ricordi di scuola

la parola “primo giorno di scuola” evoca in me ricordi un po’ tristini. era buio (ai miei tempi si cominciava in ottobre, mi pare) e non era una gran divertimento. ci andavo a piedi, girando intorno a un isolato. il cortile era tutto asfaltato, e bisognava aspettare l’estate per sentire il profumo dei tigli. avevamo il grembiulino, ma anche no. la disciplina non passava più per la stoffa, era più che altro un problema di protezione dallo sporco e dalle sbucciature.

mai avrei pensato che da adulta l’espressione “primo giorno di scuola” mi avrebbe depresso più di quanto mi accadeva da bambina. e non è certo colpa dei ricordi sfuocati dell’infanzia.

2 Responses to “ricordi di scuola”


  1. 1 gabriele settembre 20, 2009 alle 3:29 pm

    nel mio primo giorno di scuola di vecchio insegnante, ritornato al lavoro dopo tre anni abbondanti di aspettativa per motivi di studio, il “nuovo” è rappresentato da due segnali. il primo, classi sempre più numerose in aule rimaste anguste. il secondo, i “cassetti” degli insegnanti disoccupati (i cassetti e gli insegnanti) e desolatamente vuoti, circa un terzo del totale. questi loculi vuoti rappresentano efficacemente lo spirito delle riforme della gelmini e dei suoi mandanti.
    il mio orario scolastico, nel frattempo, è aumentato di cinque ore rispetto al precedente e si sono azzerate le ore a disposizione per le supplenze. insegnanti stanchi e divisi e condizioni di lavoro sempre più pesanti, a tutto vantaggio della formazione dei giovani.
    gabriele

    • 2 Roberta Bartoletti settembre 20, 2009 alle 6:10 pm

      ecco gabriele ti ringrazio (mentre esprimo solidarietà).

      giusto ieri mi chiedevo se e quando saranno disponibili dati (numeri, proprio numeri) che rendano conto della presunta politica sulla scuola di questo governo:
      – quanti alunni per classe, apppunto (leggero che a Genova si raggiungono 32-38 alunni per classe nelle superiori),
      – quante ore di formazione (in meno, mi pare di aver capito, ma quanto e di cosa?),
      – quanti insegnanti in meno (visto che l’abbiamo capito, si tratta di risparmiare),
      – quanti insegnanti di sostegno in relazione a quanti studenti disabili o diversamente abili, ma comunque bisognosi di un sostegno (i primi in calo, i secondi in aumento, ben venga ma senza sostegno e in classi sempre più affollate), ecc.

      ecco il primo giorno di scuola, vergogna e vergogna.
      la politica pedagogica come alibi del risparmio e dell’abbattimento della scuola pubblica (e ri-leggete calamandrei per sapere di cosa si tratta, dietro al risparmio)

      guai a questi sepolcri neanche ben imbiancati. ecco.


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