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Topo(lò)biografia di Roberta Bartoletti

Prologo.

Non si sceglie dove nascere. O forse sì. Se avessi potuto farlo sarei nata prematura. Non amo abbastanza la campagna da farla mia, da essere sua. Da sempre, da che ho memoria, rimpiango di non essere nata proprio a Bologna, in quella che sento essere la mia città. Sono venuta alla luce in un paese, seppur poco più in là. Che peccato.

Questo accidente, le cui cause pur mi hanno spiegato e argomentato (convincendomi anche della loro fondatezza), forse ha rafforzato il mio attaccamento al luogo che da sempre sento mio. Casa mia. Non certo perché è il più bel posto del mondo. No di sicuro. Tanti altri ne ho visti, anche migliori. Luce più bella, clima o gente migliore, lingua più musicale. Ma la casa non si sceglie, si sente. Come l’amore, come la fede.

Ho la fortuna di lasciare questa città che è la mia casa ogni settimana e ogni ritorno mi dà un senso di pace gioiosa.

 

San Luca.

Da sempre “tornare a casa” è vedere San Luca. Vedere apparire San Luca. Dal treno, dall’aereo, dall’autostrada. Da sud, da nord, da ovest. Ho sempre vissuto sotto l’ombra protettiva del colle di San Luca. Da bambina non vedevo il santuario dalla finestra di casa, ma sapevo che era poco più in là, nascosto dalle case a sinistra, sul retro. Bastava uscire, fare pochi passi ed eccolo di nuovo lì, grande, enorme, come amplificato da un effetto ottico. Con in cima la luce bianca o rossa, intermittente.

San Luca è la chiesa, la collina su cui poggia la chiesa e il portico che unisce la chiesa alla città, come un lunghissimo cordone ombelicale. La gente che lo percorre o lo guarda da lontano alimenta il significato simbolico di quel colle per la città. San Luca è il posto dove si portano gli amici che vengono da fuori, dove vanno gli innamorati, dove si va a vedere la città luccicare dall’alto, la sera. Si va a San Luca a piedi per un voto, per onorare una promessa, semplicemente per camminare.

Solo recentemente ho scoperto che la chiesa è nata sul luogo dove qualche secolo fa si ritirò una giovane donna per adorare la Madonna. In quel luogo fu costruita una piccola chiesa, solo molto più tardi il santuario e la strada che porta al santuario, protetta dal portico.

Oggi dalla finestra della mia nuova casa, di donna adulta, vedo San Luca e un lato del portico che sale a zig zag verso la cima. Questa veduta è stata determinante nella scelta della casa. Grazie alle porte allineate le une alle altre la sera posso vedere luccicare la chiesa e il portico dal letto, prima di dormire. Non basta per fare sonni sereni, ma per sentirsi a casa sì.

(giugno 2007)

 

Stazione Topolò riparte anche nel 2013, ma avrebbe bisogno di sostegno.

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