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mi ricordo il 2 agosto 1980

La mattina del 2 agosto 1980 ero in centro, a Bologna. Per centro i bolognesi intendono in generale la città entro le mura, entro la terza cinta muraria. Cercavo un regalo per mia cugina, che compie gli anni quel giorno. Mentre tornavo a casa in autobus sentivo delle sirene di ambulanza, lungo la via emilia ponente una quantità di ambulanze fuori dal normale, che dall’Ospedale Maggiore correvano in direzione del centro della città (la stazione è a nord, lungo la circonvallazione). Il mio ricordo del 2 agosto 1980 sono quelle sirene di ambulanza, e lo schiaffone che mi accolse a casa, segno che la preoccupazione della mia famiglia allargata si era dissolta vedendo che ero tornata sana e salva. Dopo lo stupore per lo schiaffo, lo shock della notizia e delle prime immagini della strage, della stazione sventrata, dei soccorritori e delle vittime.

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Da bolognese ho molto apprezzato il libro di una collega, Annalisa Tota, che ha dedicato a questa strage e ai suoi oggetti una ricerca, innescata dalle sue frequentazioni di pendolare della sala d’aspetto della stazione di Bologna, dove la bomba fu messa, dove la bomba scoppiò e dove oggi si trova una lapide trasparente e una breccia nel muro, a memoria della ferita nel corpo della città, che è rimasta come suo tratto identitario.
Se la strage ha lasciato delle tracce indelebili nei corpi, di quelli che c’erano, che hanno vissuto in diretta l’evento, di quelli che ne hanno ascoltato il racconto, perché resti come elemento di una memoria collettiva più allargata (cittadina, nazionale, politica, …) ha bisogno delle sue oggettivazioni. Sono oggetti di memoria della strage del 2 agosto (oggetti in senso materiale) l’orologio di sinistra, all’ingresso principale della stazione, fermo alle 10,25, che solo a viaggiatori disattenti può sembrare un segno di inefficienza delle ferrovie dello stato, e, più remoto e invisibile, l’autobus rosso e giallo della linea 37 che il 2 agosto, su iniziativa dei tramvieri dell’Atc, fu adibito ad ambulanza di fortuna e a mezzo di trasporto delle salme. Oggi l’autobus 37 è conservato nel Museo dell’azienda dei trasporti locali (la stessa che accoglie in un suo ex deposito quel che resta dell’aereo di Ustica). Questi oggetti sono oggetti di memoria perché c’è volontà di ricordare – non solo dell’Associazione dei familiari delle vittime, non solo dell’Amministrazione comunale o dell’Azienda dei trasporti locali – e contemporaneamente il pericolo di dimenticare. Questo fa del 2 agosto 1980 un luogo di memoria.


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