rappresentazione di una realtà tranquilla immobile e
    immutata nel tempo ma dietro, negli angoli qualcosa ti aspetta pronto a
    definirsi per il suo aspetto più moderno. David Lynch padano è perturbante.
    Allora è sbagliato dire che era un fotografo d’altri tempi come i più
    dicono. Daniele è un fotografo a tutto tondo che cela nelle sue immagini dei
    quesiti. Non è fotografo urbano, è fotografo dentro al paesaggio (non di
    paesaggio). E’ fotografo che ti aspetta al varco. Ricordo e ora capisco: ti
    mostrava una foto e come una interrogazione, finalmente fiero e pieno di sé,
    aspettava che tu la capissi al di là del soggetto rappresentato. Se non la
    capivi ti sparava addosso il suo giudizio nella sua modalità: una breve
    battuta di sfottò e un ghigno.
    Inutile dirlo, Daniele ci manca ma vedere le sue foto ieri e sapere che sono
    li è confortante. Ieri ho anche capito che forse è giusto che restino lì a
    San Pietro. Siamo noi che abbiamo eventuale compito di farle parlare.
    Penso che riprenderò in mano il lavoro che aveva fatto sul mio erbario e
    voglio farlo diventare qualcosa di finito.

    Ciao Fabio

    —— Fine del messaggio inoltrato


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