memorie repubblicane

Di fronte al porto di Ravenna, tra esalazioni di zolfo e paludi abitate da aironi, potete visitare il Capanno Garibaldi, che diede rifugio e salvò la vita all’eroe dei due mondi nell’estate del 1849, quando era inseguito dalle truppe austriache in mezzo alle paludi del ravennate. Già nel 1860 una lapide sul capanno riconosce in esso un luogo di memoria fondamentale per il movimento repubblicano, della Repubblica romana risorgimentale. Questo capanno sarà venerato come la cappella di Betlemme, si legge ancora oggi sulla lapide centrale, la più antica delle 4 oggi visibili sulla facciata: “Questa sacra capanna che nel 1849 tolse alla strage degli erodiani austriaci e di Roma Garibaldi Liberatore i battezzati italiani onoreranno come quella di Betlemme di Nazaret”.
Garibaldi morì il 2 giugno 1882 (notate la data) e da allora (già dal 1879 per essere precisi) la memoria dell’eroe fondatore e del suo mito è custodita dalla Società conservatrice del Capanno Garibaldi di Ravenna.
C’è un collegamento tra questo luogo di memoria e il casone partigiano, che diede rifugio ad altri giovani e meno giovani resistenti, riconosciuti come fondatori di una più recente Repubblica. Così è anche per coloro che oggi conservano, restaurano, promuovono questo luogo di memoria dei repubblicani, non solo ravennati e non solo garibaldini.

capannog.jpgcapanno_old.jpg

ps. lo sapevate che la divisa con pantalone bucato da una pallottola del grande Garibaldi (che fu notoriamente ferito ad una gamba) è custodita nel museo risorgimentale di Bologna? io no, ringrazio Marco M. per avermelo ricordato.

aggiornamento di fine agosto: segnalo un bellissimo articolo di Valerio Evangelisti del 22 agosto sulle radici delle passioni che popolano queste terre del ravennate, nella speranza che riescano se non a ispirare (dubito proprio) almeno a dare un po’ di fastidio alla politica contemporanea.

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5 Responses to “memorie repubblicane”


  1. 1 gboccia luglio 18, 2007 alle 2:31 pm

    A Ravenna (e dintorni) i Repubblicani sono un’altra cosa. Il cemento tra territorio ed immagnario è una forza fondatrice che travalica (ancora oggi) il tempo. Uno spirito costitutivo ed anarchico aleggia tra mare e pineta, tra osterie e capanni da pesca, tra circoli e bar… se si ha pazienza di girare e fermarsi a bere qualcosa o mangiarsi una piadina fuori mano ancora oggi qualche storia si lascia raccontare da chi incontri… e (quasi) sempre il racconto partigiano finisce per confondersi con la fuga nella pineta di Garibaldi e con le storie dei tanti che, da quest parti, lo hanno nascosto…

  2. 2 Roberta Bartoletti luglio 23, 2007 alle 6:52 pm

    Infatti nel mito di Garibaldi si ritrova una storia fondante, nel senso in cui ne parla Assmann, che in parte in Italia mi pare dimenticata (un po’ relegata nei libri di storia sul Risorgimento, ma che non ne restituiscono la forza mitica). L’aspetto che volevo sottolineare è anche che il mito è sorto istantaneamente, e ha trovato le sue oggettivazioni (tra cui il capanno oggi detto Garibaldi) con l’eroe ancora in vita. E forse per capire la forza di questo mito bisogna proprio girovagare per le ex paludi del ravennate, dove il movimento repubblicano – concordo con GBA – è proprio un fenomeno straordinario, molto radicato e forse molto specifico di quel territorio.

  3. 3 Luca agosto 28, 2007 alle 8:50 am

    il movimento repubblicano romagnolo (non rilegherei la cosa alla sola zona ravennate) ha suoi aspetti peculiari e molto interessanti. Aspetti prima di tutto ideologici e poi pratici. Le campagne attorno a cesena vedono spesso sventolare bandiere rosse, rosso repubblicano si potrebbe dire. (Durante l’estate una visita alla festa repubblicana di San’Andrea in Bagnolo è un’esperienza da consigliare, se non altro per vedere/ballare un lisco da competizione e mangiare delle ottime rane). Per quanto riguarda il pantalone di Garibaldi… sono sicuro di aver visto lo stivale di Garibaldi al museo del risorgimento (c/o altare della patria) a Roma… lo stivale era visibilmente bucato nella zona del polpaccio. Si potevano ammirare anche il proiettile che perforò la garibaldina gamba e le pinze usate per estrarlo. Giurerei che c’erano anche i pantaloni… non è che con le braghe di garibaldi finisce un po’ come con la croce di cristo?

  4. 4 Roberta Bartoletti agosto 28, 2007 alle 4:29 pm

    come tutte le reliquie che si rispettano, devono essere democraticamente accessibili a molti… andrò a verificare al museo risorgimentale di bologna e poi te lo dico.

    quando è la festa di sant’andrea in Bagnolo?

  5. 5 Luca agosto 29, 2007 alle 10:23 am

    quest’anno si è conclusa il 22 luglio direi. Dura una settimana, una cosa strana. Stranamente grande per il paese che la ospita, legata ad un bar/circolo famoso per il cafetone. Il partito repubblicano in romagna era una forza politica di primo piano, affscinante girare per le campagne ad ammirarne i suoi resti (circoli, centri, monumenti, feste ecc…)


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