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gli stivali di Stalin/Budapest memories

E’ una storia già vista altrove: per quanto mi riguarda, a Mosca e Berlino. I monumenti legati a un regime passato vengono spazzati via, sostituiti, rimpiazzati.
A Budapest – credo un privato – ha costruito quello che oggi si chiama Memento Park, dedicato ai “resti della dittatura comunista”. Il parco si trova alla periferia della capitale, se così si può definire l’aperta e desolata campagna in cui sono stati riversati diversi monumenti legati al periodo sovietico, dalla statua dedicata all’amicizia russo-ungherese che dominava la città dalla collina Gellert, fino al pezzo direi più topico del parco.

Gli stivali di Stalin (di cui nel parco possiamo ammirare “una copia autentica”, si legge nella guida) sono quanto resta(va) della statua di Stalin che nel secondo dopoguerra dominava da un piedistallo la piazza degli eroi di Budapest, meta delle parate e luogo di adunate di stato. Durante la rivolta del 1956, prima dell’arrivo dei carroarmati sovietici, il popolo ungherese tirò giù la statua di Stalin, e restarono attaccati al piedistallo solo gli stivali.
Dalla guida non si capisce che fine hanno fatto gli stivali originali di cui ammiriamo oggi una copia autentica e in scala all’ingresso del Memento park. Che più che un luogo dedicato al ricordo mi è parso un parco giochi.

foto di Roberta Bartoletti (c)

Brands and memory entrepreneurs – Budapest memories

Non scrivo da un po’. Vuoi per l’impegno della festa dell’Unità, poi per un viaggio per un convegno a Budapest, il 38esimo World Congress dell’International Institute of Sociology, dove ho presentato una relazione su Brands and consumption in the construction of individual and collective memory in contemporary societies, in una sessione sul tema (Re-) Asserting Collective Memory in a Global Age.
Sono partita un po’ stanca, così quando vedevo qualcosa da fotografare mi accorgevo di aver lasciato la macchina a casa, ecc. Posso solo raccontare la foto che avrei messo qui sotto, a illustrazione del post: il congresso era alla Central European University (CEU) di Budapest, e appena oltrepassata la porta centrale, nel primo ingresso ci si trovava di fronte al ritratto fotografico di un signore sorridente, il principale finanziatore e fondatore dell’Università, nata nel 1991 “with the explicit aim of helping the process of transition from dictatorship to democracy in the countries of Central and Eastern Europe, and Central Asia”. Un certo signor Soros. George. Già, proprio lui.

In mancanza, immagine del ponte delle Catene con Parlamento sullo sfondo. Il fiume è il Danubio.


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