Inventario 1

Mia mamma faceva la sarta. Poi ha smesso. Non le piaceva neanche tanto. Però ha continuato a farmi dei vestiti, sempre con meno voglia, va detto. A un certo punto se andava bene mi faceva un orlo, come grande concessione. Faceva parte del suo percorso di emancipazione di ex sarta per forza, credo.
Tra le cose che mi ha lasciato ci sono migliaia di rocchetti di filo per cucire, di tutti i colori. Colori molto belli, che secondo me se vai a cercarli non ne trovi mica di così belli, in giro. Ormai è roba da antiquariato, i moderni direbbero modernariato. Per me, invece, sono proprio cose antiche.

Rocchetti di plastica, rocchetti di cartone. Filofort “Tre Cerchi ISC”, 1000 Yds: 914 Mt, N. 80 (giallo chiaro). Filofort 100 Yds: 91 Mt, Col. 532 (arancio becco d’oca). Col. 258 (rosa antico). Col. 478 (ruggine). N. 50 (verde), 300 Yds. Col. 436 (arancio carota). 559: azzurro grigio. Tra i miei preferiti: verde petrolio 377.

I cotoni da cucire sono tutti mescolati in tanti sacchetti, tutti ingarbugliati, intricati insieme a tante altre cose che con la sarta c’entrano, ma non sempre. Bottoni automatici, matasse di filo da ricamo, metri da sarta, fettuccine di vario tipo, grosgrain, modelli su carta trasparente e amenità varie. Un gran casino, insomma, che a districarlo ci si mette chissà quanto.

qui ci starà una foto, appena la scarico dalla macchina fotografica. eccola:

dscn0229

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3 Responses to “Inventario 1”


  1. 1 prezzemola dicembre 1, 2008 alle 3:04 pm

    Io e il cucito siamo uno all’Artide e uno all’Antartide.. ma la mia mamma invece ci tiene e ci sa fare. Quindi anche lei ha tutta la sua gamma di fili, nastrini, fettucce, ecc.. che ogni tanto prende e svuta scatole e cestini e le risistema tutte. Credo abbiano la stessa propensione ad ingarbugliarsi che le cuffie del lettore mp3 tenute in una tasca..

  2. 2 gabriele dicembre 1, 2008 alle 3:51 pm

    anche mio padre faceva il sarto, per scelta tra le poche opzioni a sua disposizione. ci ha lasciato il suo laboratorio di sartoria con tutta l’attrezzatura compresi, ovviamente, i rocchetti di filo che, in una sartoria per uomo, hanno una gamma limitata di colori.
    oltre a questo patrimonio ho ereditato da lui la sensibilità tattile, l’attenzione ai dettagli e spero anche una certa competenza per forme e materiali. esercitate in anni di collaborazione seppur limitata ad una manovalanza per nulla creativa. un vero tesoro la cui importanza viene riconosciuta dalla pubblicistica di “crisi” che torna a parlare di usato, riciclato e ricucito.

  3. 3 faustotorpedine dicembre 16, 2008 alle 7:37 pm

    Anche la mia mamma faceva la sarte, poi è venuta a Torino a fare l’operaia e ancora dice che è stata una scelta illuminata. Ma ha sempre continuato a praticare, almeno fino a qualche tempo fa. Anche io ho ricordi di stoffe, di fili, di ditali, di uova di legno per rammendare, di una macchina da cucire che diventava una consolle d’astronave o motore di una F1, e poi sensazioni tattili, come il gesso da sarta a segnare le stoffe, diverso da quello della scuola. Ogni tanto bisogna tirarle fuori le cose vecchie, hai fatto bene. Ciao FT


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