la memoria dei media

Un programma di successo alla televisione argentina in questo momento è il Gran Hermano Famosos, che è cominciato appena terminato il gran hermano. Qualche giorno fa un amico mi ha scritto per raccontarmi che un concorrente – tale Nino Dolce, una star televisiva locale – è stato squalificato per avere accusato un altro partecipante al gioco di essere stato coinvolto nelle torture ai desaparecidos ai tempi del regime militare. Mentre la puntata del programma pomeridiana ha prodotto una serie di documenti che discolpavano il concorrente accusato, provenienti direttamente dal ministero dell’interno. Il mio amico si lamentava della qualità infima del programma e della televisione argentina in generale, ma soprattutto era irritato dal blasfemo mescolamento di sacro e profano. “Mi sembrava giusto comunicartelo, non so perchè”.

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Un perchè l’ho trovato io. Il comportamento dei media è abbastanza prevedibile (tutto quello che fa audience, i selettori tipici ecc.). Ma la cosa che più mi ha colpito di questo racconto è che evidentemente (e di questo sono paradossalmente contenta) la dittatura non è un argomento tabu. E’ un pezzo di storia che non viene rimosso, ma continuamente se ne parla, si vedono tracce, e questa cosa della televisione è molto rivelatrice. Perchè è la memoria della società che parla attraverso la televisione. E conta più di monumenti, lapidi e tracce sui selciati.

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1 Response to “la memoria dei media”


  1. 1 Lorenzo giugno 12, 2007 alle 4:54 pm

    Vorrei sollevare una questione: i modi attraverso i quali si possono utilizzare i ‘pezzi di storia’ sono tra loro equivalenti? Sono della stessa qualità?
    Penserei di sì, se l’idea di fondo è che è la memoria della società a parlare (attraverso la televisione).
    Ma questo sta veramente a dimostrarmi l’assensa di un tabù?
    O dimostra che questo ‘modo’ di affrontare l’argomento non ha una rilevanza tale da poter scuotere un tabù?
    Certi VIP dicono: “Bene o male, l’importante è che se ne parli”.
    E’ la stessa cosa?
    O nel caso qui riportato, non ha luogo piuttosto la banalizzazione e l’appiattimento di una memoria? (infatti qui si parla di memoria della società).
    Tuttavia, anche se forse non sta a dimostrare l’assenza di un tabù, trovo rilevante il fatto che sia stato ritenuto necessario produrre dei documenti, e fare partecipe della cosa il ministero dell’interno.
    E se ci penso bene, può essere considerato significativo il fatto che un individuo trovi conveniente utilizzare l’argomento ‘dittatura’ per screditare un concorrente (in questo senso cioé, si può dire che l’argomento ‘dittatura’ ha ancora rilevanza, non è indifferente).
    Era questo che intendevi?
    Ad ogni modo, avrei delle riserve a vederci una distinzione tra sacro e profano e il relativo concetto di “tabù”, piuttosto che un’eventuale distinzione tra indifferente e rilevante, sempre se tale distinzione è applicabile.


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