Archive for the 'memoria sociale' Category

la modernità della politica

Ieri sera, complice la febbre, mi sono trovata a seguire l’ennesimo contenitore di informazione sulla politica in questa fase pre-elettorale. Veltroni a Tv7.

Veltroni ha detto una cosa molto rivelatrice, secondo me, sullo stato evolutivo attuale della politica: non ci sono più tribù (destra contro sinistra, nelle loro declinazioni contingenti), e il panorama politico attuale può così essere paragonato all’Europa di Schengen, senza barriere ai confini. Più precisamente, senza confini interni che siano minimamente vincolanti, minimamente significativi. Aggiungo: questo dal punto di vista della politica, ossia dei partiti. E’ ovviamente un punto di vista interno al sistema della politica.

(Per gli studiosi di Luhmann: è la memoria sociale in azione). Per questo non mi stupisco granché che il partito democratico sia in ascesa nei sondaggi (dato peraltro confermato da ciò che accade intorno a me). Decisamente un partito moderno. (Nota post: non lo dico con ironia).

PS: le “conversazioni dal basso” (seppur a-sincrone) sono evidentemente molto di moda, tanto da arrivare persino a Rai1: gli stessi telespettatori facevano le loro domande a Veltroni, sia tramite videoregistrazioni sia tramite e-mail. Anche questo si può fare.

la memoria dei media

Un programma di successo alla televisione argentina in questo momento è il Gran Hermano Famosos, che è cominciato appena terminato il gran hermano. Qualche giorno fa un amico mi ha scritto per raccontarmi che un concorrente – tale Nino Dolce, una star televisiva locale – è stato squalificato per avere accusato un altro partecipante al gioco di essere stato coinvolto nelle torture ai desaparecidos ai tempi del regime militare. Mentre la puntata del programma pomeridiana ha prodotto una serie di documenti che discolpavano il concorrente accusato, provenienti direttamente dal ministero dell’interno. Il mio amico si lamentava della qualità infima del programma e della televisione argentina in generale, ma soprattutto era irritato dal blasfemo mescolamento di sacro e profano. “Mi sembrava giusto comunicartelo, non so perchè”.

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Un perchè l’ho trovato io. Il comportamento dei media è abbastanza prevedibile (tutto quello che fa audience, i selettori tipici ecc.). Ma la cosa che più mi ha colpito di questo racconto è che evidentemente (e di questo sono paradossalmente contenta) la dittatura non è un argomento tabu. E’ un pezzo di storia che non viene rimosso, ma continuamente se ne parla, si vedono tracce, e questa cosa della televisione è molto rivelatrice. Perchè è la memoria della società che parla attraverso la televisione. E conta più di monumenti, lapidi e tracce sui selciati.

la memoria del mondo

Sto scrivendo un post sulla memoria del mondo. Mmm, mi pare un progetto un po’ ambizioso, dice Anna. Beh, effettivamente, suona un po’ così. Ma non è un progetto mio, ci mancherebbe.
E’ l’Unesco che nel 1992 ha creato il programma Memory of the World per contrastare l’oblio collettivo attraverso la preservazione di archivi e collezioni di testi rilevanti per la memoria delle diverse culture del mondo, che sono patrimonio di tutti, e che rischiano di scomparire (commercio illegale, inadeguata conservazione, guerre ecc.). Si tratta di una parte importante di quell’idea di heritage la cui tutela è la missione dell’Unesco. L’archivio è organizzato per aree geografiche e poi per nazioni, ma ci sono anche progetti inter-trans-nazionali. Ne fanno parte, tanto per darvi un’idea, dalla Bibbia di Gutenberg (Germania) all’alfabeto fenicio (paesi arabi), ma anche documenti recenti, quali i registri del campo di concentramento nazista Auschwitz-Birkenau o le tavole delle 21 richieste di Solidarnosc (entrambi: Polonia).

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In realtà è proprio grazie a un depliant su Danzica (e alle tavole delle 21 richieste) che ho scoperto l’esistenza di questo grande archivio. Mi interessa capire l’idea che ci sta dietro.
Solo i grandi illuminati conoscono la memoria del mondo, nella sua interezza (dice sempre Anna). Infatti, l’Unesco nel suo programma non raccoglie la memoria del mondo così intesa, ma seleziona alcuni suoi elementi (a partire da candidature). Ci sarà un criterio dunque, sicuramente una serie di criteri. Mi incuriosice soprattutto la selezione di documenti recenti, ovviamente. Prendo ad esempio le 21 richieste di Solidarnosc: fanno parte della memoria del mondo in quanto costituiscono (cito) “uno dei più importanti documenti del XX secolo, testimonianza di una svolta di primaria importanza per la storia del mondo”, più precisamente il primo mattone della caduta dell’impero sovietico e del muro di Berlino. Ah, ecco perché.

(un dubbio: ma la memoria del mondo avrà qualcosa a che fare con la società-mondo?)

Quale memoria per la comunicazione

Rispondo qui a uno scambio di commenti via mail, perchè il mio blog funzioni (per me) anche da promemoria.
Sull’apparente contraddizione che un lettore ha notato: da un lato non esiste comunicazione senza memoria, dall’altro c’è (nella società attuale) una tensione tra memoria e comunicazione.
Innanzitutto questa tensione tra memoria e comunicazione è un problema abbastanza moderno. Non è quindi scontata, ma ha una sua realtà storicamente definita.
In secondo luogo, bisognerebbe intendersi su cosa è (su cosa si intende con) la memoria. Dietro a questa parola si nasconde una complessità inaudita, pari a quella che sta dietro la parola comunicazione.
Quindi la memoria che va d’accordo con la comunicazione come processo del sociale è qualcosa di diverso dalla memoria incarnata e vissuta che, con quella comunicazione lì, ha invece qualche problema. La memoria di cui parla ad esempio la teoria dei sistemi sociali di Luhmann (ops) è infatti una mera struttura di ridondanza, che gestisce problemi tutti sistemici di gestione della complessità e di costruzione della realtà del sistema della società, e non ha nulla a che fare con l’idea di passato, di ricordo, di memoria di cui parliamo nel linguaggio ordinario.


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