Archive for the 'guerra' Category

mediamemorie di guerra

Sulla famosa rete via cavo americana Hbo sta andando in onda Alive day memories: home from Iraq. Fino al 2 dicembre. La star della nota serie Sopranos, James Gandolfini, ha prodotto il programma in cui giovani reduci dalla guerra in Iraq raccontano davanti alle telecamere un giorno che in realtà vorrebbero dimenticare. Il giorno in cui sono sopravvissuti, ossia sono scampati alla morte, il giorno dopo il quale la loro vita non è stata più la stessa.

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il soldato Crystal Davis

Nell’articolo uscito una settimana fa, Irene Alison ricorda che la guerra in Iraq, oltre ai circa 100.000 civili iracheni e i 3.828 soldati americani uccisi, vanta tra i suoi risultati 27.000 feriti, la metà dei quali soffre di sindrome da stress post traumatico, e il più alto tasso di amputati dall’epoca della guerra civile. Proprio a questi ultimi è dedicato il nuovo programma della Hbo.
Le loro storie sembrano interessare i media: la giornalista ricorda film come In the valley of Elah di Paul Haggis e Redacted di Brian de Palma, numerosi documentari (tra cui da No End in Sight di Charles Ferguson, Taxi to the Dark Side di Alex Gibney), ma anche nuove serie televisive, da Over There di Steve Bocho fino a Baghdad ER di Jon Alpert, documentario girato nel pronto soccorso militare della Green zone della capitale irachena. Chissà se riusciremo a vederlo.

dimenticare l’Iraq

Pensavo che a Londra avrei trovato molti libri sulla fotografia contemporanea. Forse avevo troppo poco tempo. Nella libreria della Serpentine ho trovato finalmente una rivista dedicata alla fotografia contemporanea inglese, che mi sono portata a casa. Sfogliandola ho visto un articolo dedicato a un videoartista che apprezzo molto, Steve McQueen, e al suo lavoro recente intitolato Queen and Country.
Si legge nella recensione che l’artista non ha concepito quest’opera come un memoriale dedicato ai soldati inglesi caduti in Iraq: si tratta di un’opera d’artista, che ha a che fare con la politica della rappresentazione, della memoria, e anche dell’oblio. Soprattutto le reazioni seguite all’apertura della mostra alla Central Library di Manchester (in febbraio) hanno rivelato il rimosso, come è stato scritto sulla stampa inglese e americana. L’ostruzionismo del ministero della Difesa inglese, ostile alla realizzazione dell’opera, ha rivelato l’esistenza di una memoria culturale ufficiale sulla guerra in Iraq che non poteva confrontarsi con la concretezza dei volti degli oltre 100 soldati inglesi caduti. McQueen ha contattato 115 famiglie, di queste 102 hanno risposto e 98 hanno collaborato con l’artista selezionando una immagine privata dei loro cari caduti in guerra (donne e uomini). Ognuna di queste immagini è stata trasformata in un francobollo: l’opera consiste in 98 fogli (inseriti in 49 pannelli estraibili, in sequenza per data di morte) dove ognuna di queste immagini è ripetuta 168 volte.

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Caporale Benjamin Hyde, morto il 24 giugno 2003 all’età di 23 anni

Si tratta di immagini private e intime (a colori), che oggettivano una memoria collettiva viva, scomoda per la memoria ufficiale dello Stato. In ogni francobollo, in alto a destra, il profilo della regina. Ancora una volta la carta e non il marmo o la pietra, un’immagine privata, intima e concreta che si contrappone a una rappresentazione astratta, collettiva e generalizzata: della guerra, delle sue conseguenze concrete.

Queen and Country, visibile alla Central Library di Manchester fino al 14 luglio, da fine mese si sposterà all’Imperial War Museum di Londra, che ha co-commissionato l’opera all’artista insieme al Manchester International Festival.

memorie argentine

Memorie, non solo di madri (di quelle della piazza di Mayo). Un amico mi segnala questa mostra in corso a Buenos Aires dedicata alle isole Malvinas dal titolo “malvinas isla de la memorias”, che raccoglie una serie di reperti dei militari della recente guerra che ha avuto per oggetto le isole al largo della costa argentina e un’installazione di croci a ricordare i morti.

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foto di Oscar Ferrari

Mentre a Roma si ricordano i luoghi dei desaparecidos, nella capitale argentina si ricordano altre scomparse, si costruiscono altri luoghi della memoria. Sarà questo il volto della nuova Argentina (se i caratteri del presente e del futuro si intuiscono dalla memoria del passato)?


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