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una storia, un nome: le feste de l’Unità

La Festa de l’Unità nasce nel lontano 1945 come festa per l’autofinanziamento dell’omonimo quotidiano, e nel tempo si è evoluta come festa popolare del Partito Comunista Italiano, perno fondamentale della sua politica culturale e della sua progressiva trasformazione in un partito di massa. Poi il Pci è diventato Pds, poi Ds, ma la festa dell’Unità è rimasta (più o meno tale).
Nell’estate del 2007, alla vigilia dello scioglimento dei Ds per la fondazione del Partito Democratico, si è cominciato a mormorare che la festa dell’Unità avrebbe cambiato non solo forma ma anche nome. Qualcuno all’epoca ha anche detto cose strane, tipo marchio che funziona non si cambia. Mah.

E’ passato quasi un anno da allora e ancora, francamente, non si è capito un granché sul destino di quel glorioso nome. E dell’esperienza gloriosa, di migliaia di volontari, che stava dietro a quel nome, e gli dava sostanza e valore.
A Ravenna il Pd sta organizzando “la Grande Festa”, mi dicono. A Bologna, la storica festa delle 2 Madonne che inizia il prossimo 23 maggio (24 maggio causa pioggia) si chiama invece “Festa de l’Unità per il Partito Democratico”, e insieme alla Festa dell’Unità di Bentivoglio merita una segnalazione per la chiarezza identitaria. Una grande novità viene invece dal PD di Pesaro, che si è inventato e sta proponendo di chiamare le varie feste del PD con il nome del comune in cui si svolgono. La festa de l’Unità di Pesaro si è così trasformata nella “Festa Pesaro 2008”. Che ideona. La festa di chi? E soprattutto, la festa di che? Il Pd di Pesaro, orgoglioso, scrive sul suo sito: “E il nuovo “marchio” entra nel circuito nazionale. Complimenti. (Nota a margine: ma questo secondo loro sarebbe un marchio?!).
Per non parlare della trovata che ha avuto il Pd di Firenze per il nome della prossima festa nazionale: si chiamerà Democratic Party! 😦

Per piacere, non scherziamo. I nomi sono cose serie.

Scusate il campanilismo, ora, ma mi tocca parlare bene di casa mia. Di Bologna e della sua provincia – una volta tanto coraggiose. Dell’Emilia, anche (vedi Modena). Fiere della loro storia e del loro passato.
Sul sito del Partito Democratico della Provincia di Bologna è stata pubblicata il 19 maggio un’intervista al direttore delle feste dell’Unità, Lele Roveri (l’anno scorso direttore della Festa nazionale). Lele comunica la scelta della provincia di mantenere il nome Festa dell’Unità aggiungendo per il Pd, mentre a livello nazionale ognuno è stato lasciato libero di far quello che vuole. Lasciando spazio agli esperimenti di cui sopra. Che dire: grazie Lele.

Dimenticavo: vi sarei molto grata se mi segnalaste il nome che viene dato alle ex feste dell’Unità nei vostri quartieri, paesi, città… per fare un piccolo censimento di questa diaspora semantica. Grazie!

memorie confuse/2

Sono abbastanza convinta che il nostro tempo abbia qualche serio problema di memoria, di smemoratezza, ma non solo, anche di grande confusione su quello che ha senso ricordare.
Sono anche convinta che i “problemi di memoria” non siano mai casuali: sono invece sempre rivelatori, e dovrebbero sempre far pensare, non dovrebbero mai essere sottovalutati.
Mentre si ragionava sulla scelta (per me criticabilissima) del 25 aprile prossimo per il V2-Day, è uscito un articolo di Alessandro Portelli sul Manifesto, che spera venga presto pubblicato sul suo blog, che mi conferma nelle mie 2 suddette convinzioni.

I giornali ne hanno parlato, non so quanto, ma questo è il fatto: il neonato Partito Democratico ha “dimenticato” di ricordare la Resistenza e l’antifascismo tra i suoi riferimenti fondanti. Nessuno dei due compare quindi nella carta dei valori del PD (sarei curiosa di sapere cosa c’è, allora, ma ho paura di chiedere), né nello statuto o nel codice etico. Interrogati sulla mancanza, hanno risposto appunto che è stata una dimenticanza. Distrazione? Confusione? Rimozione? mah. Interrogato, un senatore spiega che il PD si fonda sul “presupposto che la storia del ‘900 è finita, e con lei le sue ideologie: il fascismo oltreché il comunismo” perciò “l’antifascismo in quanto ideologia politica è anacronistica come il fascismo”. Mi verrebbe da chiedergli: caro signore, ma lei dove ha studiato? e, soprattutto, ma dove vive?

Ognuno ha il suo modo di costruire il passato per aprirsi al futuro. Come scrive Portelli, “nell’Unione Sovietica cancellavano i gerarchi in disgrazia dalle foto ufficiali. Noi invece celebriamo compunti la Giornata della Memoria”. Ma a che futuro ci stiamo così preparando?

PS: Dopo la nota di Veltroni, la Resistenza compare una volta nel Manifesto dei valori del PD, così: “La Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza antifascista, è il documento fondamentale dal quale prendiamo le mosse.” Tutto qui?

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