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rituali di consumo

Corso di sociologia dei consumi, 25 novembre 2009

oggetti del mito

Il feticcio, nella sua accezione originaria, era un oggetto indigeno che inspiegabilmente non poteva essere scambiato. Non poteva essere alienato, non poteva essere ceduto ai mercanti portoghesi che arrivavano sulle coste africane agli albori dell’età moderna.
Difficile oggi raccontare queste storie, così lontane seppur ancora vicine. Difficile spiegare cos’è l’etnocentrismo, di cui crediamo di esserci liberati. Difficile raccontare oggetti e terre (e uomini) costruiti dal mito.
Per questi motivi, e tanti altri, ho fatto vedere ai miei studenti un brano di questo fantastico film.
Questo è il posto dove sognano le formiche verdi, che si ostinano a sognare proprio lì.

(continua…)

chi ha paura degli associati?

Sono un professore associato, e sono rimasta stupita leggendo l’ennesimo articolo del prof. Giavazzi, che in occasione del decreto urgente di riforma delle commissioni di concorso esultava perché ai professori associati veniva impedito di far parte delle commissioni di concorso (di fare i commissari), perchè tanto essendo ricattabili… cito che così sono precisa:

Un vecchio trucco: gli associati devono ancora essere giudicati (per diventare ordinari) quindi sono facilmente ricattabili. E infatti a premere per estendere l’ eleggibilità ai più giovani erano gli anziani non gli stessi associati.

Io sono un associato, sarò rintronata ma non mi pare sia una mossa contro i baroni, semmai contro gli associati. Che saranno anche ricattabili, ma non necessariamente ricattati. Associati che, una volta in commissione, sarebbero anche capaci di intendere e di volere, quindi di valutare e argomentare. O diamo per scontato che non è così, e invece di riformare l’università facciamo semplicmente fuori gli associati dai concorsi? Bel sistema, davvero. E Giavazzi, ordinario, esulta? Mah, mi sa che ci prende in giro anche stavolta. Nessun professore associato a me noto ha esultato, saremo tutti rintronati, forse. Non capiamo che lo fanno (chi, poi?) per il nostro bene.
Fuor di ironia: in pratica ci hanno detto, cari colleghi, che siamo degli schiavi: in quanto non liberi, incapaci di esprimere una volontà, inutile darci potere di voto.
Ringrazio il prof. Giavazzi per la sua solidarietà dall’alto.

PS: so che è un piccolo problema interno (sembra), ma leggendo un post di FC mi è rimontato il nervoso, perchè anche questo è un sintomo di quanto NON si stia cercando di migliorare l’università pubblica, e di quanto si stia cercando, complici i media, di demolire l’università. Come se non bastasse, ci prendono pure quotidianamente in giro. E costruiscono una realtà dell’Università sopra la testa di chi ci vive e ci lavora, insegnando studiando e ricercando ogni giorno. Ora basta.


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