Archive for the 'Ustica' Category

gli oggetti personali dei passeggeri del volo IH 870

Oggi è stato inaugurato il Museo della memoria di Ustica, a Bologna. Con tanto di sindaco e ministro. Ustica è un piccolo frammento di una storia più grande, oscura e inquietante. Per questo, credo, molto importante (anche per questo). A Bologna lo sappiamo bene, dovremmo saperlo. Dobbiamo ricordarlo.
Finalmente ho visto l’opera di Boltanski, che rimane come allestimento permanente ed è visitabile fino al 16 luglio da martedì a domenica dalle 10 ale 18 (il giovedì fino alle 24). Dal 16 luglio al 16 settembre solo il fine settimana, dalle 10 alle 18 (Via di Saliceto n. 5).

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foto mia

L’aero, il Dc9 dell’Itavia, ricostruito come nell’hangar da cui proviene, è un po’ sacrificato nello spazio del museo, i visitatori possono camminargli intorno, e ascoltare i pensieri ad alta voce dei passeggeri, che provengono dai pannelli neri appesi alle pareti. La gente si avvicina con l’orecchio, per ascoltare, per sentire meglio. A fianco dell’aereo, delle scatole nere un po’ funeree contengono gli oggetti ritrovati. Gli oggetti non sono visibili, le scatole sono opache, intrasparenti. Nel libro, consegnato a tutti i visitatori all’entrata, sono stati fotografati, catalogati per tipo: borse, abiti, biancheria, scarpe, oggetti personali… A questi oggetti, e alla loro catalogazione, è dedicato il breve testo di Beppe Sebaste: “Le cose, testimonianze della vita delle persone. Gli oggetti sono tracce. Segni di una presenza. Impronte. Gli utensili, il valore d’uso delle cose. …. La memoria degli oggetti. Quella degli abiti, che raccontano la storia – la forma – dei corpi. La sopravvivenza delle cose. La spettralità delle cose. …”
L’aereo e gli oggetti ritrovati sono stati sottratti alla polvere dell’hangar, dove rischiavano di dissolversi nel nulla. E’ come se ora avessero avuto degna sepoltura, l’aereo e le cose. E con loro, anche i passeggeri. Per questo ho trovato molto naturale che l’inaugurazione si concludesse con una benedizione.

che cosa resta di Ustica?

Vestiti recuperati e scarpe, e la carcassa ricostruita di un aereo. Oggetti. Oggetti ri-trovati. Ri-pescati. Ecco quel che resta, delle 81 vittime del Dc9 dell’Itavia abbattuto sui cieli di Ustica 27 anni fa, durante un’azione militare (più di così non ci è consentito sapere, ancora una volta).
L’areo: ricostruito per le indagini in due ripescaggi 3500 metri sotto il mare, è stato riportato a Bologna, dal cui aeroporto era decollato. Il museo della memoria di Ustica che ora lo accoglie inaugurerà finalmente mercoledì 27 giugno, alle 17,30 – come ho anticipato qui. Fa strano, che un reperto di un’indagine giudiziaria, peraltro conclusa fino a un certo punto, possa finire in un museo. “Non potevamo pensare che, finito l’utilizzo giudiziario tutto fosse gettato via. Quell’aereo è l’ultimo luogo che i nostri cari hanno visto e toccato. Era ed è un simbolo della nostra battaglia per la verità”, chiarisce Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Ustica, in un’intervista al quotidiano gratuito il Bologna, che ha seguito con grande attenzione questa vicenda.
L’aereo (quel che ne resta, ossia oltre 2000 frammenti ricomposti in forma di aereo) è stato così calato dal cielo nei ristrutturati stabili industriali ottocenteschi, un tempo deposito dell’azienda dei trasporti locali. Oltre all’aereo, e all’intervento di Boltanski, documenti d’archivio e testimonianze fotografiche. E oggetti ritrovati: durante i lavori di allestimento, Boltanski ha visitato i depositi in cui erano conservate le scatole di cartone che contenevano gli oggetti recuperati appartenuti ai passeggeri: Beppe Sebaste sul Venerdì di Repubblica ricorda che “l’artista, turbato, volle subito richiuderle: troppa vita, e troppo nuda; troppa sensibilità in quegli oggetti che occorreva, al contrario, sottrarre allo sguardo, non confondere con la profanazione della finzione e dell’arte”.

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Mi riservo di andare a vedere prima di continuare a raccontare cosa ne è stato di questi oggetti, e di raccontare la mia visione di questo museo della memoria. Il museo si trova nel parco Zucca, informazione utile per chi è di Bologna, come me. Alla Bolognina, storico quartiere operaio della città. All’inizio di via Saliceto, non avete più scuse per non venire. Io ci vado, è oltre un mese che aspetto.

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che cosa resta, foto di roberta bartoletti, 24 giugno 2007

museo della memoria: bologna ricorda ustica

Inaugurerà il 27 giugno (2007) a Bologna, il museo della memoria – dell’abbattimento del Dc9 di Ustica e dei suoi passeggeri, avvenuto 27 anni fa. L’allestimento del museo, voluto dall’associazione dei familiari delle vittime, è stato affidato a un artista legato da sempre al tema della memoria, Christian Boltanski.

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Un museo per ricordare, non un memoriale per dimenticare, chiarisce l’artista nell’intervista di Brunella Torresin pubblicata ieri su La Repubblica: “Non credo ai memoriali. Occorre che questo museo diventi un luogo di ricerca, o tra 10 anni nessuno ricorderà più la tragedia del Dc9. Chi mai legge i nomi incisi sulle lapidi dei monumenti? I monumenti spesso sono fatti per dimenticare, e non per ricordare. Io ne ho fatti pochi. Me ne hanno chiesto uno per il Museé d’art et d’histoire du Judaisme, di Parigi, che sorge in un antico palazzo del Marais, un tempo dimora di famiglie ebree. Ho voluto ricordare i nomi di coloro che vi abitarono e furono deportati. ma non li ho voluti scolpire nel marmo, li ho voluti scrivere sulla carta. Quelle lapidi di carta vanno continuamente sostituite; e, ogni volta, è come rinnovare una preghiera. Così dovrebbe essere per il Museo della Memoria di Bologna: un monumento continuamente riallestito, un luogo dove si rinnovi continuamente una preghiera”.


Aggiornamento

Ecco il link diretto al sito del Museo, per chi desiderasse saperne di più sulle iniziative (una rassegna estiva di teatro e musica) e visitare il museo.


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