Archive for the 'Ostalgia' Category

memorie in movimento

“Ho l’impressione che si riduca la Ddr sempre più a pochi marchi di prodotti e ad alcuni standard di interpretazione. La situazione era molto più complessa”. Per andare oltre questa immagine stereotipata della ex Germania Orientale sarebbe bello andare a vedere i documentari di Thomas Heise al Festival dei Popoli di Firenze, dove viene presentata tutta l’opera del regista che ha lavorato soprattutto nel teatro (con Heiner Mueller) durante al vita della Ddr, data la censura continua a cui sono stati sottoposti i suoi documentari. In Material (2009), che ha già vinto il Gran Premio al Fid Marseille, racconta la storia tedesca poco prima della caduta del muro.
In attesa del ventennale.

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consumo e memoria

sto faticosamente tentando di scrivere un articolo. in teoria è già scritto, ma solo in teoria. è tutto nella testa ma non riesce a mettersi in ordine sulla carta. estremo tentativo: anticipare il contenuto sul blog.
devo scrivere un articolo su come il consumo ha un ruolo nella produzione delle biografie individuali (e collettive). è chiaro che c’entra la memoria, la capacità degli oggetti materiali di fissare i significati. un individuo e un gruppo riescono a fissare il senso della loro esistenza grazie a una costellazione di oggetti che in qualche modo li caratterizzano. che li rendono specifici. fin qui niente di nuovo.
la cosa che credo sia interessante è questa: nell’ex Germania Orientale, dopo la caduta del muro di Berlino, la trasformazione dei prodotti della società socialista in merci (o oggetti di consumo nell’accezione occidentale, di mercato) è stato paradossalmente il modo con cui i tedeschi dell’est sono riusciti ad affermare in modo positivo, assertivo, il valore delle loro biografie e della loro identità. ad affermarla in opposizione alle descrizioni delle loro biografie e della loro identità che venivano prodotte a Ovest (e che continuano ad essere prodotte ad ovest, malgrado loro).
credo che questo sia un bell’esempio di uso non proprio ortodosso dei significati e delle logiche più profonde delle merci. anche se non si può nemmeno essere troppo entusiasti. anche se non nega gli aspetti più macroscopici delle trasformazioni della germania orientale e dei paesi dell’est in genere (ho letto cronache preoccupanti sull’Ungheria, recentemente).

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Letture consigliate, a me innanzitutto (già ordinato in libreria): Vite nuove, romanzo dello scrittore di Dresda Ingo Schulze. Qui un’intervista.

Aggiornamento di inizio 2008: Vite nuove lo sto ancora leggendo, ma l’articolo ho finito di scriverlo da un pezzo. Alla fine si intitola La fabbrica delle memorie ed è pubblicato qui, per chi fosse interessato a leggerlo.

verso sud/consumo e memoria

Non ho abbandonato il blog, semplicemente non sono mai riuscita a scrivere in questi giorni, causa le girovagazioni per convegni.
Ieri ho seguito i lavori del convegno su Media, memoria e discorso pubblico alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Napoli. Ho partecipato al workshop coordinato da Roberta Paltrinieri ed Emanuela Mora sui consumi come media nella costruzione dell’arena pubblica, con una relazione su Consumi di memoria, identità e discorso pubblico: il caso esemplare dell’Ostalgia, il cui abstract è scaricabile insieme agli altri qui. Dalle relazioni ed esplicitamente dal dibattito che è seguito (a cui ha contribuito anche Alberto Marinelli) è emerso chiaramente come il consumo possa e debba essere considerato una pratica dal basso, che produce senso, senso che non può essere confinato a quella che tradizionalmente è stata definita la sfera privata, come grandi antropologi come Mary Douglas ci hanno (fra gli altri) insegnato.


foto di roberta bartoletti

Il rapporto tra consumo e memoria dalla prospettiva dei singoli può infatti essere osservato in questo modo. Nel caso della Ostalgia, lo sguardo nostalgico dei tedeschi orientali verso gli oggetti della loro vita quotidiana nella Ddr esprime una memoria collettiva in dissonanza con la memoria culturale ufficiale della Germania riunificata e delle sue istituzioni, politiche e culturali. Supportate dal mercato e dai media, queste memorie individuali e collettive dal basso chiedono, attraverso gli oggetti e le pratiche di consumo, di essere riconosciute, ascoltate e rispettate.

PS: lo sapevate che il sindaco attuale di Napoli (donna) ha voluto un Assessorato alla Memoria della città? Si occupa di archivi e dell’identità della città.

Pol-stalgia? Cantieri di memoria

L’Est Europa ci appare oggi come un grande cantiere della memoria, sia collettiva che individuale, a causa dei cambiamenti radicali e a volte improvvisi che hanno caratterizzato la sua storia recente: la dissoluzione del blocco di influenza sovietica in Europa, la caduta del muro di Berlino, la ridefinizione dei confini e delle identità. Questi cambiamenti, specifici di quel pezzo di mondo vicino, si innescano su cambiamenti più vasti, sulla dissoluzione di altre identità, di altre memorie.
Di fronte ai cancelli dei cantieri navali di Danzica c’è una lapide. Non a memoria di qualche morto, per una volta. La scritta “21 x Tak! – Solidarnosc” (in polacco significa “21 Sì! – Solidarietà”) è lì a ricordo delle 21 rivendicazioni sindacali avanzate nel 1980 dagli operai guidati da Lech Walesa e di seguito accolte dal governo polacco, dopo lo sciopero a oltranza iniziato il 31 agosto dello stesso anno che per settimane aveva paralizzato la città. L’eredità lasciata da quel movimento dei lavoratori alla Polonia e ai polacchi di oggi è abbastanza incerta.
I gemelli che governano oggi il paese (presidente e capo del governo) sembrano piuttosto preoccupati di completare progetti di epurazione (aspramente criticati dagli stessi antichi esponenti di Solidarnosc e avversari del precedente regime), e di come rendere pubblici gli archivi della polizia segreta “comunista” custoditi dall’Istituto della memoria di Varsavia.

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In questo clima forse non interessa granchè dell’eredità di Solidarnosc, non interessa alla politica o allo Stato. Interessa, pare, ai giovani, a qualche studente, come a quel Lucas, 22 studente di scienze politiche, intervistato da Mauro Caterina, che afferma che per lui e per quelli della sua generazione Walesa e Solidarnosc rappresentano dei miti. I suoi ricordi di Solidarnosc sono quelli studiati sui libri di storia e raccontati dai genitori. Mentre ai cantieri navali di Danzica la memoria di Solidarnosc pare affidata a una lapide: forse perchè dei 9 mila lavoratori che popolavano i cantieri negli anni Ottanta, oggi appena 2 mila sono sopravvissuti alle ristrutturazioni industriali?

turisti smemorati? ricostruzioni a Est

Se i turisti che scelgono come meta le Repubbliche Baltiche dovranno depennare dai loro itinerari i monumenti dei vari liberatori sovietici, altre cose da vedere sono state preparate per loro, a sostituzione di quei simboli caduti in disgrazia. In questi paesi (Lituania, Estonia e Lettonia), così come in altri paesi dell’Est (Ungheria, Polonia, Bulgaria, Romania, ex Cecoslovacchia), dall’inizio degli anni Novanta sono infatti proliferati musei dedicati all’occupazione sovietica, come ci ricorda la giornalista Lucia Sgueglia.
I musei, si sa, sono importanti luoghi di memoria. Luoghi in cui la decisione di cosa ricordare (e cosa dimenticare) si prende consapevolmente. Una vera e propria politica della memoria. E si decide anche il significato di quello che si ricorda (o almeno ci si prova). Così lo sfratto del soldato liberatore dal centro della capitale estone era probabilmente già stato annunciato nel 2003, con l’apertura del museo dell’Occupazione. Il museo di Tallin si contraddistingue per l’equiparazione di nazismo e comunismo e, pur dichiarandosi dedicato ai totalitarismi, il suo focus è sostanzialmente sull’occupazione sovietica successiva alla seconda guerra mondiale.

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Non è da meno la romantica Vilnius, dove è possibile visitare il Museo delle vittime del Genocidio. Il museo non è dedicato all’Olocausto, anche se potrebbe benissimo esserlo, visto che Vilnius era altrimenti nota come Gerusalemme dell’Est, e sono stati duecentomila gli ebrei lituani uccisi durante l’occupazione nazista tra il 1941 al 1944. Il museo del genocidio è invece anch’esso dedicato all’occupazione sovietica: nelle guide turistiche di Vilnius figura infatti anche come “museo del Kgb”. Già fondato nel 1992 con fondi Usa, il successo di pubblico arriva nel 2004, dopo l’ingresso della Lituania nell’Unione Europea.
In questi musei si costruisce (ricostruisce) la memoria nazionale e l’identità di queste nuove repubbliche, e sembrano riaffiorare vecchi problemi di rimozione, di amnesia strutturale. Dettagli che è meglio dimenticare (tipo i 200.000 ebrei lituani scomparsi). In questi luoghi sicuramente non si prova tanta Ostalgia.
Speriamo solo che i visitatori di questi musei non siano troppo ingenui.

souvenir da dimenticare

In un mercato delle pulci berlinese ho trovato un oggetto che mi ha colpito, e che mi sono portata a casa. Un souvenir come souvenir. Un souvenir del passato, un souvenir d’antiquariato.
Si tratta di un piccolo album verde, dalla copertina di moderna plastica, che raccoglie una serie di diapositive della Berlino Est degli anni Settanta, con i suoi luoghi topici. E’ un oggetto che ci permette di gettare uno sguardo sul passato, su come questa città si immaginava e si rappresentava. Così la torre della radio al centro della mitica Alex è rappresentata come Sehenswuerdigkeit (cosa che merita di essere vista, visitata) accanto al monumento dedicato a Lenin, in un quartiere residenziale non molto distante dal centro della città.

berlino_200.gifIl monumento a Lenin – Berlino anni ’70

La torre della radio domina ancora oggi Alexanderplatz e Berlino, ne è ancora un simbolo riconosciuto e riconoscibile, mentre la statua di Lenin ha preso metaforicamente il volo, è scomparsa dalla sua piazza (come si nota nell’immagine qui sotto) e resta, semmai, come luogo di memoria nei ricordi dei berlinesi dell’Est.
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Il Senato di Berlino, subito dopo la caduta del muro e la riunificazione della Germania, ha infatti deliberato lo smantellamento di numerosi simboli della Germania Orientale, decretandone l’oblio ufficiale. Qualche sporadica traccia di questi memoriali viene oggi venduta, come feticcio ostalgico, a curiosi, turisti o autentici nostalgici.

giochi di memoria

Auch du erinnerst dich! Ovvero, anche tu ti ricordi?
Leggevo questa mattina, tra i vecchi giornali che mi si accatastano in (vana) attesa di essere sfogliati, un articolo su un Domenicale del Sole24ore sui problemi di memoria della Germania, in relazione al nazismo. Capita spesso di trovare articoli o libri su questo tema. Il problema della memoria della Germania contemporanea è ancora più complesso, e si è arricchito (se si può usare l’espressione) di nuove emozioni e contenuti negli ultimi anni, in seguito alla caduta del muro di Berlino.
Un po’ perché ho dei ricordi vissuti al riguardo, un po’ perché la Germania mi è vicina trovo di particolare interesse il nuovo sguardo nostalgico (a tratti vissuto, a tratti costruito) con cui gli abitanti dell’ex Germania Orientale guardano al loro passato. Ostalgia, l’hanno chiamata. Tralasciamone la complessità, per ora.
Questo fenomeno è sullo sfondo di una nuova serie di “oggetti ostalgici”, in cui sono io stessa inciampata. Tra questi segnalo un gioco da tavolo, il cui nome è citato in apertura di questo post. “Anche tu ti ricordi!” si riferisce alle cancellate, fantasiose nei disegni e variopinte, datate 1960-1989, con cui i tedeschi della ex Ddr recintavano le loro grigie esistenze domestiche. Progressivamente sostituite da moderne cancellate standard, di mercato, oggi possiamo vederle ritratte su tessere quadrate, oggetto di un gioco di memoria (doppio senso). Basta ricordare, per giocare, dove si trova la tessera gemella di ogni cancellata riprodotta.
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Il gioco (nato a seguito di una mostra) è un banale gioco di memoria (di breve termine) che, oltre a far associare tra loro le coppie di tessere mescolate, vuole far “ricordare la memoria collettiva dell’intera nazione”. Ma cosa dovremmo ricordare: la creatività dal basso, con cui i tedeschi orientali rispondevano alla mancanza di merci, suggerisce il retro della scatola del gioco, o la memoria della Ddr, come è scritto nel foglietto interno alla scatola? Forse la complessità dell’insieme, suggerirei io al lettore.


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