alla ricerca degli antenati/1

Qualche mese fa mi sono imbattuta in un sito che consentiva di costruirsi il proprio albero genealogico. Ho inserito il nome mio e dei miei genitori, date di nascita e di morte, ma poi mi sono fermata perchè mi sono resa conto che sarebbe stato assai difficile risalire oltre la seconda generazione di antenati, in assenza di testimoni diretti. Ho comunque trovato interessante il fatto che la ricerca degli antenati potesse disporre di strumenti così raffinati.

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Lanciato nel 2001, Ancestry.co.uk dichiara di essere il sito più importante di storia familiare in Gran Bretagna, con i suoi 645 milioni di nomi. Ancestry.co.uk è parte di una rete globale di siti che abbraccia Stati Uniti, Australia, Canada e Germania e Italia. Secondo Ancestry.co.uk il 54% degli inglesi vorrebbe acquisire informazioni sul proprio albero genealogico, dato che un terzo di questi non sa nemmeno se i propri antenati hanno partecipato o meno alla prima o alla seconda guerra mondiale. Oggi possono scoprirlo con una semplice ricerca online, grazie alla collaborazione che Ancestry.com ha stretto con l’Archivio Nazionale inglese, come scriveva recentemente il Guardian. La rete consente inoltre di chiedere la collaborazione di altri, che possono integrare le conoscenze lacunose del proprio passato. Non ultima, la novità della ricerca genetica sul dna, che può facilitare una ricostruzione delle proprie origini.
Due fatti sono credo importanti, in questa storia: uno è il desiderio di ricostruire le proprie origini, in un mondo dove di fatto sono scomparsi gli antenati, e dove gli antenati vanno quindi ricostruiti in qualche modo. In secondo luogo, mi chiedo a chi e a cosa servano queste ricostruzioni a chi presta il suo supporto, tecnologico e pratico.

Una risposta, non definitiva ma rivelatrice, si trova nel reportage di Marco d’Eramo in viaggio nella terra dei Mormoni, nello Utah. A Salt Lake City si trova infatti la Family History Library.

(continua…)

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16 Responses to “alla ricerca degli antenati/1”


  1. 1 Lapilli novembre 2, 2007 alle 9:49 am

    Bellissimo ancestry! Sto costruendo la Fonio Family Tree…
    😉

  2. 2 Lapilli novembre 2, 2007 alle 9:58 am

    ps. si possono anche aggiungere foto, storie ecc.. credo continuerò nella costruzione della mia storia personale. Lo trovo bellissimo. Grazie mille per la segnalazione.

  3. 3 Roberta Bartoletti novembre 2, 2007 alle 11:26 am

    @Lapilli: un avvertimento: non ho ben chiaro quanto siano accessibili i contenuti prodotti dagli utenti di Ancestry, quindi consiglio di fare una prova, magari con l’ausilio di un amico o parente.
    L’unica interrogazione che ho provato a fare io ieri si è conclusa con la richiesta di pagamento di circa 10 euro per avere 14 giorni di tempo per cercare un’informazione relativa a mia madre all’interno degli archivi nazionali americani (pubblici). Erano già le due di notte e non garantisco della mia freschezza mentale, ma nel secondo post sul tema pensavo di ragionare anche su questo.

  4. 4 deffe novembre 2, 2007 alle 8:24 pm

    E’ vero che la genealogia è esplosa come grande “bisnis” degli archivi – legioni di genealogisti setacciano archivi di parrocchie e comuni alla ricerca di nonni e bisnonni, a caro prezzo. Per molti, specie discendenti di emigrati, ci sono motivi anche concreti, di cui il principale è l’ottenimento della cittadinanza. In Argentina negli anni per fortuna passati era diventata quasi una questione di sopravvivenza. Oggi, grazie ai servizi/software del web2.0, anche interessanti siti archivisti integrano la ricerca d’archivio con l’interesse genealogico degli utenti: ad esempio il sito americano sulla spedizione militare soprannominata Polar Bear http://polarbears.si.umich.edu/index.pl?node_id=1163&lastnode_id=272(in Russia dopo la Prima Guerra mondiale). All’archivio dei documenti sono integrati altri database: dei nomi dei soldati, delle loro foto, della provenienza geografica ecc. E gli utenti possono quindi colloquiare con l’archivio, correggere informazioni biografiche lacunose, inviare i loro documenti…
    E lo fanno! Il 10% dei visitatori lo fa. Accrescendo il valore dell’archivio, e recuperando informazioni per sé. Miracoli dei Social Archives! (ai primordi, beninteso). Ciao Paola

  5. 5 Roberta Bartoletti novembre 2, 2007 alle 10:06 pm

    Grazie Paola, speravo in un tuo contributo da esperta.
    Infatti l’aspetto che mi preme, di questa proliferazione di siti dedicati alla ricerca genealogica (delle origini, quindi, per motivi più disparati) è proprio la possibilità di integrare l’archivio e di beneficiare degli arricchimenti degli altri utenti.
    Il problema è che in alcuni casi sono archivi prodotti da privati, che raccolgono e sistematizzano dati di archivi pubblici ma frammentati e dispersi, e questo non mi pare sia d’aiuto né alla trasparenza delle informazioni disponibili, né alle possibilità di condividere le informazioni frammentate che ogni discendente possiede, e che rischiano di essergli alienate nel momento in cui le cede a questi stessi siti. In alcuni casi apparentemente mettono a disposizione dati, ma mi pare che il rischio è che se ne approprino (come nel caso degli archivi di immagini acquistate da Corbis).
    Lo spirito dei social archives è ben altro (seguendo invece la logica del web 2.0), mi piacerebbe capire quanto siano effettivamente sviluppati questi nuovi archivi, e sarei ben disposta a collaborare alla loro crescita…

    ps: se avessi voglia di scrivere tu un post sui social archives, sarebbe utilissimo.

  6. 6 Lapilli novembre 3, 2007 alle 11:16 am

    Grazie per l’avvertimento!
    Cmq ho settato le opzioni di privacy in modo che i dati inseriti non siano accessibili ad altri. Non credo farò richeste in particolare, vorrei però utilizzare al meglio le opportunità (solo quelle free!) che offre il sito.

  7. 7 Roberta Bartoletti novembre 3, 2007 alle 11:51 am

    @lapilli: allora non posso venire a curiosare nel tuo albero… 🙂

  8. 8 deffe novembre 3, 2007 alle 10:52 pm

    Oh grazie grazie, ma non sono una grande esperta di genealogie. Ho fatto ricerche genealogiche, ma per mio interesse, quindi mi sono presa tutto il tempo necessario per la consultazione dei vari archivi. E’ un’operazione lunga, soprattutto se i dati non sono stati già riprodotti in database, e questo almeno in Italia, paese di grandi emigrazioni, è purtroppo la situazione più diffusa.
    Per quanto riguarda i social archives, anche qui la mia impressione è che siamo proprio all’inizio. Scriverò comunque le notizie che sto mettendo insieme, e le interessanti prospettive che potrebbero aprire, a mio giudizio. Ma vedo già i sopraccigli inarcati dei/delle varie soprintendenti…a presto, Paola

  9. 9 Lorenzo novembre 14, 2007 alle 6:50 pm

    Sono dell’opinione che finché il servizio reso da un’azienda privata, si limita a recuperare i dati di un Archivio Nazionale, l’evento in sé è ancora poco rilevante. Infatti, credo che un’Archivio Nazionale che decidesse di mettere autonomamente on-line i dati dei quali dispone, otterrebbe lo stesso effetto. Per questo motivo concordo sul fatto che, la prima domanda che bisognerebbe porsi è: chi c’è dietro questi servizi e che tipo di profitto ne ricava.
    Nello specifico però, la ricerca genetica sulle origini degli individui, la leggerei più che altro come fenomeno di consumo. Credo che innanzitutto interessi principalmente il popolo americano (ricordo da una trasmissione di Radio 3 Scienza che gli americani che si sono avvalsi di questo servizio, hanno finora ricevuto risposte molto approssimative).
    Altra suggestione importante che ricavo dal tuo post è: cosa si intende per origini? Mi fa venire in mente una riflessione forse paradossale:
    venire a conoscenza di un dato biologicamente fondamentale come la propria origine genetica, richia di essere recepito essenzialmente come informazione aggiuntiva sulla propria identità; aggiuntiva nel senso di ‘una tra le altre disponibili’, andando così ad accatastarsi ‘in memoria’ accanto alle altre appartenenti alla categoria ME (costruzione di sé, percezione dello sguardo dell’Altro ecc…).
    Molto bella la tua riflessione sul fatto che che il desiderio di ricostruire le proprie origini, emerge all’interno di sistemi culturali dove gli antenati sono scomparsi.
    Come tu mi insegni: scomparsa la memoria ancestrale degli antenati; ed erose una serie di memorie (collettive ?) intermedie che pur prescindendo dalla normatività della discendenza ancestrale, fornivano ancora un discorso collettivo che garantiva una certa integrazione tra individuo e società. Se ora è un servizio commerciale a fornire informazioni sulla propria ‘memoria genetica’ si rinsalda per caso questo nuovo filo diretto tra memoria del sociale e memoria individuale?

  10. 10 Roberta Bartoletti novembre 16, 2007 alle 1:37 am

    Lorenzo, mi frullano varie cose in testa, spero di riuscire a dare una risposta intelligente.
    Hai colto un aspetto per me molto rilevante, ma che ho buttato lì in modo quasi indifferente: la ricerca genetica, ossia la risposta biologica al problema di senso conseguente alla perdita del rapporto con gli antenati. Che è la risposta della scienza, anche. Risposta che credo sia assolutamente insoddisfacente, fuorviante. E che dovrebbe far riflettere (riflettici, dunque, anche tu).

    Anche la ricerca quasi ossessiva delle proprie origini (e quindi del proprio senso) attraverso archivi e alberi genealogici mi pare un tentativo scomposto di rimettere in ordine la propria esistenza: è una debolezza che non mi è aliena, ma è una strada che subito mi delude, e mi fa desistere. Nessun archivio può raccontarmi chi sono, da dove vengo. Quali sono le mie origini e il mio senso.
    Concordo: mi pare che i servizi di ricostruzione degli alberi genealogici rappresentino un esempio del sempre più immediato rapporto tra memoria sociale (leggi: mercato) e memoria individuale (che prescinde dalla mediazione degli stessi antenati).

  11. 11 ivan aprile 21, 2008 alle 7:59 pm

    non ho capito se sono io che devo crearlo o se inserendo i miei dati la genealogia viene creata da se’

  12. 12 Juan Pablo Marzano luglio 17, 2008 alle 2:21 pm

    Il mio nome è Juan Pablo (Giovanni Pablo) Marzano, sono Argentino, 27 anni e sto cercando informazioni della nascita del mio bisnonno in Italia.

    Il suo nome è Antonio Marzano (figlio di Giovanni Bautista Marzano e Lucia Abezza) nati in Italia cerca 1862 e si ha sposato con Isabel Calderon (figlia di Antonio Calderon e Rosa Zalacone).

    Si tratta di tutte le informazioni che ho a disposizione, non so si siete quelli che possono aiutarmi, ma ho trovato il vostro nome di comune simile al mio, e sto cercando che qualcuno possa fare qualcosa per me.

    Porgo i miei distinti saluti e sono in attesa di una pronta risposta.

  13. 13 monica ottobre 8, 2008 alle 12:34 pm

    che strano…. io ho uno zio in argentina a buenos aires , marzano di cognome appunto… conosci almeno la regione di provenienza?

  14. 14 Cassie dicembre 2, 2008 alle 5:40 am

    dr. how was your trip up east?

  15. 15 de groskovskaja settembre 12, 2009 alle 4:35 am

    si bello ma,
    come tutti i siti italiani e del resto del mondo su cui ho provato a fare ricerche ….
    NESSUN RISULTATO
    una lunga ricerca che ormai ha passato la bellezza di 20 anni.

    L’unica variazione che sono riuscito a trovare è groskosky , la così detta versione maschile ,dopo averla rintracciata anche in quel caso nessuna origine.
    RIUSCIRO’ MAI A SAPER DA CHE PARTE ARRIVO ??


  1. 1 alla ricerca degli antenati/3 « la memoria delle cose Trackback su aprile 19, 2008 alle 10:16 pm

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