Archive for the 'comunicazione' Category

memorie per il marketing: corpi e brand

sto concludendo il mio corso del primo semestre di sociologia degli oggetti di consumo. per la prima volta quest’anno ho tentato di far lavorare molto gli studenti sulla connessione tra consumo e memoria, di farli ragionare su questo legame, anche a partire da casi concreti.
il luogo è particolarmente interessante, perchè sono studenti di comunicazione pubblicitaria, la maggior parte brand victim, almeno così penso io, così intuisco da alcuni discorsi di alcuni di loro. ripongono grandi aspettative sui brand e sulla comunicazione del brand, a cui legano il loro futuro. così intuisco io. magari mi sbaglio. magari.

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La memoria è un tema di grande rilevanza antropologica, ossia è un tema cruciale per il senso, per la vita individuale. Ma: allo stesso tempo, la memoria sta diventando sempre più un tema di pertinenza del mercato: del consumo, dei brand, del marketing. In Francia stanno crescendo gli studi settoriali sul cosiddetto marketing mémoriel, che è collegato al marketing esperienziale e al marketing emozionale in genere. Il marketing cerca l’insight, cerca di toccare il cuore del consumatore, per legarlo al brand, al prodotto. Le emozioni sono quindi il nuovo campo di battaglia del marketing, e i brand sembrano paradossalmente i più interessati a prendersi carico dei problemi di memoria dei consumatori (che prima di tutto sono esseri umani). Se ne pre-occupano molto più di altri settori della società, che latitano tragicamente (un esempio: i partiti, ma anche l’università, tanto per non tirarsi fuori).
L’enfasi sulle emozioni (sulla sensorialità, sul corpo, sul sentire, sul vivere, sul fare esperienza, sulla tribalità collettiva e non ultimo sulla memoria) è un tratto cruciale del marketing contemporaneo, della comunicazione dei brand. Il marketing, i brand, possono oggi dialogare direttamente con le emozioni dei consumatori, senza mediazione: senza la mediazione di culture intermedie e forme comunitarie che ancora nella modernità davano forma all’esperienza individuale (penso ad esempio alle classi sociali, alle grandi narrazioni, ma anche alla stessa famiglia, perché no). Brand ed emozioni incarnate (corpi) sono oggi uno di fronte all’altro, senza mediazione.
Beh, non ve ne eravate già accorti?

PS: Dedico questo post ai 30-35 studenti del mio corso di quest’anno che hanno mostrato di non essere signature victim, se un po’ mi dispiace di aver ormai finito il corso è decisamente colpa loro.

una rete al femminile?

Mentre nella blogosfera si parla di cicli mestruali (io rimando a quanto avevo già scritto qui), vorrei sottolineare una notizia che credo rilevante per chi ha le mestruazioni (le ha avute o le avrà), ma anche per gli altri. Fem-camp docet.
Leggo stamani sul giornale di ieri (i blog non servono a far cronaca, si sa, il mio sicuramente no) che dall’esperienza dell’Associazione Orlando di Bologna nasce dopo un paio di anni di lavoro un motore di ricerca sensibile al femminile: si chiama la Cercatrice di rete, che non ha certo l’ambizione di sostituirsi a Google, ma intende integrarlo offrendo un filtro che osserva le informazioni in rete da un punto di vista femminile, o è attento alle tematiche del femminile (dalla violenza sulle donne come forma specifica della violenza all’empowerment delle donne attraverso le tecnologie, o tutto il resto che vi viene in mente). Ne parlano Marzia Vaccari e Federica Fabbiani nell’articolo di Francesca Martino. Marzia dice: “i consigli che offre la cercatrice sono tratti da Linguaggio-Donna, un repertorio linguistico messo a punto nel 1991 dai centri di documentazione delle donne, quando il problema era diventare visibili nei cataloghi delle biblioteche e degli archivi, nei quali cercare tematiche femminili per soggetto è un’impresa impossibile”.
Che dire, bisognerà provarlo (è un consiglio), e magari confrontarsi su quello che produce questo modo di cercare al femminile.

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Annette Messager, Secret, 2006

prima prova: se la cercatrice cerca con la chiave “mestruazioni” il risultato di oggi è questo qui. Il primo risultato della ricerca è un articolo del blog Mondodonna sulla pillola che elimina il ciclo, che – coincidenza – coincide con il mio post sul ciclo di cui parlavo all’inizio. Beh, come prima prova son soddisfatta.

a volte ritornano: cdb

segnalo o ricordo, per chi non lo sapesse (o si fosse scordato) che il 13 e 14 ottobre prossimi a urbino c’è il nostro festival dei blog, nostro nel senso della continuazione annunciata delle Conversazioni dal basso. Per chi volesse partecipare alla caccia al tesoro o candidare al premio del festival un blog rimando al wiki dell’evento.

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quello che si vede dal Larica (a volte)/foto mia

la foto rubata

per me la fotografia è strettamente legata alla memoria. non che questa connessione me la sia inventata io, ovvio. intendo dire che il mio fotografare, e la mia passione per la fotografia, è legato alla potenza della fotografia in relazione alla memoria, in particolare al ricordare.

La signora Dina Zaghi, classe 1930, qualche giorno fa vede inaspettatamente la sua foto in un manifesto politico di un importante partito nazionale. Telefona e precisa che quella foto è del 1948, non del 1954 come dichiarato dall’articolo che accompagna la riproduzione del manifesto, descritto come uno dei più significati del dopoguerra italiano. Lo sa bene, lei, che in quella immagine compare, mentre aspetta l’autobus di ritorno da una manifestazione a Milano. Una foto rubata, di una giovane donna del 1948 con il tricolore in mano. Appena la trovo, la pubblico.

¿Es usted feliz?

ma a voi, tutta questa comunicazione, vi rende felici?

Con questo dubbio in testa segnalo una esposizione al Museo delle belle arti di Losanna (Svizzera) dell’artista cileno Alfredo Jaar, fino al 23 settembre.

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Alfredo Jaar, Studies on Happiness, 1979-1981 (fotografia)

la memoria dei media

Un programma di successo alla televisione argentina in questo momento è il Gran Hermano Famosos, che è cominciato appena terminato il gran hermano. Qualche giorno fa un amico mi ha scritto per raccontarmi che un concorrente – tale Nino Dolce, una star televisiva locale – è stato squalificato per avere accusato un altro partecipante al gioco di essere stato coinvolto nelle torture ai desaparecidos ai tempi del regime militare. Mentre la puntata del programma pomeridiana ha prodotto una serie di documenti che discolpavano il concorrente accusato, provenienti direttamente dal ministero dell’interno. Il mio amico si lamentava della qualità infima del programma e della televisione argentina in generale, ma soprattutto era irritato dal blasfemo mescolamento di sacro e profano. “Mi sembrava giusto comunicartelo, non so perchè”.

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Un perchè l’ho trovato io. Il comportamento dei media è abbastanza prevedibile (tutto quello che fa audience, i selettori tipici ecc.). Ma la cosa che più mi ha colpito di questo racconto è che evidentemente (e di questo sono paradossalmente contenta) la dittatura non è un argomento tabu. E’ un pezzo di storia che non viene rimosso, ma continuamente se ne parla, si vedono tracce, e questa cosa della televisione è molto rivelatrice. Perchè è la memoria della società che parla attraverso la televisione. E conta più di monumenti, lapidi e tracce sui selciati.

blogging for women. l’altro lato della pertinenza?

Sono andata al FemCamp che si è tenuto ieri a Bologna con un pregiudizio, o meglio un sospetto: che si potesse trovare qualche specificità nei blog delle donne, nei blogger/donna. Sono andata per sentire se quest’idea è condivisa, se ha un qualche fondamento, o se è un mio delirio. Anche per imparare qualche trucco tecnico per migliorare il blog, e fare invidia ai colleghi maschi assenti :-).
Per questo mi sono fidata doppiamente del consiglio di Feba e sono andata a sentire la presentazione di Andrea Beggi, dal titolo promettente “Blogging for Ladies: (quasi) tutto quello che una donna avrebbe voluto sapere sui blog e non ha mai pensato di chiedere. Come utilizzare meglio dei maschiacci tutte quelle robe dai nomi strani”. (Aggiornamento: la presentazione di Andrea è stata poi postata qui).
Andrea è partito da un dato oggettivo, che le donne sono marginali nelle classifiche dei blogger, e da un’ipotesi, che questo possa dipendere da una loro (“nostra”) relativa mancanza di strategia e tecnica nel rendersi “visibili”. Da questa doppia considerazione ci ha garbatamente proposto una serie di consigli molto utili, sicuramente.

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sempre da flickr

e idem

Primo dubbio (che ho condiviso durante la relazione con miei vicini di sedia nonché colleghi, Fabio e Giulia): non sono consigli che valgono specificamente per le donne, sono consigli universalmente sensati e utili ai blogger (tra cui: evitate i refusi, rileggete prima di pubblicare – non dico a chi ho pensato, dico solo che è un acronimo di tre lettere, e sta nel mio blogroll e purtroppo è maschio). Dov’è la specificità del blogger/donna, solo in una relativamente maggiore inesperienza?
Secondo dubbio: posto che le donne siano effettivamente marginali nella blogosfera per una loro carenza nel rendersi visibili – partecipano poco dove occorre, non sfruttano al meglio tutti gli strumenti che il web 2.0 mette a disposizione ecc. -, chi ci dice che la visibilità, l’esposizione a tutti i costi siano L’Obiettivo del blogger, e non invece uno dei possibili obiettivi, sicuramente quello dominante, ma non l’unico?
Il mio sospetto è che la blogosfera come ambiente (in autonomia dagli stessi singoli blogger che la animano, maschi o femmine che siano) sia dominata da una logica quantitativa (che è poi la logica della comunicazione) – quantità di contatti, quantità di presenze, quantità di informazioni … – e non qualitativa; è in altre parole informata da una logica espansiva, o estensiva, che mi pare abbastanza omologa a quella del mercato. Da esperti come Andrea, o altri che non conosco ma che vorrei conoscere, posso allora sperare che arrivino consigli per migliorare strategie e tecniche per un blogging meno interessato a rendersi visibile a chiunque a tutti i costi, magari più interessato a trovare e selezionare fonti di informazione di qualità, strumenti di gestione di archivi di dati e immagini pertinenti al progetto su cui spesso un blog nasce, a trovare contatti pertinenti con la propria missione. Chissà se mi sono spiegata. Ringrazio Andrea, che a seguito di questa sollecitazione mi ha dato consigli su come bere dall’idrante senza affogare…

PS: Direi che questo è il secondo dei due post promessi sulle conversazioni dal basso, che ruotano intorno all’idea di pertinenza, di cui ho parlato qui e qui. La logica dominante della blogosfera, della visibilità e dell’esposizione estensiva alla comunicazione, mi pare cozzare con le pretese qualitative del concetto di pertinenza. (Per chi mi conosce: si capisce, spero, cosa c’entra tutto ciò con la memoria).


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