Archivio per settembre 2008

consumare il passato

Vi siete accorti di quante feste celtiche, medievali, rinascimentali stanno proliferando intorno a noi? Non è un’invenzione dell’ultima ora, ma un fenomeno che si sta diffondendo esponenzialmente in questi ultimi tempi.
Il passato, nella sua varietà, si offre come esperienza, come un prodotto da consumare. Ma, in qualche modo, il passato si fa presente, e la rievocazione non è solo un fatto nostalgico, ma una riflessione sul presente, mediata da immagini del passato, più o meno fantasiose.
Insomma, la cosa è più complessa e meno trascurabile di quel che sembra.

Anche di questo si parlerà venerdì prossimo a un convegno nella più piccola repubblica del mondo, dove il Medioevo (in senso molto lato) si fa sentire e vedere. Parlo pure io, mi pare.


foto di oscar ferrari, che la mia macchina s’era rotta

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c’è un modo migliore di consumare?

non so se è colpa di una lettura frettolosa o del fatto che l’articolo che ho consultato rapidamente era in inglese. magari hanno contato entrambe le circostanze. aggiungi pure che era un po’ noioso, l’articolo.
lasciamo stare: fatto sta che mi pare di aver letto in un articolo scientifico su Second Life che i mondi online potrebbero essere un luogo dove si può deviare la smania del consumo, il Rausch dicono i tedeschi, evitando così di eccedere nel consumo nella vita reale, che dal punto di vista del consumo delle risorse ambientali ecc. sarebbe meglio.
non ho verificato rileggendo, perchè l’idea mi divertiva tanto che ho fatto finta di aver capito bene.

tutto questo per dire di sbieco che sto finendo di scrivere l’articolo – il primo – sul consumo in Second Life. qualcuno ha voglia di leggerlo in anteprima? 😉

c’è un modo migliore di fare politica

per riuscire a parlare di politica alla festa dell’unità bisogna varcare la soglia delle cucine.
parlando con un volontario – Augusto – mi sono ricordata che c’è un modo migliore di fare politica.

“C’è un modo migliore di fare le cose

Alcune di noi lo ricordano”. Così Anne Cameron, in apertura del suo libro Le figlie della donna di rame.
Mi è tornata in mente questa frase – e il suo significato – dopo aver letto del primo summit internazionale delle popolazioni indigene che si è tenuto nella sfortunata isola di Hokkaido, nel nord del Giappone. C’è un modo migliore di fare le cose, mi pare cerchino di dire al mondo le popolazioni indigene raccolte a Hokkaido, ospitati dalla popolazione locale Ainu. Voi ve lo siete dimenticati, noi ce lo ricordiamo, se solo voleste ascoltarci ve lo potremmo insegnare. Rapporto con la natura, con le risorse ambientali come si dice nel mondo occidentale, rapporto con i consumi.
Ne scrive Leonardo Pellegatta su Alias del 30 agosto. Vorrebbe essere il primo di una serie di post sul tema c’è un modo migliore di fare le cose. Così, per iniziare meglio di come si è conclusa la parte precedente della storia.
Bentornati.


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