quelli della falce e martello, quelli della fiamma

Ho ascoltato ieri l’intervista di Ugo Magri, a Radio3mondo, a Donna Assunta Almirante, vedova del leader storico del Movimento Sociale Italiano. L’occasione è la scomparsa di due simboli storici che hanno rappresentato da un lato il comunismo e dall’altro il fascismo, assenti per la prima volta nella storia delle elezioni del dopoguerra in Italia. La testimonianza della vedova Almirante proveniva da un mondo antico, quantomeno distante dalla politica contemporanea (nel bene e nel male, per dire una cosa politicamente corretta), fatto di passioni, ideologie e identità ispirati a quelle passioni. Un mondo decisamente scomparso, non casualmente in entrambe le sue due manifestazioni antitetiche.

simboli.jpg

Il fatto credo sia rilevante, non da sottovalutare. Ma la cosa che mi ha colpito è che la vedova Almirante, nel valutare la scelta dell’attuale dirigenza del partito che ha ereditato, preso in consegna la fiamma, il simbolo fiamma, abbia precisato che si tratta di una scelta dei vertici del partito, che non tiene conto dei sentimenti del suo popolo (non cito testualmente, ma chi fosse interessato può scaricare l’intervista della puntata del 18 febbraio 2008 qui).

Si tratta della gestione dell’eredità simbolica di una comunità in dissoluzione (da un lato “quelli della fiamma”, dall’altro “quelli della falce e martello”) che pare aver definitivamente scelto la strada della rimozione. Si cancellano così, letteralmente, i simboli di una memoria collettiva (2 memorie, per precisione, strettamente connesse tra loro nel loro antagonismo), decisamente un passo verso la modernità della politica. Della politica come sistema di funzione, direbbe qualcuno, ma lasciamo stare. Anche questo si può fare oggi, evidentemente.

Sono però proprio curiosa di vedere come (se) reagiranno quelle genti che la vedova Almirante richiamava.

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8 Responses to “quelli della falce e martello, quelli della fiamma”


  1. 1 giulia febbraio 20, 2008 alle 12:44 pm

    già, la rimozione di simboli colpisce molto anche me.
    Però, con tanta amarezza, penso che certi simboli non siano più rappresentativi. Non lo sono più per i più giovani e forse anche per molti meno-giovani. Quindi, anche se la decisione di rimuovere la fiamma da una parte e falce e martello dall’altra, è una decisione presa ai vertici, dubito che ci sarà una rivolta della base.

    e intanto, in questi giorni, un altro simbolo – che non è solo un simbolo, ma è un uomo e un leader – si ritira a vita privata. parlo, ovviamente, di Fidel Castro. che ne sarà della sua memoria e della memoria di un intero popolo che ha creduto nella rivoluzione e nella dignità?

  2. 2 giulia febbraio 20, 2008 alle 12:46 pm

    e pensare che, per la prossima estate, stavo programmando di portare marianna nella cuba di fidel…

  3. 3 Edoardo febbraio 20, 2008 alle 1:26 pm

    Beh, questo sta a confermare e consolidare la frantumazione istituzionale (come riferimento, appiglio, identificazione, come futuro) la quale lascia spazio a “prodotti” sempre più adattabili a circostanze dell’immediato.
    Sono daccordo con giulia che dubita di una rivolta della base (perlomeno una larga base) in quanto si è sempre più spinti, rivolti verso una dimenticanza che ci annienta di fronte a episodi del genere dovuta dalla grande forza della memoria sociale.

    Mi RICORDO di una frase che mi è rimasta impressa, letta in un manifesto di una casa del popolo capitato per caso all’età di 10-12 anni: “Il futuro ha radici antiche”.

  4. 4 valentina febbraio 20, 2008 alle 2:34 pm

    cancellare i simboli dalle liste elettorali non dovrebbe necessariamente cancellarli dalla memoria.
    solo se succedesse (o quando succederà) proverò disappunto, credo.

    sul discorso invece più generale della cancellazione di principi, forza dei principi, e coinvolgimento, provo disappunto già ora invece 🙂

  5. 5 giulia febbraio 23, 2008 alle 4:27 pm

    Uhm… eppure qualche voce sulla volontà di mantenere la falce e il martello si sta alzando. Oggi sul manifesto una petizione alla quale hanno aderito già 200 persone. Non direi che si tratta della base sociale di un partito, quanto di un’élite. In ogni caso, qualcosa si muove. Interessanti e non banali le motivazioni. A p. 16 del Il manifesto trovate tutto.

  6. 6 Lorenzo febbraio 23, 2008 alle 6:56 pm

    Mi piacerebbe veramente vedere qualcuno che piange per la scomparsa di questi due simboli. Piangere proprio intendo, con le lacrime e la testa bassa. O magari qualche bell’anzianotto che ti guarda con gli occhi lucidi e ti chiede disperato: “Ma perché!!!”.
    Adesso esco e li vado in cerca, tanto adesso che mi sono laureato non ho più niente da fare… ;.)

  7. 7 Roberta Bartoletti febbraio 24, 2008 alle 12:25 am

    @lorenzo: io l’ho visto piangere, un signore di oltre 80 anni, due settimane fa, perchè stanno per demolire la casa del popolo che han construito con le loro mani dal nulla, pensando di costruire un mondo migliore. Soffrirebbe meno se gli dessero delle picconate direttamente sul corpo.

    La cancellazione dei simboli non è mai fine a se stessa, significa il superamento di vincoli a significati e valori – altrimenti che bisogno ci sarebbe di cancellarli? Significa liberare energie per dare spazio a nuove possibilità.

  8. 8 Stefania Antonioni febbraio 24, 2008 alle 1:34 pm

    Sono d’accordo con Roberta (sarà perchè ho assistito anch’io alla scena da lei brevemente descritta?).
    Sono meno ottimista sulla questione delle nuove energie e nuove possibilità che si aprono. Cioè, credo anch’io che la rimozione serva anche a questo, ma le modalità, la noncuranza, l’assenza di rispetto, con le quali avviene questa rimozione ci dice molto sulle nuove possibilità che si apriranno.


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