la modernità della politica

Ieri sera, complice la febbre, mi sono trovata a seguire l’ennesimo contenitore di informazione sulla politica in questa fase pre-elettorale. Veltroni a Tv7.

Veltroni ha detto una cosa molto rivelatrice, secondo me, sullo stato evolutivo attuale della politica: non ci sono più tribù (destra contro sinistra, nelle loro declinazioni contingenti), e il panorama politico attuale può così essere paragonato all’Europa di Schengen, senza barriere ai confini. Più precisamente, senza confini interni che siano minimamente vincolanti, minimamente significativi. Aggiungo: questo dal punto di vista della politica, ossia dei partiti. E’ ovviamente un punto di vista interno al sistema della politica.

(Per gli studiosi di Luhmann: è la memoria sociale in azione). Per questo non mi stupisco granché che il partito democratico sia in ascesa nei sondaggi (dato peraltro confermato da ciò che accade intorno a me). Decisamente un partito moderno. (Nota post: non lo dico con ironia).

PS: le “conversazioni dal basso” (seppur a-sincrone) sono evidentemente molto di moda, tanto da arrivare persino a Rai1: gli stessi telespettatori facevano le loro domande a Veltroni, sia tramite videoregistrazioni sia tramite e-mail. Anche questo si può fare.

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7 Responses to “la modernità della politica”


  1. 1 sensingplace febbraio 23, 2008 alle 5:26 pm

    Ho appena scritto un post che parla di altro, ma una parte è assolutamente pertinente:….

    “…Dopotutto lo strumento di base per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole. Ma un altro modo per controllare le menti delle persone è controllare le loro percezioni. Se riesci a fare vedere agli altri il mondo come lo vedi tu, gli altri la penseranno come te. Al percepire segue il capire…”

    Scritto a quattro mani non con Luhmann, ma con Philip K Dick. che di mondi che cadono a pezzi se ne intendeva (altro che confini caduti)

  2. 2 Giulia febbraio 23, 2008 alle 5:59 pm

    Mi sto preparando per andare alla mia prima festa del PD… io e la mia bambina siamo vestite di rosso, entrambe.
    sarà l’unica “cosa rossa” questa sera? ve lo saprò dire presto!

  3. 3 Edoardo febbraio 23, 2008 alle 6:04 pm

    @ sensingplace: Certo, ma così non è un pò riduttivo?

  4. 4 sensingplace febbraio 24, 2008 alle 12:23 am

    @Edoardo: certo, si, in parte è vero; dopotutto era un “intarsio” il mio, molto ispirato a P.K.Dick. Massimalista, ma mai troppo lontano dalla verità.
    Ma quello che mi preoccupa del modello di schengen è questo: Schengen non ha cancellato i confini: li ha concentrati (e sopraelevati) spostandoli più in là. Nella politica, temo, se è vero che i confini non sono più tanto chiari tra dx e sx sono certamente molto chiari tra i politici e noi comuni mortali.

  5. 5 giulia febbraio 24, 2008 alle 12:19 pm

    Come dicevo ieri, sono stata, per motivi miei, legati principalmente all’amicizia e all’affetto per alcune persone (ma anche alla curiosità), a una delle prime cene del PD.
    C’era Piero Fassino a motivare le compagne e i compagni (parole sue) e a dire che si può vincere, sul modello Yes, We Can. C’erano i vecchi volontari delle feste dell’Unità (vecchi anagraficamente e per esperienza). Ma c’erano anche gli altri. E un parlottare strano di sottofondo. Poca emozione, in generale. Curiosità. Malinconia. Ma anche voglia di fiducia. Questo ho letto negli occhi di molti.

    La frase più ricorrente di Fassino (ripetuta almeno 10 volte): “mettiamo i valori al centro”.
    Frase ripresa poi di Matteo Colaninno: “mettiamo l’uomo al centro”.

    Alcune considerazioni.

    1) Non credo che ci voglia un filosofo del linguaggio per capire che il richiamo insistente al centro non è casuale.
    2) Ho letto venerdì, sul La Repubblica, un articolo di Gustavo Zagreblesky, sulla differenza fra principi e valori. Cito: “I valori si combattono reciprocamente, fino a che uno e uno solo prevale sugli altri. In caso di concorenza tra più valori, uno dovrà sconfiggere gli altri, poiché ogni valore, dovendo valere non ammetterà di essere limitato o condizionato dagli altri”.
    Insomma: i valori non possono stare al centro. I valori, per definizione, tracciano confini. Confini che il PD, come la nuova politica, erode (sono d’accordo con Roberta in questo. La presenza di Colaninno, che sia condivisa o meno, ne è una chiara testimonianza).

    Conclusione:
    – il PD deve fare chiarezza semantica;
    – forse è venuto il momento di ammettere (e lo dico anche per me) che i valori, soprattutto se intesi in un’accezione universale, non trovano più uno spazio in questo mondo moderno.

    Zagreblesky propone di orientarsi ai principi ai quali la Costituzione, anch’essa un prodotto della modernità, si è orientata (La Costituizone, dice Zagreblesky, “ciò che ci siamo dati nel momento in cui eravamo sobri, a valere per i momenti in cui siamo sbronzi”). Il principio, a differenza del valore, “è qualcosa che deve principiare, cioè un bene iniziale che chiede di realizzarsi attraverso attività che prendono da esso avvio e si sviluppano di conseguenza”.

    Se almeno la nuova politica si orientasse ai principi, saremo già un passo avanti…

  6. 6 Roberta Bartoletti febbraio 24, 2008 alle 12:58 pm

    @Giulia: Fassino è un altro di quelli che ho visto recentemente piangere, di fronte a un vasto pubblico. L’ultimo comizio da segretario dei Ds all’ultima festa (nazionale) dell’Unità. Fine dei Ds, fine delle Feste dell’Unità, perchè qualsiasi festa verrà dopo sarà sicuramente un’altra cosa. Aveva ragione di piangere e, soprattutto, ha rivelato un sentimento.

    I valori hanno a che fare con il sentimento, per questo non c’entrano con la politica moderna. I valori hanno a che fare con i vissuti, con i corpi, se la politica in qualche modo li ha raccolti e incanalati fino a poco tempo fa, credo sia abbastanza inutile attendersi dalla politica moderna che se ne prenda cura.
    Per questo anche nel PD (forse soprattutto lì), di fatto non si parla di valori (quando ad esempio Veltroni enuncia il programma, le cose da fare ecc.), anche se paradossalmente il PD sente il bisogno di scrivere un manifesto dei valori. Ovviamente per niente paradossalmente, tutto torna.

    Diciamo così: se la politica riuscisse a far funzionare decentemente la cosa pubblica, lo stato e le sue istituzioni (con efficienza ed equità, intendo), si potrebbe accettare che si disinteressasse dei valori, che forse possono essere meglio trattati e curati da altri, altrove. Sperando che questi altri e altrove non sia però il mercato (rischio da non sottovalutare). Questo è il mio pensiero di oggi, ma ancora non siamo arrivati alla fine della campagna elettorale 🙂

  7. 7 ANONIMO aprile 3, 2008 alle 8:45 am

    anche Ronaldo piangeva il 5 maggio.


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