Archivio per febbraio 2008

la casa degli antenati

Nei mesi scorsi abbiamo visitato diversi musei etnografici e antropologici, per lavoro e per diletto, tra Italia, Francia e Svizzera. Tra questi, il Quai Branly di Parigi è sicuramente il più strabiliante e il più ammiccante a un pubblico di massa. Ma contiene testimonianze di culture primitive veramente stupefacenti, da lasciare a bocca aperta per la meraviglia.
Tra queste, ricordo ora e qui le case degli antenati – maison des esprit, maison des hommes -, stupefacenti per bellezza ma anche per il concetto, abbastanza diffuso nel mondo primitivo, che esprime la capacità dei vivi di restare in contatto con i propri antenati, di mantenere vivo il contatto tra passato, presente e futuro.

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Ognuno ha i suoi antenati, forse un vantaggio della modernità sta nel poter scegliere i propri: quelli i cui valori e le cui gesta rappresentano le origini da cui ci piace iniziare ad esistere, anche noi.
Partigiani, operai e contadini, uomini e donne. Questi sono i miei antenati.
E la Rinascita di San Vito è una vera e propria casa degli antenati, ma a questo dedico poi il un prossimo post.

la modernità della politica

Ieri sera, complice la febbre, mi sono trovata a seguire l’ennesimo contenitore di informazione sulla politica in questa fase pre-elettorale. Veltroni a Tv7.

Veltroni ha detto una cosa molto rivelatrice, secondo me, sullo stato evolutivo attuale della politica: non ci sono più tribù (destra contro sinistra, nelle loro declinazioni contingenti), e il panorama politico attuale può così essere paragonato all’Europa di Schengen, senza barriere ai confini. Più precisamente, senza confini interni che siano minimamente vincolanti, minimamente significativi. Aggiungo: questo dal punto di vista della politica, ossia dei partiti. E’ ovviamente un punto di vista interno al sistema della politica.

(Per gli studiosi di Luhmann: è la memoria sociale in azione). Per questo non mi stupisco granché che il partito democratico sia in ascesa nei sondaggi (dato peraltro confermato da ciò che accade intorno a me). Decisamente un partito moderno. (Nota post: non lo dico con ironia).

PS: le “conversazioni dal basso” (seppur a-sincrone) sono evidentemente molto di moda, tanto da arrivare persino a Rai1: gli stessi telespettatori facevano le loro domande a Veltroni, sia tramite videoregistrazioni sia tramite e-mail. Anche questo si può fare.

quelli della falce e martello, quelli della fiamma

Ho ascoltato ieri l’intervista di Ugo Magri, a Radio3mondo, a Donna Assunta Almirante, vedova del leader storico del Movimento Sociale Italiano. L’occasione è la scomparsa di due simboli storici che hanno rappresentato da un lato il comunismo e dall’altro il fascismo, assenti per la prima volta nella storia delle elezioni del dopoguerra in Italia. La testimonianza della vedova Almirante proveniva da un mondo antico, quantomeno distante dalla politica contemporanea (nel bene e nel male, per dire una cosa politicamente corretta), fatto di passioni, ideologie e identità ispirati a quelle passioni. Un mondo decisamente scomparso, non casualmente in entrambe le sue due manifestazioni antitetiche.

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Il fatto credo sia rilevante, non da sottovalutare. Ma la cosa che mi ha colpito è che la vedova Almirante, nel valutare la scelta dell’attuale dirigenza del partito che ha ereditato, preso in consegna la fiamma, il simbolo fiamma, abbia precisato che si tratta di una scelta dei vertici del partito, che non tiene conto dei sentimenti del suo popolo (non cito testualmente, ma chi fosse interessato può scaricare l’intervista della puntata del 18 febbraio 2008 qui).

Si tratta della gestione dell’eredità simbolica di una comunità in dissoluzione (da un lato “quelli della fiamma”, dall’altro “quelli della falce e martello”) che pare aver definitivamente scelto la strada della rimozione. Si cancellano così, letteralmente, i simboli di una memoria collettiva (2 memorie, per precisione, strettamente connesse tra loro nel loro antagonismo), decisamente un passo verso la modernità della politica. Della politica come sistema di funzione, direbbe qualcuno, ma lasciamo stare. Anche questo si può fare oggi, evidentemente.

Sono però proprio curiosa di vedere come (se) reagiranno quelle genti che la vedova Almirante richiamava.

memorie da consumare/da Goldrake a Nana

Mi ricordo di Goldrake. E’ stato il primo anime che ho seguito con passione, all’epoca della sua prima trasmissione alla televisione italiana, nel ristretto spazio del palinsesto riservato ai cosiddetti “ragazzi”. Fine anni Settanta. Goldrake è da subito diventato un simbolo di un nuovo prodotto mediale – i cartoni giapponesi – e un simbolo generazionale, per alcuni, tanto che si parla di Goldrake Generation (perdonate l’inutile inglese). Poi vai a scoprire che tu, che tanto sei legato a questa storia animata, nella GG (perdonate l’inutile sigla) manco ci stai dentro (seppur per poco).

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Scherzo, ma questo è il fatto: i miei colleghi, o meglio un nutrito gruppo di colleghi capitanati da GBA, stanno facendo una ricerca sul rapporto tra media e generazioni che necessariamente coinvolge il campo dei consumi, nello specifico i consumi di prodotti mediali. Tra i prodotti di culto della generazione x (1966-1978) spicca appunto l’anime Goldrake, insieme ad altri che non serve ora citare (leggete i vari post sulla ricerca, qui e qui).
La cosa ovviamente mi intriga, soprattutto nelle sue contraddizioni, che sono molto rivelatrici, e da osservatrice esterna faccio le mie considerazioni. Solo 2.

1. ti senti tanto generazione x e poi scopri che se elenchi i tuoi prodotti mitici sei in compagnia di altre generazioni. Confusione generazionale. Goldrake, ad esempio, sarà tanto x, ma è un tipico prodotto amato quasi universalmente. Non solo dai primi spettatori (che un po’ magari si “stimano”, del loro essere arrivati primi), ma anche da ragazzi che alla fine degli anni Settanta non erano stati nemmeno concepiti nella mente dei loro genitori. Sorge quindi il sospetto che l’idea di “memoria generazionale”, come idea agganciata ai prodotti mediali, funzioni oggi poco in relazione alle giovani generazioni: il fatto è che oggi i prodotti mediali che hanno fatto la differenza per diverse generazioni sono tutti accessibili contemporaneamente, magari in medium diversi (non solo tv: dvd, internet grazie a youtube ecc), che annullano le differenze storiche dei singoli prodotti (a parte alcune evidenti differenze legate al miglioramento dell’animazione, dei disegni ecc.). Allora lo scarto generazionale non si trova tanto nei prodotti mediali che funzionano da prodotti mitici, quanto nei vissuti, nelle biografie particolari, anche nei dati anagrafici, appunto, come dice anche Gba (ad esempio: che età avevi quando hai scoperto e vissuto Goldrake? cosa avevi già visto, prima?). Ma così dire “Goldrake”, da solo, non porta da nessuna parte. Così rischia di diventare un feticcio che, anzichè spiegare, confonde. Anzichè svelare, nasconde.

2. Fabio ha sottolineato un dato emerso dalla ricerca che mi è molto caro, la nostalgia che alcuni giovani consumatori provano per le generazioni di prodotti mediali che li hanno preceduti, una specie di Arcadia mediale che possono solo vivere a posteriori. La nostalgia esprime la mancanza di qualcosa che in realtà non si è mai vissuto. A questo scopo, ogni passato – che in quanto tale è andato – va bene, funziona. Ogni generazione ha quindi oggi la possibilità di esprimere un senso di perdita attraverso il rimando a un passato non troppo lontano, di cui può trovare qualche traccia a cui affezionarsi (a volte sono tracce autentiche, ma non necessariamente). Queste tracce quindi in parte consolano della perdita (sono efficaci, insomma, fanno stare bene). Anche in questo caso, non conta tanto il prodotto in sé, ma la sua distanza temporale dai vissuti attuali delle generazioni che sono venute dopo. Che possono così provare nostalgia, grazie a quella distanza relativa.
Concludo: il punto non sono tanto i manga/anime degli anni Ottanta (che poi sono Settanta e Ottanta), che fra l’altro adoro; quello che funziona è che appartengano a un passato che non è stato vissuto, ma che è accessibile, che può essere quindi allo stesso tempo mitizzato e consumato.

Così ogni generazione, se ha dei moti interiori (ideali, valori, desideri, ecc.), e ce li ha per forza, troverà prodotti mediali (o altri appigli, al di fuori del consumo) che le permettano di esprimerli. O di sublimarli (ma questa è un’altra storia).

Io intanto mi dispero che Mtv non mi trasmette più Nana.

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memorie confuse/2

Sono abbastanza convinta che il nostro tempo abbia qualche serio problema di memoria, di smemoratezza, ma non solo, anche di grande confusione su quello che ha senso ricordare.
Sono anche convinta che i “problemi di memoria” non siano mai casuali: sono invece sempre rivelatori, e dovrebbero sempre far pensare, non dovrebbero mai essere sottovalutati.
Mentre si ragionava sulla scelta (per me criticabilissima) del 25 aprile prossimo per il V2-Day, è uscito un articolo di Alessandro Portelli sul Manifesto, che spera venga presto pubblicato sul suo blog, che mi conferma nelle mie 2 suddette convinzioni.

I giornali ne hanno parlato, non so quanto, ma questo è il fatto: il neonato Partito Democratico ha “dimenticato” di ricordare la Resistenza e l’antifascismo tra i suoi riferimenti fondanti. Nessuno dei due compare quindi nella carta dei valori del PD (sarei curiosa di sapere cosa c’è, allora, ma ho paura di chiedere), né nello statuto o nel codice etico. Interrogati sulla mancanza, hanno risposto appunto che è stata una dimenticanza. Distrazione? Confusione? Rimozione? mah. Interrogato, un senatore spiega che il PD si fonda sul “presupposto che la storia del ‘900 è finita, e con lei le sue ideologie: il fascismo oltreché il comunismo” perciò “l’antifascismo in quanto ideologia politica è anacronistica come il fascismo”. Mi verrebbe da chiedergli: caro signore, ma lei dove ha studiato? e, soprattutto, ma dove vive?

Ognuno ha il suo modo di costruire il passato per aprirsi al futuro. Come scrive Portelli, “nell’Unione Sovietica cancellavano i gerarchi in disgrazia dalle foto ufficiali. Noi invece celebriamo compunti la Giornata della Memoria”. Ma a che futuro ci stiamo così preparando?

PS: Dopo la nota di Veltroni, la Resistenza compare una volta nel Manifesto dei valori del PD, così: “La Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza antifascista, è il documento fondamentale dal quale prendiamo le mosse.” Tutto qui?

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memorie confuse (lasciamo libero il 25 aprile)

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C’è stato un periodo in cui il 25 aprile – il giorno dedicato al ricordo della Liberazione dal nazifascismo in Italia – è stato messo in discussione: una memoria contesa, dove un evento che qualcuno (tanti) ritengono fondante la Repubblica veniva messo in discussione. No comment. Della serie i revisionismi (questi sì, beceri) sono sempre dietro l’angolo.

Ricordo di una manifestazione a Milano, il 25 aprile, sotto una pioggia battente che mise ko la mia vecchia Nikon. Ricordo di un altro 25 aprile, passato a passeggiare con un gruppo ristretto di ex partigiani sotto le lapidi dei loro compagni uccisi lungo la via Frassinago, camminando e sostando.

Quando ho letto che Beppe Grillo per il secondo V-Day ha scelto il 25 aprile, mi sono veramente irritata. Non ci bastavano i tentati revisionismi, le memorie contese. Adesso dobbiamo fare pure i conti con le memorie confuse. Confondere questa classe/casta politica con i fascisti e i nazisti che hanno devastato l’Europa tra gli anni venti e quaranta del Novecento, mi pare sciocco, superficiale, ridicolo, grottesco, oppure criminale. Lasciate in pace la Resistenza, per piacere. Scegliete un altro giorno per una protesta che ha tutti i diritti di avere uno spazio, un luogo: il suo. Non quello del 25 aprile, giornata per ricordare la liberazione dal nazifascismo in Italia, e tutte le vite che per essa sono andate perdute.


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