mediamemorie di guerra

Sulla famosa rete via cavo americana Hbo sta andando in onda Alive day memories: home from Iraq. Fino al 2 dicembre. La star della nota serie Sopranos, James Gandolfini, ha prodotto il programma in cui giovani reduci dalla guerra in Iraq raccontano davanti alle telecamere un giorno che in realtà vorrebbero dimenticare. Il giorno in cui sono sopravvissuti, ossia sono scampati alla morte, il giorno dopo il quale la loro vita non è stata più la stessa.

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il soldato Crystal Davis

Nell’articolo uscito una settimana fa, Irene Alison ricorda che la guerra in Iraq, oltre ai circa 100.000 civili iracheni e i 3.828 soldati americani uccisi, vanta tra i suoi risultati 27.000 feriti, la metà dei quali soffre di sindrome da stress post traumatico, e il più alto tasso di amputati dall’epoca della guerra civile. Proprio a questi ultimi è dedicato il nuovo programma della Hbo.
Le loro storie sembrano interessare i media: la giornalista ricorda film come In the valley of Elah di Paul Haggis e Redacted di Brian de Palma, numerosi documentari (tra cui da No End in Sight di Charles Ferguson, Taxi to the Dark Side di Alex Gibney), ma anche nuove serie televisive, da Over There di Steve Bocho fino a Baghdad ER di Jon Alpert, documentario girato nel pronto soccorso militare della Green zone della capitale irachena. Chissà se riusciremo a vederlo.

3 Responses to “mediamemorie di guerra”


  1. 1 lgemini novembre 4, 2007 alle 7:52 pm

    A parte il mio noto gusto per la fiction medica, c’è da riflettere sui modi attraverso i quali le vicende della guerra in Iraq siano tema dei media, certo, e perciò oggetti attualissimi dell’elaborazioni dell’immaginario collettivo. Mi viene da pensare a quanti rimandi a questo tema abbiamo visto alla Biennale di Venezia, a cominciare da Emily Prince e dalla sua mappa di morti ritratti sui post it.

  2. 2 caterina gennaio 3, 2008 alle 12:03 pm

    io il film “nella valle di Elah” l’ho visto…e non è che ci sono mica rimasta troppo bene…!!!
    A parte il fatto che comunque certe cose si sanno, o quanto meno si intuiscono (parlo del fatto che nell’esercito i panni sporchi si lavano in casa e le notizie vengono insabbiate a tempo di record), fa sempre un po’ pensare il fatto che oltre i morti, rimangono coloro che alla guerra hanno lasciato molto di più, la dignità e la forza di riuscire a vivere una vita memori di avere vissuto fianco a fianco con la morte.
    I ricordi che mio nonno mi passava generosamente, da prigioniero di guerra in Grecia e in Germania, saranno di un’altra epoca, ma mi facevano comunque gelare il sangue…
    Quindi non so se riuscirei a guardare un programma di questo tipo…il cinema comunque è sempre una realtà rappresentata, lì si parla di vita vera…!!!

  3. 3 Roberta Bartoletti gennaio 3, 2008 alle 12:32 pm

    @caterina: concordo, un programma come quello della hbo sui reduci è proprio per questo molto coraggioso, anche perché probabilmente va a toccare una ferita molto viva nella memoria collettiva americana, quella legata alla sofferenza dei reduci della guerra del Vietnam. Neanch’io so se riuscirei a guardarlo, un programma così duro, anche se non trovo una grande differenza tra documentari e fiction nella capacità di far emergere emozioni molto forti, e difficili da affrontare per chi le prova.

    E’ vero che i racconti delle guerre della prima metà del Novecento sono di altri tempi, ma fino a un certo punto: credo che i vissuti e i traumi dei reduci di guerra si assomiglino tra loro più di quanto pensiamo, e la difficoltà di tornare a vivere è una costante dei vissuti di molti sopravvissuti, di molti reduci. Pensa anche al sergente nella neve di Rigoni Stern. O a Primo Levi.
    Sulla memoria del trauma di guerra e le sue iscrizioni nel corpo mi viene sempre in mente il bel capitolo sulla memoria del corpo nel libro di Aleida Assmann, Ricordare. Che consiglio a tutti di leggere.
    La scrittura, la letteratura, o meglio il raccontare, a volte sembra essere terapeutico, non sempre, non fino in fondo.


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