Archive for the 'mito' Category

memorie resistenti

sono indecisa su quello che farò il prossimo 25 aprile. ci sono vari luoghi in cui vorrei essere a ricordare la Liberazione, la resistenza e i miei antenati, concreti o ideali. sono indecisa tra la Rinascita, la mia Piazza Maggiore e la casa Cervi, dove canteranno insieme 7000 partigiani. 7000 partigiani, non sono pochi, soprattutto di questi tempi, in cui le memorie resistenti sembrano avere vita dura. ho già promesso che se non ci sarò tutta intera, ci sarò sicuramente con il cuore, a casa Cervi, il 25 aprile 2008, a cantare insieme ai 7000 partigiani.

L’iniziativa 7000 partigiani che cantano a casa Cervi è promossa dal gruppo Mondine 2.0 – Di madre in figlia, che dopo aver raccolto l’adesione di 100 blogger all’iniziativa (io sono la numero 4!!!!) ha rilanciato e vorrebbe raccogliere 250 blogger: per adesioni andate qui, per scaricare il badge qui.

Ecco il libretto della giornata, scaricato via Stellavale, per chi volesse già cominciare a cantare…

la casa degli antenati

Nei mesi scorsi abbiamo visitato diversi musei etnografici e antropologici, per lavoro e per diletto, tra Italia, Francia e Svizzera. Tra questi, il Quai Branly di Parigi è sicuramente il più strabiliante e il più ammiccante a un pubblico di massa. Ma contiene testimonianze di culture primitive veramente stupefacenti, da lasciare a bocca aperta per la meraviglia.
Tra queste, ricordo ora e qui le case degli antenati – maison des esprit, maison des hommes -, stupefacenti per bellezza ma anche per il concetto, abbastanza diffuso nel mondo primitivo, che esprime la capacità dei vivi di restare in contatto con i propri antenati, di mantenere vivo il contatto tra passato, presente e futuro.

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Ognuno ha i suoi antenati, forse un vantaggio della modernità sta nel poter scegliere i propri: quelli i cui valori e le cui gesta rappresentano le origini da cui ci piace iniziare ad esistere, anche noi.
Partigiani, operai e contadini, uomini e donne. Questi sono i miei antenati.
E la Rinascita di San Vito è una vera e propria casa degli antenati, ma a questo dedico poi il un prossimo post.

Da Dubai alle Alpi (e ritorno)

Ringrazio Piero per averci raccontato oggi cosa c’entrano le Alpi con Dubai, e viceversa, usando come pretesto Ski Dubai.
Ski Dubai, una grande scatola refrigerata che consente di “fare l’esperienza del freddo e della neve” in mezzo al deserto degli Emirati Arabi, non c’entra tanto con l’immaginario delle Alpi, nel senso che non intende rimandare a riferimenti specifici che hanno a che fare con le Alpi, al di là di riferimenti superficiali e pretestuali.
Questo luogo artificiale ci dice invece un paio di cose che c’entrano con l’argomento di questo blog.
1. questo luogo – Dubai – è così adatto alle tendenze più avanzate e spettacolari del mercato e della società globale proprio in quanto si tratta di un deserto. Un deserto geografico diventa un deserto metaforico: il nulla, dove tutto può essere immaginato e realizzato, senza nessun vincolo al passato. In questo senso, ci dice Piero, si tratta di un luogo che si è liberato dalla storia (non della propria, in realtà). Forse proprio per questo è un luogo di successo. In quanto si è liberato della memoria, di questo vincolo culturale e antropologico
2. Se a Dubai si sono ispirati alle Alpi per fare una scatola refrigerata dove persone che non conoscono il freddo e la neve possono farne esperienza, è perchè le Alpi nell’immaginario collettivo sono “la” montagna. E questo rimanda al mito delle Alpi, mito all’origine della modernità (chissà se è esso stesso un mito fondatore della modernità). In altre parole le Alpi, prima che dei monti, sono un’idea, che non parla tanto della montagna (non solo, solo tangenzialmente) ma piuttosto di tante altre cose. Secondo me, parla di noi. Anche della memoria.
So di essere un po’ criptica, ma su questo Piero deve scrivere un libro, lascerei a lui il compito di ragionarci sopra, e di farci sapere, tra qualche tempo, cosa ne è venuto fuori.

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