Archivio per gennaio 2008

giornata della memoria

Che dire. Se l’invenzione della giornata della memoria serve a far fare gite scolastiche ad Auschwitz, ben venga. Ma a parte ciò, che dipende poi dalla buona volontà degli insegnanti, non mi pare sia una grande idea. Un’altra festa, insomma. No comment.

Oggi ero nei boschi intorno a Bologna, e Marco ci ha fatto scoprire tutte le trincee che avevano scavato i tedeschi durante la lunga permanenza del fronte in Appennino, prima della liberazione dell’aprile 1945. Ecco il mio post per la giornata della memoria.

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trincee tedesche su Monte Mario

c’erano una volta le case del popolo

Racconto la storia: a San Vito di Spilamberto, in provincia di Modena, nella Rossa Emilia, c’è una casa del popolo, si chiama Rinascita. Fu costruita nel 1949, a sostituzione e riscatto della cooperativa di consumo che nel 1921 fu assaltata e bruciata dai fascisti. Oggi Rinascita subisce il destino generale del patrimonio culturale e immobiliare del più grande partito della sinistra italiana, di cui fa parte: futuro incerto o fosco, a seconda dei casi. La casa del popolo è stata venduta dai Ds di Modena, pare, a un costruttore privato, racconta Michele Smargiassi sul Venerdì di Repubblica dell’11 gennaio scorso. Reazione: nel paese si costituisce un comitato contrario alla demolizione (per lasciare il posto a villette a schiera?!). Come se non fossero bastati i fascisti allora, adesso ci si mette il mercato.

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La Rinascita è un pezzo di storia locale, e una testimonianza del legame tra architettura, arti visive e politica che ha caratterizzato il secondo dopoguerra, come ben documenta l’articolo di Andrea Costa, ripreso sul numero di gennaio de Il giornale dell’architettura. Ma non è tanto questo che conta: sulla facciata, a lato dell’entrata, una specie di altorilievo rappresenta l’epopea della resistenza partigiana, che ha portato alla libertà del popolo, di operai, contadini e intellettuali uniti. Smargiassi ha colto il punto: quelle figure non sono figure astratte, ideal tipi da retorica di stato o di partito, sono uomini e donne reali, che hanno combattuto davvero, desiderato davvero. L’uomo al centro è il partigiano Luciano Orlandi, impiccato davvero dai tedeschi. Capite dunque perchè il fratello, Renzo Orlandi, già sindaco di Spilamberto, sia tra i fondatori del Comitato contro la demolizione della Rinascita: “c’è il mio sangue, in questi muri”. Per questo credo che la sola idea di demolire quell’altorilievo sia assimilabile a una profanazione. Alla faccia della giornata della memoria.

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Nel bar del circolo Arci ospitato nell’edificio della Rinascita, affollato di stranieri, non ho trovato tracce di questo comitato di resistenti. Se posso far qualcosa, sono qui.ù

Aggiornamento: sabato prossimo (9 febbraio) ci sarà un incontro alla Rinascita per ragionare sul da farsi, io vado, sperando di poter essere utile a qualcosa. Se qualcuno fosse interessato, è alle ore 9.

ho incontrato un partigiano

stamattina, in autobus. lo prendo come un segno del cielo, o del destino, come preferite.

specie in via di estinzione

la settimana scorsa – ero scesa al bar a prendere un caffè – ho assistito a una scena strana, sembrava di essere in un sogno o in un film. dalla nebbia che stritolava Bologna è uscita fuori una macchia rossa, un corteo di operai con le loro bandiere e i loro tamburi. ho pensato, anzi neanche pensato, non c’è stato bisogno di un ragionamento, ho sentito di assistere a un fenomeno strano, come a un’apparizione, come se fosse un fantasma.
gli operai non esistono più, quasi quasi mi avevano convinto. e infatti non sembravano mica veri, erano delle immagini, un miraggio, che prima o poi sarebbe stato nuovamente inghiottito dalla nebbia, ne ero certa. così è stato. ma mentre me ne tornavo a casa, e mi montava il nervoso, mi era assolutamente chiaro che ci avevano raccontato una balla colossale. e quasi ci eravamo cascati.
ecco, anche questo, secondo me, può essere visto come un problema di memoria.

avevo rinunciato a scrivere questo post, fin troppo intimo, ma poi ho letto questo articolo nel blog di Pino, e ho cambiato idea.

Aggiornamento: leggete anche questo articolo satirico di Michele Serra sull’Espresso, segnalato da Stefania.

Natale tutti i giorni

Non avevo ancora fatto in tempo a dis-fare il presepe (lo so, in ritardo) che già nelle vetrine dei fornai sono comparse le sfrappole, e i vestiti di Carnevale nei negozi di inutilità varia.
A una festa ne segue un’altra, quasi senza soluzione di continuità. Un flusso continuo e indistinto di feste. Non si può. Se è festa tutti i giorni il risultato è l’annientamento della festa.
Per questo io non vedo l’ora che arrivi la Quaresima.

la memoria di Rosa

A Berlino, la seconda domenica di gennaio è dedicata al ricordo di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, spartachisti assassinati il 15 gennaio 1919, due settimane dopo la fondazione del partito comunista tedesco. Non stupisce che la commemorazione fosse un momento sancito dal calendario della scomparsa Repubblica Democratica Tedesca, che annoverava queste due figure tra i luoghi della sua memoria culturale. Con la dissoluzione dello stato socialista, anche la festa è scomparsa dal calendario ufficiale, come spesso accade con i cambiamenti di regime. Fa quindi notizia – tanto che ne scriveva ieri il Corriere della Sera – che da qualche anno per l’anniversario si mobiliti una folla consistente: domenica scorsa i partecipanti erano tra gli 80.000 e i centomila, non solo tedeschi, ma anche spagnoli, francesi e italiani (ma lo stesso Corriere riportava una cifra analoga nel 2001). Questo fa parlare di revival, parola un po’ inadeguata direi, trattandosi di Rosa Luxemburg. Uccisa 89 anni fa a Berlino e gettata nella Sprea. Che voglio qui ricordare.

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Ludwig Mies van der Rohe, il monumento a Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, costruito a Berlino nel 1926 e successivamente demolito

Da Dubai alle Alpi (e ritorno)

Ringrazio Piero per averci raccontato oggi cosa c’entrano le Alpi con Dubai, e viceversa, usando come pretesto Ski Dubai.
Ski Dubai, una grande scatola refrigerata che consente di “fare l’esperienza del freddo e della neve” in mezzo al deserto degli Emirati Arabi, non c’entra tanto con l’immaginario delle Alpi, nel senso che non intende rimandare a riferimenti specifici che hanno a che fare con le Alpi, al di là di riferimenti superficiali e pretestuali.
Questo luogo artificiale ci dice invece un paio di cose che c’entrano con l’argomento di questo blog.
1. questo luogo – Dubai – è così adatto alle tendenze più avanzate e spettacolari del mercato e della società globale proprio in quanto si tratta di un deserto. Un deserto geografico diventa un deserto metaforico: il nulla, dove tutto può essere immaginato e realizzato, senza nessun vincolo al passato. In questo senso, ci dice Piero, si tratta di un luogo che si è liberato dalla storia (non della propria, in realtà). Forse proprio per questo è un luogo di successo. In quanto si è liberato della memoria, di questo vincolo culturale e antropologico
2. Se a Dubai si sono ispirati alle Alpi per fare una scatola refrigerata dove persone che non conoscono il freddo e la neve possono farne esperienza, è perchè le Alpi nell’immaginario collettivo sono “la” montagna. E questo rimanda al mito delle Alpi, mito all’origine della modernità (chissà se è esso stesso un mito fondatore della modernità). In altre parole le Alpi, prima che dei monti, sono un’idea, che non parla tanto della montagna (non solo, solo tangenzialmente) ma piuttosto di tante altre cose. Secondo me, parla di noi. Anche della memoria.
So di essere un po’ criptica, ma su questo Piero deve scrivere un libro, lascerei a lui il compito di ragionarci sopra, e di farci sapere, tra qualche tempo, cosa ne è venuto fuori.

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