turisti smemorati? ricostruzioni a Est

Se i turisti che scelgono come meta le Repubbliche Baltiche dovranno depennare dai loro itinerari i monumenti dei vari liberatori sovietici, altre cose da vedere sono state preparate per loro, a sostituzione di quei simboli caduti in disgrazia. In questi paesi (Lituania, Estonia e Lettonia), così come in altri paesi dell’Est (Ungheria, Polonia, Bulgaria, Romania, ex Cecoslovacchia), dall’inizio degli anni Novanta sono infatti proliferati musei dedicati all’occupazione sovietica, come ci ricorda la giornalista Lucia Sgueglia.
I musei, si sa, sono importanti luoghi di memoria. Luoghi in cui la decisione di cosa ricordare (e cosa dimenticare) si prende consapevolmente. Una vera e propria politica della memoria. E si decide anche il significato di quello che si ricorda (o almeno ci si prova). Così lo sfratto del soldato liberatore dal centro della capitale estone era probabilmente già stato annunciato nel 2003, con l’apertura del museo dell’Occupazione. Il museo di Tallin si contraddistingue per l’equiparazione di nazismo e comunismo e, pur dichiarandosi dedicato ai totalitarismi, il suo focus è sostanzialmente sull’occupazione sovietica successiva alla seconda guerra mondiale.

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Non è da meno la romantica Vilnius, dove è possibile visitare il Museo delle vittime del Genocidio. Il museo non è dedicato all’Olocausto, anche se potrebbe benissimo esserlo, visto che Vilnius era altrimenti nota come Gerusalemme dell’Est, e sono stati duecentomila gli ebrei lituani uccisi durante l’occupazione nazista tra il 1941 al 1944. Il museo del genocidio è invece anch’esso dedicato all’occupazione sovietica: nelle guide turistiche di Vilnius figura infatti anche come “museo del Kgb”. Già fondato nel 1992 con fondi Usa, il successo di pubblico arriva nel 2004, dopo l’ingresso della Lituania nell’Unione Europea.
In questi musei si costruisce (ricostruisce) la memoria nazionale e l’identità di queste nuove repubbliche, e sembrano riaffiorare vecchi problemi di rimozione, di amnesia strutturale. Dettagli che è meglio dimenticare (tipo i 200.000 ebrei lituani scomparsi). In questi luoghi sicuramente non si prova tanta Ostalgia.
Speriamo solo che i visitatori di questi musei non siano troppo ingenui.

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2 Responses to “turisti smemorati? ricostruzioni a Est”


  1. 1 fabiof maggio 19, 2007 alle 8:08 pm

    Musei e Turismo sono ormai legati in una strategia, legata da una parte al consumo (la merce e le cose sono tutto il mondo che abbiamo) e dall’altra a motivazioni di ordine politico. Ad esempio avere vinto una guerra fredda. Questa vittoria non basta semplicemente comunicarla 10, 100, 1000 volte, ma ha anche bisogno dei suoi luoghi per essere consumata, vissuta indirettamente anche da chi non c’era; ha bisogno di essere comprata come esperienza spettacolare. Ha bisogno dei luoghi dove metterla in scena. Per chi fa il turista forzato che si sposta con i grandi pullmann, passare dal Museo d’arte contemporanea all’hamburgerhouse per poi attraversare il Museo del KGB fa parte di una unica esperienza che si chiama, ad esempio, Berlin tour.
    Berlino, l’Estonia, Tallin etc. sono luoghi del turismo che sono diventati ciò che in arte contemporanea viene definito site-specific: luoghi nei quali l’esperienza creativa cerca e trova un’interazione con l’ambiente circostante e fa riferimento a tutti gli aspetti della sua identità, dalla storia all’architettura, dalla struttura spaziale alla cultura. Pechino e tutto l’oriente ad esempio nelle foto di Olivo Barbieri.
    Ciò che però è rimasto di creativo in tutta questa esperienza è legato alla buona fede e alla onestà intellettuale di chi ha in mano le redini per decidere cosa è giusto ricordare, mostrare, conservare, mantenere e in definitiva vendere come esperienza al turista sempre più inconsapevole.
    Questa grande messainscena dei musei (nei musei) ha probabilmente superato anche quanto già diceva Guy Debord nel 1967: ”Lo spettacolo è il momento in cui la merce è pervenuta all’occupazione totale della vita sociale. Non solo il rapporto con la merce è visibile ma non si vede più che quello: il mondo che si vede è il suo mondo”. Roberta non parla di merce ma di memoria. E’ al suo spettacolo (allo spettacolo della sua morte) che stiamo assistendo.


  1. 1 Bye bye viaggio. Incontri speciali per l’epilogo della “mia” Sociologia del turismo « L’incertezza creativa Trackback su gennaio 16, 2010 alle 5:36 pm

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