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archetipi nella nebbia

“Un dettaglio ma abbastanza curioso da giustificare i flash dei fotografi che per una volta privilegiano la forma piuttosto che la sostanza. Sul tappeto rosso di Venezia sfila infatti la bella Michelle Ye, avvenente attrice cinese protagonista di “Accident”. Ma più che la bellezza potè la scarpa. Il sandalo pitonato con tacco a forma di donna nuda non poteva sfuggire.” (da Repubblica)

“VENEZIA – La più originale è stata lei: Michelle Ye, l’ attrice cinese di Accident di Soi Cheang (thriller psicologico che gioca sulle leggi del caso) ieri in concorso. Si è presentata con un sandalo pitonato con tacco curioso: una scultura raffigurante una donna formosa e nuda.” (dal Corriere)

Quello che a me non può sfuggire (e non è sfuggito a Fabio che mi ha segnalato il caso), è che i giornalisti che hanno riportato senza neanche pensare l’Ansa pensano che a reggere l’attrice cinese in questione sia una donna nuda, se va bene una donna nuda cicciona (che geni quelli del Corriere, che notano la formosità della donna, ma non vanno oltre le questioni di forma).
Razza di scimuniti, a reggere l’attrice cinese è l’archetipo del femminile, materializzato in una superclassica forma della Venere del paleolitico di cui abbiamo visto migliaia di immagini. Oppure no, essere esposti alle immagini non significa per forza vederle. Sicuramente non basta a riconoscerle.

Non che serva fare pellegrinaggi per l’Europa, per vederle raffigurate o dal vivo, trasformate persino in souvenir. Basta andare su wikipedia. O chiudere gli occhi e cercare in qualche meandro della nostra memoria ancestrale. O no?

Questa è la più famosa, e non l’ho mai vista dal vivo. Non ancora.
La Venere di Willendorf. 24-26.000 anni fa.


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