Archivio per dicembre 2007

8 cose su Asian

Asian (Lednev), chiamato in causa da GBA, non ha un blog*, mi tocca ospitarlo.
(*Aggiornamento del 3 gennaio 2008: Asian ha un suo blog).

Asian ringrazie e scrive:

1- RIBALTAMENTO Si dice dei gemelli (zodiacali) che possiedono una doppia personalità; forse per questo motivo, per Asian, è molto semplice pensare a Fabio come ad un’altra possibilità di relazionarsi con gli altri senza sentirsi un falso o una copia ma una cosa autonoma in sè; Vanitosi? tutti e due;
2- POSSIBILITA’ Asian è giovane, è nato nell’aprile di quest’anno e ha già diversi amici. Ha viaggiato molto, ha visto già tante cose, tra le altre ha fatto un volo sullo shuttle, si è seduto sulle spalle di Gundam III (Robot d’acciaio), ha visitato l’Atomium (non si ricorda bene ma forse è stato pure sulla luna) e ha conversato nella stessa sera con due giovani giapponesi al bordo di un laghetto pieno di fiori di loto condividendo i suoi interessi per NANA, un anime famoso, e subito dopo è andato a vedere un concerto di una Folksinger inglese (di Birmingham) che cercava di racimolare qualche Linden Dollar per crescere il suo figlioletto nella FirstLife.
3- VISIONE DIGESTIVA O CONTEMPLATIVA C’é tanto ancora da fare in SL dal punto di vista del progetto degli spazi. Una prima domanda è a quale visione si deve rispondere: digestiva (tattile) interna, immersiva o contemplativa? La seconda… anzi la prima visione (digestiva): questa risponde a una rivelazione spontanea delle relazioni percettive tra spazio tempo e movimento. La pratica quotidiana della relatività – spazio tempo movimento – è rafforzata all’interno di SL: nulla è qui concepito senza la componente del movimento. Il movimento si esprime in due cose: il movimento degli oggetti, degli altri e di colui che guarda. Ma chi guarda? Fabio o Asian?
4- CONFINI e SCONFINAMENTI Sto cercando di capire realmente dove si trova il confine di SL; il primo e più semplice da riconoscere è quello che ci viene offerto dalla visione: lo schermo descrive questo primo confine tra due mondi; un mondo rappesentato con successive e continue vista bidimensionali contro il mondo della tridimensionalità. Il primo digitale, numerique, il secondo biologico.
Poi ci sono dei confini simbolici che sono più complessi da riconoscere; ma anche dei confini di comportamento: qualcosa me lo porto dietro anche a schermo spento. Cosa starò diventando? FASIAN, ABIO, FABIAN, ASIO …
E la memoria? Esiste una memoria di Asian e una di Fabio?
5- NAVIGATORI. Dove si colloca lo spazio di SL? Qualcuno produrrà il tomtom di SL prima o poi? Una domanda per tutti: vi siete mai resi conto, vi siete mai figurati, avete mai realizzato visivamente dentro di voi che i navigatori non sono altro che un rivestimento digitale della crosta terrestre? Sono a loro volta un mondo virtuale con un aspetto ancora primitivo. Nessuno vi abita. Forse qualche hacker vi ha già fatto visita. Qualcuno scriverà mai delle “cronache marziane” sui viaggi verso la tomtom-sfera?
Altra domanda: immaginate di compiere un viaggio su di una linea retta che perpendicolare al vostro schermo vi porta dentro la matrice minima conosciuta del vostro LCD da una parte e dall’altra vi porta verso lo spazio profondo. Dove stanno i mondi virtuali per la vostra capacità di percepire le cose che vi permettono di orientarvi?
Una proposta come metodo per SL: forse è ora di guardare al dito indicando la luna; ci accorgeremmo di quanta parte di universo si compone e di quante cosa si possono scoprire.
6- CORPI PIENI e MISURE La cosa che mi sconvolge, come Asian, è che se penso a Fabio, lui è pieno di cavità, di tubicini, di liquidi; è poroso, liscio, ruvido e morbido allo stesso tempo. Io, Asian, sono rappresentabile come una formula matematica, sono un algoritmo. le mie misure sono variabili e vanno in pixel pollice. Io posso essere 600×800 o 800×1024 (o circa). Non possono cadermi i denti ma spero di non perdere mai per strada nessun pixel. Che figura farei? Eppure talvolta perdo i vestiti o i capelli o le scarpe.
7- ARTE E NATURA. SL offre un nuovo naturalismo scientifico e tecnologico. Non è una natura primitiva da modificare è piuttosto una natura scientifica da imitare non nelle forme ma nelle sue formule: la fillotassi ad esempio. SL può essere il luogo di una modernità diversa, impegnata ad elaborare strumenti progettuali più ricchi e meno rigidi per dare corpo ad ambienti che sfruttano energie ambientali e sociali diverse (UA, LucaniaLab). E’ una nuova natura che ha le radici nella mente delle persone;
8- RICONOSCIMENTO A volte mi sembra che dietro a tanta tecnologia si celi una visione che ci riporta ad una civiltà del passato: SL è uno spazio che si rappresenta come una rete continua, fatta di un tessuto flessibile e trasparente, capace di resistere agli urti e agli strappi delle trasformazioni interne. Ma a voi non capita, ora, di vedere persone per strada e di dire: quella è AWAY!

Buone feste, Asian Lednev aka Fabio Fornasari

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8 cose su di me

prendo nota di essere finita nella catena che da mario gerosa è passata a giuseppe granieri e che mi hanno passato giovanni e vito. si tratterebbe di dire 8 cose su di sé, ma non so a chi potrebbero interessare, continuo quindi nella deriva di dire 8 cose su di sé in relazione a second life.

1. il mio avatar si chiama Rosa, come una nota rivoluzionaria tedesca, non vedevo l’ora di poter scegliere un nome significativo. il cognome è conseguentemente tedesco, scelto tra le opzioni di sl, e significa “guardiano”. sta lì, e guarda.

2. sarà che il corpo d’avatar che ho scelto un po’ a caso, un po’ accogliendo un suggerimento di Asian, è un tantino adolescenziale, ma la mia esperienza in sl è innanzitutto regressiva: non sono più capace di fare le cose più semplici, dal camminare a guardare nella direzione desiderata, dal fermarmi quando è ora a partecipare sensatamente alle varie situazioni di interazione che si creano. pazienza: stupendomi di me stessa, gliel’ho presto data su, e prendo quel che viene.

3. sl è pieno di posti brutti, che sono tanto più orrendi quanto più assomigliano alla first life. tipo certi luoghi per turisti come quelli che abbiamo visto e fotografato pochi giorni fa, con Asian e Liu. Perchè se fosse solo sl, si potrebbe sopportare.

4. sl è piena di gente che si diverte. tipo Velas, che ci fa fare cose assurde, ma sa fare effetti speciali veramente mirabolanti. tanto da farmi venire voglia di andare in discoteca, tra luci stroboscopiche e bolle di sapone.

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5. sl è piena di gente che lavora seriamente, tipo Juni. ed è un luogo dove è possibile fare cose molto serie, e quindi penso che così posso continuare ad “entrarci” senza rovinarmi la reputazione.

6. sl è un posto pieno di negozi, pieno di cose da comprare, pieno di vestiti neanche troppo costosi (dato il cambio favorevole dell’euro con dollari di vari tipi). sl è un posto dove ti trovi come nella real life a desiderare assurdamente cose che assomigliano a cose che possiedi già. sl è un posto dove dovrei studiare le pratiche di consumo. penso che lo farò, presto.

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7. sl è un posto dove gli avatar possono accumulare denaro, facendo le cose più strane, ballano su una pedana o la puliscono, stanno seduti a far finta di divertirsi o rispondono a indagini di mercato. poi se cambiano questi linden dollar in denaro vero scoprono di aver lavorato un mese per 5 euro. ma di solito mi sa che non li cambiano. anche il rapporto (simbolico) con il denaro in sl, vorrei studiarlo, ma questo l’ho già detto.

8. non mi verrebbe mai in mente di associare un luogo reale a una land, a un’isola in sl, neanche se la rappresentasse pedissequamente. l’esperienza dello spazio di sl non c’entra con il territorio, è un’esperienza autonoma, incomparabile, un’esperienza mediale.

scusate se interrompo la catena, ma sono un po’ refrattaria a questi tormentoni, posso rimediare permettendo ad Asian di usare questo spazio per dire la sua, se vuole.

ps: sto guardando un programma su sl della serie “myspace per adulti”, sob. Rai3. meglio la parte sui “goldfarmer” cinesi di World of Warcraft.

memorie per il marketing: corpi e brand

sto concludendo il mio corso del primo semestre di sociologia degli oggetti di consumo. per la prima volta quest’anno ho tentato di far lavorare molto gli studenti sulla connessione tra consumo e memoria, di farli ragionare su questo legame, anche a partire da casi concreti.
il luogo è particolarmente interessante, perchè sono studenti di comunicazione pubblicitaria, la maggior parte brand victim, almeno così penso io, così intuisco da alcuni discorsi di alcuni di loro. ripongono grandi aspettative sui brand e sulla comunicazione del brand, a cui legano il loro futuro. così intuisco io. magari mi sbaglio. magari.

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La memoria è un tema di grande rilevanza antropologica, ossia è un tema cruciale per il senso, per la vita individuale. Ma: allo stesso tempo, la memoria sta diventando sempre più un tema di pertinenza del mercato: del consumo, dei brand, del marketing. In Francia stanno crescendo gli studi settoriali sul cosiddetto marketing mémoriel, che è collegato al marketing esperienziale e al marketing emozionale in genere. Il marketing cerca l’insight, cerca di toccare il cuore del consumatore, per legarlo al brand, al prodotto. Le emozioni sono quindi il nuovo campo di battaglia del marketing, e i brand sembrano paradossalmente i più interessati a prendersi carico dei problemi di memoria dei consumatori (che prima di tutto sono esseri umani). Se ne pre-occupano molto più di altri settori della società, che latitano tragicamente (un esempio: i partiti, ma anche l’università, tanto per non tirarsi fuori).
L’enfasi sulle emozioni (sulla sensorialità, sul corpo, sul sentire, sul vivere, sul fare esperienza, sulla tribalità collettiva e non ultimo sulla memoria) è un tratto cruciale del marketing contemporaneo, della comunicazione dei brand. Il marketing, i brand, possono oggi dialogare direttamente con le emozioni dei consumatori, senza mediazione: senza la mediazione di culture intermedie e forme comunitarie che ancora nella modernità davano forma all’esperienza individuale (penso ad esempio alle classi sociali, alle grandi narrazioni, ma anche alla stessa famiglia, perché no). Brand ed emozioni incarnate (corpi) sono oggi uno di fronte all’altro, senza mediazione.
Beh, non ve ne eravate già accorti?

PS: Dedico questo post ai 30-35 studenti del mio corso di quest’anno che hanno mostrato di non essere signature victim, se un po’ mi dispiace di aver ormai finito il corso è decisamente colpa loro.


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