una storia, un nome: nostalgia delle feste dell’Unità?

Ecco, una volta tanto sono perfino arrivata prima dell’Unità, che oggi dedica un articolo e un editoriale di Padellaro al destino del nome delle feste dell’Unità. Niente di nuovo rispetto a quanto già vi scrivevo qui, se non il fatto che ne parla direttamente l’Unità, e questo dà un tono di ufficialità al mutamento. Se ne stupisce, e se ne dispiace Antonio Padellaro, non ce ne stupiamo noi, che già l’avevamo intuito.
La festa dell’Unità è quindi destinata a diventare un’iniziativa marginale, un nome in cui alcuni nostalgici continuano ostinatamente a riconoscersi, con cui continuano ostinatamente a designarsi. Una storia, un nome: sì, ma solo per alcuni.

Non leggo l’Unità, non la compro di solito. Scopro quindi dell’articolo dal sito del quotidiano, pochi minuti fa. Non l’avevo ancora letto a pranzo, e non per questo oggi sono andata a pranzo alla Piccola Festa dell’Unità del Navile, uno stand volante per fare polenta, gramigna e crescentine, con 4 file di tavoli e degli ombrelloni per ripararsi dalla pioggia incombente in questo maggio dispettoso. 10 volontari, più o meno, e un’atmosfera da festa dell’Unità. Da pranzo in famiglia allargata, con cibo che ha il sapore delle cose fatte in casa. Cibo che ha significato, tavolata unica senza pretese di forma. Perchè la forma ha sostanza, anche e soprattutto alla festa dell’Unità. Voglio proprio vedere se alla festa democratica nazionale di Firenze, il Democratic Party, si respirerà l’atmosfera della festa dell’Unità, con 17 ristoranti su 18 dati in gestione esterna. Per non parlare dei contenuti. Sono andata a questa piccola festa dell’unità perchè è questa la festa che cerco, non certo per una superficiale nostalgia.

Connotare le residue feste dell’Unità come un fenomeno nostalgico, come fa l’articolo di oggi sull’Unità, mi pare un’operazione veramente poco nobile, al limite dell’onestà intellettuale. Un’operazione ideologica, lasciatemelo dire.
Una proposta, una preghiera: se le feste dell’Unità non vi appartengono più, come state dimostrando, allora lasciate le feste dell’Unità a chi se le merita, a chi riconosce il valore di una storia che non ci parla del passato, ma delle possibilità che ci si aprono nel futuro, grazie alla forza in quello in cui – malgrado voi – ancora crediamo.

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4 Responses to “una storia, un nome: nostalgia delle feste dell’Unità?”


  1. 1 giulia maggio 26, 2008 alle 1:30 pm

    già, non potrei essere più d’accordo!

    Il problema, come ho avuto modo di spiegarti a voce, è che ci saremmo dovuti riappropriare tempo fa delle feste dell’unità, perché la festa dell’unità, così come la descrivi tu, è morta da tempo.
    Forse non ovunque, ma, in ogni caso, in tutti quei posti dove il Partito ha potuto intravedere forme di ritorno economico, ancor prima che politico… ché tanto in molti paesi il ritorno politico era scontato… o almeno così pensavano.

    Avremmo dovuto fare sentire la nostra voce di volontari, avremmo dovuto rifiutarci di sostenere certe logiche, senza però abbandonare il campo, come invece, ad esempio, ho fatto io 10 anni fa (ultima festa dell’unità alla quale ho lavorato come volontaria).
    Invece abbiamo continuato, in vari modi, anche solo stando zitti, ha sostenere la ristorazione di partito, e poi le sale giochi di partito, e poi il consumismo e l’appiattimento culturale di partito, ecc.

    E abbiamo anche lasciato che il contributo di molti, soprattutto dei signori e delle signore più anziane, di quelli che ci hanno creduto da sempre e che mai avrebbero potuto smettere di farlo, diventasse una sorta di folklore popolare da usare all’occorrenza, anche per pulire le coscienze di tanti.

    Sì, non possiamo negarlo. Abbiamo lasciato che tutto questo accadesse.
    Eppure hai ragione, c’è tanta gente che continua a credere in certi valori e ora, festa dell’Unità o no, ne sperimenta il vuoto, anche e soprattutto simbolico. E il vuoto simbolico fa molto male.

    Per questo alla fine, nonostante tutto, deciderò di seguirti nell’intento di far rivivere e dare dignità a un simbolo che sento molto vicino e che, purtroppo, è stato da tempo bistrattato e, da oggi, ucciso.

  2. 2 giulia maggio 26, 2008 alle 1:49 pm

    P.S.

    Ho letto solo ora l’articolo che citi. E, del resto, c’è già scritto, con un tono BEN diverso – direi insensatamente compiaciuto – e con parole ovviamente edulcorate, quello che dicevo io poco sopra:

    “Però, dicono al vertice del Pd, da molti anni la Festa dell’Unità non era più solo la festa del Pci o dei Ds, ristoranti, spettacoli, concerti e anche le sale dibattiti erano frequentati dalle persone delle più svariate tendenze e quindi, al di là della nostalgia e dell’affetto di milioni di persone per quel nome, il simbolo rappresentava già un’altra cosa: in estate, in ogni luogo, la festa dell’Unità era semplicemente “la” Festa per antonomasia. «Proprio per questo – dice Paganelli – siamo sicuri che non ci sarà alcun contraccolpo, la gente andrà alla nuova Festa come andava a quella dell’Unità».”

    E purtroppo ha ragione.
    La gente andrà alla nuova festa come andava a quella dell’Unità, così, a cuor leggero, senza una coscienza politica, senza la voglia né il bisogno di marcare delle differenze, che tanto quelle le ha già tolte di mezzo il partito.

  3. 3 Carlo maggio 31, 2008 alle 10:42 am

    Ha ragione Giulia, non ci resta che la memoria delle cose. E’ vero, la colpa, se la vogliamo chiarla così, è anche nostra che non abbiamo saputo trasmettere ai nostri figli quei valori, per cui noi abbiamo vissuto. Anch’io da almeno 12 anni non contribuisco più attivamente alla realizzazione di una Festa dell’Unità. Ma vi assicuro che quando vado ad una Festa, anche solo per nangiare e discutere di politica, sento dentro di me una grande NOSTALGIA e ripenso ai tempi trascorsi in gioventù.Però non potrei MAI ACCETTARE passivamente che la FESTA DELL’UNITA’ cambiasse nome, ce lo siamo conquistato con tanti sacrifici e LORO non possono e non debbono togliercelo.


  1. 1 Feste de l’Unità addio? La parola ai lettori « la memoria delle cose Trackback su maggio 28, 2008 alle 12:32 pm

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