Archive for the 'denaro' Category

julie

Sarà presto disponibile il nuovo libro di Giuliano Piazzi, Julie (Edizioni Quattroventi, Urbino 2009). Dopo e oltre Il Principe di Casador (prima edizione 1999).
L’immagine di copertina è il risultato dell’incontro tra Julie e la sensibilità di Annamaria Chiavelli.

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il denaro: simbolo nella prima e nella seconda vita

Il denaro moderno è un oggetto che ci dice molto sulla memoria, sul suo statuto attuale. Più precisamente, ci dice molto dell’oblio. Il denaro è un oggetto che opera senza memoria, dicono alcuni. Il denaro è un grande operatore dello sradicamento e dell’oblio.
Il denaro è quindi una grande realizzazione simbolica della modernità, prima ancora e più che un mero strumento economico. A questo ho dedicato già tante pagine, e adesso vorrei andare avanti, trovando nuove strade e nuovi luoghi di osservazione.

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Qualche giorno fa con la mia amica fashion victim abbiamo ceduto a un raptus e siamo andate a campeggiare in un’isola dedicata al camping in second life: “campeggiare” significa nel gergo di quel mondo online stare seduti da qualche parte, tipo figuranti, e guadagnare linden dollar in base al tempo che si rimane a stazionare. Volevamo comprare vestiti per i nostri avatar ancora relativamente basici, e abbiamo agito d’impulso, un po’ irrazionalmente. Ma da questo impulso insensato (inconscio = incorporato, interiorizzato) è maturata lentamente la mia curiosità sul rapporto con il simbolo-denaro nella second life. Con il second-simbolo-denaro, cioè. Una conversazione animata con Luca, esperto conoscitore dei mondi online, ha rafforzato questa curiosità, e sta prendendo forma il progetto di una ricerca etnografica (chissà quando riesco a farla, mah). Per costringermi a farla davvero ne ho parlato anche con GG, e adesso mi espongo pubblicamente su questo blog. (Ormai è l’unico modo per fare davvero le cose che mi interessano).

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Io ho iniziato la mia osservazione partecipante la settimana scorsa, lavando pavimenti per 2 linden dollar l’ora nell’affollatissimo “Moscow Mall” (affollatissimo di lavapavimenti, non di acquirenti), che riproduce il Gum in second life, di cui ho già parlato (qui). Tra stare a carponi con uno straccio in mano e usare una moderna scopa ho preferito la seconda opzione. Gli avatar che stavano facendo il mio stesso lavoro non hanno risposto ai miei timidi approcci (probabilmente stavano altrove affaccendati nella first life, passando ogni tanto davanti al computer per ravvivare il loro avatar ed evitare di essere scacciati dalla postazione, come è capitato infatti a me dopo una mezz’oretta buona di inattività: ero a cena).

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Intanto, CERCANSI avatar che hanno campeggiato o svolto attività analoghe per fare second denaro: potreste raccontarci come vi è venuto in mente di farlo, perchè, e cosa ne avete fatto dei linden dollar che avete “guadagnato”? perchè avete preferito campeggiare anzichè comprare linden dollar? Questo e quant’altro vi viene in mente mi piacerebbe che ci raccontaste qui sotto. O via mail a: roberta.bartoletti@uniurb.it

Second Lenin

Il 7 novembre scorso è stato il 90° anniversario della rivoluzione di Ottobre, che dal 2005 non è più festeggiato nemmeno in Russia, per non parlare delle altre repubbliche ex sovietiche. La festività che ha preso il posto di quella data nel calendario russo ricorda la cacciata dei polacchi da Mosca, nel XVIII secolo (un po’ curioso, no?). Evidentemente quell’evento, pur rivoluzionario, quindi nuovo inizio nella storia russa, non è più riconosciuto come fondante. La rivoluzione dell’Ottobre 1917 non è più un mito fondatore (un mito storico, ovviamente, con radici in un passato ancora accessibile alla memoria di alcuni).
Non se ne parla granché in Russia, figuriamoci altrove. Il Manifesto, quotidiano veramente controcorrente, insiste nel ricordare queste date e questi anniversari che sembrano non interessare più nessuno. Credo che più che retrò siano impertinenti, visto che l’oblio non è mai casuale, e loro rigirano il coltello in una piaga che molti vorrebbero dimenticare.
Il 7 novembre 2007 è uscito un bellissimo libro in edicola, dal titolo forse fuorviante “I rifugi di Lenin”: è un resoconto del viaggio nella Russia contemporanea del giornalista Astrit Dakli e del fotografo Mario Dondero, che si interrogano su cosa resta, di quel passato mitico (nell’accezione di cui sopra), ormai non solo desacralizzato, ma ampiamente rimosso.

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statua di Lenin a Mosca, piazza dell’Ottobre

Il racconto inizia dalla piazza dell’Ottobre, a Mosca, dove ancora abita una enorme statua di Lenin. La piazza, che non è neppure propriamente tale, è bruttissima, afferma Dakli e conferma la sottoscritta, e l’impressione è che non sia stata rimossa perchè in fondo non dava tanto fastidio. In realtà, per quanto strano possa sembrare, Lenin continua ad essere considerato un padre fondatore, anche nella Russia contemporanea che ha rinnegato la Rivoluzione di Ottobre. Non è quindi un caso che mentre nel resto del mondo le statue di Lenin vengono rimosse, a Mosca restano al loro posto. Ancora più significativa la permanenza del corpo di Lenin nel santuario addossato al centro del potere russo – il Cremlino – nella mitica piazza rossa. Qui Lenin, le sue mortali spoglie che tanto mortali non sembrano, devono convivere forzatamente non solo con il potere attuale, ma anche con il volto più sfacciato del mercato: di fronte al mausoleo (architettura peraltro bellissima) gli ex magazzini di stato Gum sono oggi sede delle più note e costose marche del mondo (anche italiane). Magazzini di lusso, del lusso più sfacciato, proprio in fronte al corpo imbalsamato di Lenin. Tante contraddizioni dicono tanto, non solo sulla Russia contemporanea, ma sullo stato del mondo.

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Ma questi secondi Lenin, corpi senza vita, evidentemente non bastavano. Nell’isola di Second Life che riproduce la Piazza Rossa di Mosca è stato realisticamente riprodotto il mausoleo di Lenin, mancano solo le guardie e la coda per entrare: si entra direttamente attraverso una porta automatica, non c’è il percorso obbligato di avvicinamento lento e rispettoso alla salma, che appare quindi immediatamente e un po’ brutalmente. Fuori dal mausoleo, il Cremlino, San Basilio e gli ex magazzini Gum, dove gli avatar che vogliono guadagnare qualche Linden Dollar possono mettersi per un’oretta a pulire i lucenti pavimenti di marmo dei corridoi interni, carponi per terra, con secchio accanto e straccio in mano. Come mai questa second life assomiglia tanto schifosamente alla prima, quando si tratta di denaro?

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Corpi liquidi (pillole per dimenticare/2)

Qualche tempo fa Giulia mi ha raccontato di una pillola che elimina il ciclo mestruale, questa notizia mi è rimasta in un angolo della mente, ha sedimentato, in attesa di trovare connessioni, senso. Così la settimana scorsa questa notizia si è rimessa in moto in connessione con un racconto sulla mitologia femminile. Con una serie di racconti di donne sulle donne.
Il racconto (innescato da Lorenzo) che ha richiamato gli altri è quello dell’archeologa e mitologa Marija Gimbutas, che ha trovato le tracce del mito della grande madre nei suoi scavi sul Neolitico nell’Europa Antica (7000-3000 a.C.). Quello della grande madre è un racconto di nascita, morte e rigenerazione, strettamente legato alla terra.
Mi sono allora ricordata che Anne Cameron, superstite della tribu degli indiani Nootka del Canada, racconta che le donne durante il ciclo mestruale facevano festa per quattro giorni: si allontanavano dal villaggio e si recavano in un luogo sacro, si sedevano sulla terra, che si nutriva del loro sangue. Restituivano il sangue alla terra. Terra e sangue sembrano molto legati, così come sia la terra sia il sangue sembrano legati alla vita. Il periodo del ciclo mestruale era chiamato il tempo della luna.
Questi racconti femminili antichi sono, credo, molto attuali. Attuali e contemporaneamente molto in contrasto con il presente. Parlano di un tempo ciclico, che è soprattuto un tempo qualitativo, intriso di qualità. Parlano di qualità e di valore d’uso: del tempo, della terra, del corpo e dei suoi flussi. In questo caso, del corpo femminile e dei suoi flussi così palesi, difficilmente celabili, difficilmente dimenticabili.
Ma questo solo finchè arriva una pillola che consente di cancellare il ciclo, di ristabilire un ordine indistinto del tempo. Nessun ciclo: un tempo liquido, senza discontinuità, senza rimandi alla qualità del corpo e dei suoi flussi vitali. (ma la liquidità non era una peculiarità del denaro?)
Credo che non dovrebbero preoccuparsene solo le femministe. Fossi in voi me ne preoccuperei, uomo o donna che siate. Del problema se ne occupa fra gli altri Giovanna Chesler, docente di cinema alla University of California di San Diego, con il suo documentario, «Period: the end of menstruation?».
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