terra promessa, terra perduta

Sentivo l’altro giorno a radiotremondo che ricorre il 60ennale della fondazione dello Stato d’Israele. Già, era il 1948. Per gli arabi palestinesi si tratta dell’anniversario di un altro evento, assai meno da festeggiare ma ugualmente da non dimenticare. Si tratta della Nakba, in arabo credo significa “la catastrofe”, ossia la diaspora dei palestinesi che nel 1948 sono fuggiti e hanno abbandonato la loro terra e le loro case. Mentre ascoltavo un’intervista su questo alla radio, mi sono ricordata di un romanzo, Nostalgia, dello scrittore israeliano Eshkol Nevo. Il libro contiene varie storie intrecciate, di arabi palestinesi ed israeliani, e una delle più toccanti, che rendono il libro meritevole di lettura, è quella del muratore arabo palestinese Saddiq, che mentre lavora in un cantiere riconosce la casa da cui la sua famiglia è dovuta fuggire – la riconosce dal ricordo dei racconti della madre -, la casa di cui possiede ancora la chiave. Il desiderio di tornare a casa – nella casa della sua infanzia – porta a conseguenze prevedibili.

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5 Responses to “terra promessa, terra perduta”


  1. 2 marika maggio 20, 2008 alle 10:28 am

    Mi segno il titolo e l’autore e appena avrò un attimo di tempo dopo gli esami sicuramente lo leggerò,deve essere bello.Spero di trovarlo.Grazie

  2. 4 paola maggio 22, 2008 alle 12:53 pm

    Io nel mio piccolo ho una visione da vicino della cosa; sono stata amica e sono di palestinesi (ho anche avuto in affido a distanza due bambini) sia musulmani che cristiani.
    Negli ultimi tempi sono diventata amica anche di famiglie israeliane che hanno comperato casa dalle nostre parti.
    Sono popoli destinati a combattersi ma anche a convivere e la ricetta deve partire da loro (non dagli occidentali).
    Purtroppo sia israeliani che palestinesi hanno un modo di porsi e di vedere il futuro molto fatalista e pessimista, in fondo pensano che nulla possa mai cambiare e magari lasciano ai loro dei il compito di decidere …
    Una volta ero molto drastica sul tema: pensavo che gli israeliani si comportassero da nazisti, proprio loro che il nazismo l’avevano vissuto sulla pelle; ora non li assolvo ma penso che i loro integralismi (sia israeliani che palestinesi) siano un male per tutti. Quando ero così convinta del torno di Israele, la madre della bambina che avevo in affido e che invitai due volte a passare le vacanze da me, mi disse che, nonostante gli israeliani gli avessero ucciso un figlio, preferiva vivere con loro (lei era cristiana) piuttosto che avere a che fare con i musulmani che buttavano i sassi addosso alle sue bambine perchè non si mettevano il fazzoletto in testa e i pantaloni sotto il vestitino della scuola.
    A livello di società poi io mi sento più vicina agli israeliani perchè hanno un modo di vivere molto occidentale e simile al nostro.

  3. 5 Roberta Bartoletti maggio 23, 2008 alle 8:09 pm

    grazie a Paola della testimonianza.
    aggiungo che la storia lacerata della Palestina mi ricorda molto la storia recente della ex Jugoslavia, anch’essa ha visto storie di convivenza tra culture e religioni differenti che alcuni discorsi un po’ ideologici sul conflitto hanno occultato, taciuto, sottovalutato. Anche in Palestina ci sono queste storie di convivenza, non facili ma possibili, e vanno valorizzate e sostenute, credo.


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