memorie atomiche

Un orologio fermo alle ore 11:02. Era il 9 agosto 1945, a Nagasaki. Così il fotografo giapponese Shomei Tomatsu ricorda la bomba atomica.
Altri oggetti, in un desolato isolamento dal contesto in cui avevano vita, come memorie visive della tradizione, della guerra…. Oggetti morti che parlano.


S. Tomatsu, Atomic Bomb Damage: Wristwatch Stopped at 11:02, August 9, 1945, Nagasaki, 1961.

La Galleria Civica di Modena ospita l’unica tappa italiana di una retrospettiva dedicata a Tomatsu, aperta fino al 22 luglio. Non solo per chi è toccato dal rapporto tra fotografia e memoria.

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4 Responses to “memorie atomiche”


  1. 1 laurag giugno 4, 2007 alle 4:33 pm

    Ma anche per chi si ricorda qualcosa quando passa alla stazione di Bologna e legge l’orario “sbagliato” su uno dei due orologi.

  2. 2 omniaficta giugno 7, 2007 alle 3:26 pm

    Grazie per questa segnalazione. Proverò ad andarci, anzi, ci andrò.

  3. 3 Roberta Bartoletti giugno 7, 2007 alle 7:44 pm

    grazie, son contenta di essere utile. non solo per le foto segnalate, la mostra è bellissima, lo sono soprattutto le immagini tra gli anni ’60 e ’70, quindi successive alla rielaborazione visiva della catastrofe atomica. a Modena spesso si riescono a vedere fotografie significative (cosa abbastanza rara in Italia, purtroppo).

  4. 4 fabiof giugno 10, 2007 alle 12:01 am

    Da bambino l’aggettivo atomico lo si usava per indicare qualcosa di notevolmente “forte” gli si aggiungeva un “vange”, una espressione generazionale accrescere l’effetto sorpresa. Indicava un valore aggiunto in sostanza che null’altro poteva fare. Così le esplosioni atomiche sparse per il mondo e fatte a cielo aperto o nel sottosuolo hanno segnato la pelle del pianeta indelebilmente. Non penso ad Hiroshima e Nagasaky ma alle migliaia di esplosioni atomiche avvenute nel mondo intero. Penso ai crateri del Nevada. Ma penso anche all’atollo di Bikini (Isole Marshall). Dopo tantissimi anni che l’atollo è stato spazzato dal vento radioattivo gli abitanti, che furono convinti ad allontanarsi per il bene dell’umanità, non sono ancora tornati ad abitare la loro isola che dal 1997 è stata dichiarata abitabile ma che nella realtà pare essere ancora contaminata. Era il 1° marzo 1954 il giorno dell’esperimento termonucleare Castle Bravo. Da allora gli abitanti di quell’isola continuano a sperare di potere tornare nel loro luogo di origine. Non lo dimenticano:Il 1° marzo [che oggi è festa nazionale] “è un giorno triste per gli abitanti di Bikini e tutti quelli delle Marshall” dice Tomaki Juda “quando ripensiamo a quel che la bomba ha fatto alle nostre isole, ci si riempiono gli occhi di lacrime (fonte http://www.carta.org/cartamondo/archivio/oceania/040305marshall.htm)


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