Archive for the 'corpo' Category



Corpi liquidi (pillole per dimenticare/2)

Qualche tempo fa Giulia mi ha raccontato di una pillola che elimina il ciclo mestruale, questa notizia mi è rimasta in un angolo della mente, ha sedimentato, in attesa di trovare connessioni, senso. Così la settimana scorsa questa notizia si è rimessa in moto in connessione con un racconto sulla mitologia femminile. Con una serie di racconti di donne sulle donne.
Il racconto (innescato da Lorenzo) che ha richiamato gli altri è quello dell’archeologa e mitologa Marija Gimbutas, che ha trovato le tracce del mito della grande madre nei suoi scavi sul Neolitico nell’Europa Antica (7000-3000 a.C.). Quello della grande madre è un racconto di nascita, morte e rigenerazione, strettamente legato alla terra.
Mi sono allora ricordata che Anne Cameron, superstite della tribu degli indiani Nootka del Canada, racconta che le donne durante il ciclo mestruale facevano festa per quattro giorni: si allontanavano dal villaggio e si recavano in un luogo sacro, si sedevano sulla terra, che si nutriva del loro sangue. Restituivano il sangue alla terra. Terra e sangue sembrano molto legati, così come sia la terra sia il sangue sembrano legati alla vita. Il periodo del ciclo mestruale era chiamato il tempo della luna.
Questi racconti femminili antichi sono, credo, molto attuali. Attuali e contemporaneamente molto in contrasto con il presente. Parlano di un tempo ciclico, che è soprattuto un tempo qualitativo, intriso di qualità. Parlano di qualità e di valore d’uso: del tempo, della terra, del corpo e dei suoi flussi. In questo caso, del corpo femminile e dei suoi flussi così palesi, difficilmente celabili, difficilmente dimenticabili.
Ma questo solo finchè arriva una pillola che consente di cancellare il ciclo, di ristabilire un ordine indistinto del tempo. Nessun ciclo: un tempo liquido, senza discontinuità, senza rimandi alla qualità del corpo e dei suoi flussi vitali. (ma la liquidità non era una peculiarità del denaro?)
Credo che non dovrebbero preoccuparsene solo le femministe. Fossi in voi me ne preoccuperei, uomo o donna che siate. Del problema se ne occupa fra gli altri Giovanna Chesler, docente di cinema alla University of California di San Diego, con il suo documentario, «Period: the end of menstruation?».
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sulla memoria del corpo

Riprendo qui un tema per me centrale (e quindi destinato a essere ricorrente nel blog), quello del rapporto tra corpo e mente in relazione alla memoria. In un commento al post sulle pillole per dimenticare, (pillole che credo svolgano una funzione di oblio per la mente, e non per il corpo), Milena citava l’idea di un secondo cervello (la pancia) come possibile sede della memoria del corpo. Il tema è tanto vasto e difficile che non può certo esaurirsi così, con un misero post, ma ci tengo a rispondere. L’idea di un secondo cervello non è da trascurare, ma vorrei aggiungere che le neuroscienze, che studiano il cervello e la mente, e quindi la complessa relazione tra processi cognitivi ed emotivi, tra corpo e mente, ci fanno sempre più pensare a un corpo diffusamente in connessione con la mente. Non solo la pancia, ma tutto il corpo è in connessione con la mente: ricordo ad esempio lo studio delle emozioni della biologa Candace B. Pert (della cui scoperta sono debitrice a Giuliano Piazzi), che staziona sulla mia libreria, e che – si legge nell’introduzione – ci fa sospettare l’esistenza di un “cervello mobile”, radicato in tutto il corpo. Sempre più difficile pensare di poter separare la mente (anche solo l’idea della mente) dal corpo, il che ci fa sospettare che la principale terra di conquista oggi non sia tanto la mente, quanto il corpo. E la sua memoria.
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Effetto Beaubourg: Baudrillard, Bifo e i blog

Siamo sempre negli anni Settanta, a Parigi sorge il Beaubourg e l’impertinente Baudrillard ci vede un contenitore senza contenuto, un contenitore che uccide il contenuto (la cultura) e la sostituisce con qualcosa d’altro. Il Beaubourg come contenitore di massa per le masse, che produce masse al posto del tradizionale contenuto (la cultura).
Parigi non è come internet, anche se un po’ tutti ci vanno e ci sono stati, ma l’associazione tra Beaubourg e blog mi è venuta molto spontaneamente. Soprattutto quando ho letto questa frase: “Inutile incendiarlo (il Beaubourg), inutile contestarlo, andateci! E’ il modo migliore per distruggerlo”. Ossia, l’unica cosa che si può sperare è che il Beaubourg imploda. Che imploda da solo, a forza di ramificazioni, connessioni, feed(back). L’implosione, per Baudrillard, come unico modo per distruggere il potere (di cui già nel mio post precedente).

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Lo stesso effetto che faceva a Baudrillard il Beaubourg, a me un po’ l’hanno sempre fatto i media di massa per le masse. Anche i blog. Non so se inconsciamente è per questo che ho pensato di aprire anch’io un blog. Aiutiamo questo sistema a crescere tanto da scoppiare. Alimentiamolo fino allo stremo. Gargantua e Pantagruele.
Rileggendo la frase di Baudrillard sul Beaubourg, ho pensato: cosa succederebbe se TUTTI aprissero un blog? le quotazioni di Google ecc. salirebbero alle stelle o crollerebbero? questo sarebbe un buon modo di capire come la pensa il sistema. Forse un eccesso di complessità di contenuti sarebbe l’inizio dell’implosione. Chissà.
Ma forse non è tanto questo il punto, e sono confortata dal contributo di Franco Berardi/Bifo, che GBA richiama in un recente post sui blog. Il punto non è nei media, ma sta prima, prima di ogni comunicazione. Dopo un’iniziale euforia, anche i media-attivisti più esperti hanno abbassato le loro speranze di far implodere il sistema. Mentre l’unica cosa che pare certa, è che a implodere siano stati i sistemi viventi, il loro equilibrio tra strutture emotive e cognitive, tra la loro produzione (dal basso) di informazione e la loro capacità di dare, a tutta questa varietà (dal basso) un senso emotivo. E pare che ci siano forme di comunicazione, relazione, … più adatte di altre a questa dissociazione (tra cognitivo ed emotivo, tra menti e corpi). Così lascia intendere Bifo.

immagini senza memoria: aura vs shock

Un amico scrive di fotografia, delle fotografie contemporanee che credo esprimano al meglio l’esperienza dello shock: immagini fantasmagoriche, senza profondità, che trovano non a caso il proprio luogo privilegiato nelle grandi metropoli o nei territori attraversati dalla catastrofe. A queste immagini, così care alla fotografia dello star system contemporaneo (che comprende nuovi tipi di star: architetti, fotografi, registi, stilisti, e via dicendo) possiamo contrapporre immagini assai meno spettacolari, che all’esperienza dello shock si sotraggono, nel tiepido tentativo di mantenere un contatto con la vita: con storie reali, vissute, emozioni incarnate da qualche parte. Alla pura visione si contrappone una visione incarnata, penso di poter dire. Walter Benjamin, che pur non era tanto tenero con la fotografia, ha scritto parole molto profonde al riguardo. Credo che la fotografia, espressione e comunicazione allo stesso tempo, esprima bene la tensione tra l’aura e lo shock.

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Bologna………………………………….Urbino
foto di Oscar Ferrari (pubblicate con l’autorizzazione dell’autore)

pillole per dimenticare/corpi senza parola

C’è chi si preoccupa di ricordare, chi invece cerca in tutti modi di consentirci di dimenticare. Così diversi ricercatori stanno lavorando da tempo a una pillola per dimenticare, in particolare per cancellare le tracce di ricordi sgraditi. Ricordi traumatici, causati da violenze, guerre, lutti… Qualche giorno fa un telegiornale riportava la notizia che un gruppo di ricercatori di New York avrebbero sperimentato la pillola su dei topi, con risultati soddisfacenti. La pillola non farebbe dimenticare il trauma, ma ne renderebbe meno doloroso il ricordo, e interferirebbe sul trasferimento dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine.

Uno dei più bei capitoli del libro di Aleida Assmann sul ricordare è sicuramente quello dedicato al corpo. Lo consiglio vivamente. Ci parla delle emozioni e del trauma come forme di memoria mediate dal corpo. “Ci sono esperienze e ferite che si inscrivono sul corpo che … si sottraggono alla manipolazione volontaria”. Questo ci aiuta a capire la differenza tra una memoria della mente e una memoria del corpo. La prima è flessibile, e muta continuamente adeguando il passato al presente ma, nel fare questo, trova un ostacolo, un vincolo: la memoria del corpo. Nel trauma, ci racconta la Assmann, il corpo è come la pellicola fotografica su cui la luce imprime l’immagine, il trauma sottrae l’esperienza alla possibilità del racconto e della riflessione. Nel trauma il vissuto (il corpo) rimane senza parola.

I traumi che la pillola della memoria deve rimuovere sono quindi iscrizioni nel corpo che costituiscono un ostacolo alla flessibilità della memoria della mente. Forse è per questo che hanno inventato questa pillola. Chissà se ne sarà capace.

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Immagine di Gilles Cohen, in C. Chèroux Mémoire des camps

memoria e comunicazione

Cosa c’entra la comunicazione in un blog dedicato alla memoria (delle cose)? Innanzitutto non esiste memoria senza comunicazione, e quindi la memoria è un problema della comunicazione (e chi si occupa di comunicazione se ne dovrebbe necessariamente preoccupare).
Allo stesso tempo la memoria è qualcosa di qualitativamente diverso dalla comunicazione, è soggetta a vincoli e ha radici differenti, e questo fa del rapporto memoria-comunicazione qualcosa di complesso, e anche conflittuale, a volte doloroso. Perchè le radici della memoria sono nei corpi, mentre la comunicazione, sappiamo bene, è un processo del sociale.
Il rapporto tra memoria e comunicazione è al centro della mia ultima fatica (un libro), di cui vi (a chi, poi?) mostro in anteprima la copertina (non sarà visibile dal vero prima di fine aprile).

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Ricordando Baudrillard: l’oblio delle cose

Jean Baudrillard è purtroppo scomparso, ormai la settimana scorsa. Oggi lo ricorda meritoriamente Alias, il supplemento del sabato de Il Manifesto, ma mi permetto di aggiungere qualcos’altro per cui credo Baudrillard meriti di essere ricordato.

Negli anni Settanta Baudrillard analizzava la società dei consumi, e la trasformazione delle cose in oggetti di consumo, strumenti attraverso i quali gli individui facevano propria, inconsapevolmente, la logica sociale più allargata e astratta delle differenze di classe. Gli oggetti di consumo erano in altre parole lo strumento attraverso il quale l’ordine sociale della differenza si insinuava nei cervelli e nei corpi (i sociologi dicono: veniva interiorizzato, ma non so quanto questa parola sia capace di esprimere la concretezza di questa incorporazione, che non si ferma nella mente). 
Il collegamento con la memoria?

Gli oggetti di consumo sono cose che si trasformano in puro segno della differenza, segno del codice della società stratificata, e si dimenticano di tutte le valenze soggettive e relazionali di cui potrebbero essere investite, ma che offuscherebbero il loro valore di segno differenziale. Gli oggetti di consumo sono senza memoria, perchè ciò ostacolerebbe la loro libera circolazione come puro segno della differenza. Se oggi forse non è questa la logica prevalente, ossia non più quella della differenza di classe, l’idea rimane, il processo di incorporazione pure, e può aiutarci a capire il rapporto tra la memoria e le cose, se si guarda bene.

Grazie, Baudrillard. alias.jpgalias.jpgalias.jpg


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