Archivio per maggio 2008

feste dell’Unità: la parola ai redattori

Aggiornamento ter: anche il comitato di redazione dell’Unità si esprime, con lucidità e coraggio, sulla decisione di abbandonare una storia, un nome. Il comunicato di redazione è del 27 maggio. Concordo integralmente e quindi riprendo integralmente:

La festa nazionale de l’Unità cambierà nome. Potranno mantenere un legame con il logo del giornale fondato da Antonio Gramsci solo le feste locali. Almeno per ora. Pare che la decisione sia stata presa.

L’obiettivo sarebbe quello di dare un segno forte di discontinuità, conseguente alla nascita del Pd, formazione politica nata da Ds e Margherita. È una decisione che critichiamo e non per un datato attaccamento alla storia che fu. Le feste de l’Unità sono state e continuano a essere uno straordinario appuntamento di popolo, di confronto politico e di partecipazione democratica. Il marchio “l’Unità” è stato garanzia di tutto questo. Ed è patrimonio non nostro, della testata, o del Pd, ma di centinaia di migliaia di cittadini che non ne possono essere espropriati per editto.

Ci chiediamo se le scelte che riguardano il futuro di questi grandi appuntamenti di popolo non debbano essere vagliate attraverso un percorso democratico e partecipato, necessario proprio per favorire quel «contenitore» moderno che si intende costruire. Ci chiediamo se non si debba decidere dopo, alla fine del tragitto, se servono realmente soluzioni e nome diversi. O se il marchio che lega le Feste al rilancio del giornale fondato da Antonio Gramsci, mantiene ancora – come crediamo – tutta la sua forza.

L’Unità non è solo passato, non esprime solo le radici della sinistra italiana. È anche un punto di vista originale e autonomo sul presente e sul futuro di cui la democrazia del nostro Paese ha bisogno.

Il Comitato di redazione de l’Unità

Oltre la nostalgia: la festa dell’Unità in Second Life

Vi racconto di un’idea che è nata lo scorso 25 aprile, tra una nottata passata a montare una risaia sintetica (metaforica) in Second Life e un concerto dei Fiamma Fumana con le mondine di Novi nella corte di Casa Cervi. Era un’idea un po’ bizzarra, forse balzana. Ma forse no, visto che dopo meno di un mese questa idea è diventata un progetto che coinvolge un gruppo di volontari in grado, da soli, di realizzare e montare, in pochi giorni, una nuova festa dell’Unità.
Una festa dell’Unità che nessuno ancora ha mai fatto, né pensato né immaginato.

Sono molto lieta di poter annunciare che mentre nella disgraziata real life le Feste dell’Unità rischiano di scomparire, il suddetto gruppo di caparbi e appassionati volontari sta costruendo la prima “Festa dell’Unità di Second Life” che, se non piove 😉 , durerà circa una settimana nel periodo compreso tra il 15 e il 25 giugno 2008. Proprio sotto la risaia delle nostre mondine in Second Life. Forse è stata proprio la loro voce a ispirarci in questa piccola grande impresa. Le voci delle nostre antenate.

La Festa non ha fini commerciali ed è la festa della partecipazione. E’ promossa da un gruppo di volontari che riconoscono nella Festa dell’Unità un’esperienza di valore da promuovere e sostenere, anche attraverso i nuovi network sociali che nascono e crescono grazie alla rete.
La festa dell’Unità nel dopoguerra è stata un laboratorio di partecipazione. Lo è stata non tanto in quanto festa di un partito popolare e del suo giornale, ma perchè non sarebbe mai stata possibile senza il lavoro gratuito e volontario dei partecipanti, innanzitutto di coloro che la festa la montavano, delle donne che cucinavano, di tutti quelli che al funzionamento della festa volontariamente contribuivano, di coloro che la smontavano.
Mentre gente con scarsa fantasia (e direi anche scarsa passione politica) pensa di buttare un nome che è stato simbolo di una storia di valore, nella rete nascono iniziative che dimostrano quanto la festa dell’Unità possa essere uno strumento innovativo di partecipazione, da cui molti potrebbero solo imparare.


primo incontro per l’organizzazione della festa in world, 25 maggio 2008

Vi chiederete, ma cosa si fa a una festa dell’Unità in Second Life? Tante buone cose.
Nei prossimi giorni inizieremo a costruire sia uno spazio culturale per dibattiti e incontri sui temi della partecipazione politica, dove saranno invitati testimoni sia di esperienze di partecipazione interne a Second Life (ad esempio il movimento dei lavoratori Ibm che ha organizzato forme di protesta e sciopero in world) sia di forme di partecipazione tradizionale, dall’esperienza delle feste dell’Unità (invitando volontari e responsabili delle Feste provinciali) fino alle mondine. La festa dell’Unità di Second Life prevede inoltre uno spazio dedicato alla musica, dove stiamo organizzando un concerto dal vivo dei Fiamma Fumana. E in chiusura ci saranno anche i fuochi di artificio, che credete?

Che ne pensate? E, soprattutto, non volete partecipare? Vi aspettiamo, c’è cibo per tutti…

La festa si trova qui:
MONDINE 2.0 in Second Life, Genesi Italia (124, 44, 22)
slurl.com/secondlife/Genesi%20Italia/114/59/22

Update: info sulla festa nel suo blog.

Aderiscono via post:
Mondine 2.0
Alberto Cottica
Fondazione Daje (con riserva di Zoro)

Feste de l’Unità addio? La parola ai lettori

L’Unità, dopo aver lanciato il sasso del probabile abbandono del nome “Festa dell’Unità” per la prossima festa nazionale del Partito Democratico, ha aperto sul suo sito uno spazio in cui i lettori possono esprimersi su questa scelta, che appare ormai definitiva.
Cosa pensate, che sia un tema di interesse per i lettori dell’Unità o semplicemente per i frequentatori del sito? Sappiate solo che il primo commento è arrivato alle 15,30 di oggi, e dopo sole sei ore e mezza i commenti riempono 42 pagine (ca 5 per pagina fanno oltre 200 commenti in poco più di 6 ore)!
Vi consiglio di leggerli, un intero popolo fa emergere i suoi sentimenti, la sua delusione, la rabbia, ma anche il desiderio di riappropriarsi della propria storia (attenzione: non del proprio passato), sentimenti che prevalgono in mezzo ai rari commenti favorevoli alla scelta.

Mmm, e noi non facciamo nulla per loro? 😉

Aggiornamento 28 maggio ore 13: i commenti da ieri sera sono raddoppiati, ora sono ben 425 commenti, e suppongo che continueranno a crescere… chissà se produrrà qualche effetto

Aggiornamento bis: non ho resistito, ecco il mio commento: I nomi sono cose serie. Trovo poco nobile, e poco onesto, bollare come nostalgico chi resta legato al nome Festa dell’Unità. Le feste sono una lezione di partecipazione e di cultura politica che ci serve per il futuro, non una tradizione folcloristica di un passato finito. Se non lo capite, lasciate le feste dell’Unità a chi se le merita. In Emilia ci sono ancora. Roberta Bartoletti

Aggiornamento ore 19: i commenti sono già 720, 144 pagine.
Aggiornamento 31 maggio ore 22: i commenti sono ormai 1500, millecinquecento!!!.

una storia, un nome: nostalgia delle feste dell’Unità?

Ecco, una volta tanto sono perfino arrivata prima dell’Unità, che oggi dedica un articolo e un editoriale di Padellaro al destino del nome delle feste dell’Unità. Niente di nuovo rispetto a quanto già vi scrivevo qui, se non il fatto che ne parla direttamente l’Unità, e questo dà un tono di ufficialità al mutamento. Se ne stupisce, e se ne dispiace Antonio Padellaro, non ce ne stupiamo noi, che già l’avevamo intuito.
La festa dell’Unità è quindi destinata a diventare un’iniziativa marginale, un nome in cui alcuni nostalgici continuano ostinatamente a riconoscersi, con cui continuano ostinatamente a designarsi. Una storia, un nome: sì, ma solo per alcuni.

Non leggo l’Unità, non la compro di solito. Scopro quindi dell’articolo dal sito del quotidiano, pochi minuti fa. Non l’avevo ancora letto a pranzo, e non per questo oggi sono andata a pranzo alla Piccola Festa dell’Unità del Navile, uno stand volante per fare polenta, gramigna e crescentine, con 4 file di tavoli e degli ombrelloni per ripararsi dalla pioggia incombente in questo maggio dispettoso. 10 volontari, più o meno, e un’atmosfera da festa dell’Unità. Da pranzo in famiglia allargata, con cibo che ha il sapore delle cose fatte in casa. Cibo che ha significato, tavolata unica senza pretese di forma. Perchè la forma ha sostanza, anche e soprattutto alla festa dell’Unità. Voglio proprio vedere se alla festa democratica nazionale di Firenze, il Democratic Party, si respirerà l’atmosfera della festa dell’Unità, con 17 ristoranti su 18 dati in gestione esterna. Per non parlare dei contenuti. Sono andata a questa piccola festa dell’unità perchè è questa la festa che cerco, non certo per una superficiale nostalgia.

Connotare le residue feste dell’Unità come un fenomeno nostalgico, come fa l’articolo di oggi sull’Unità, mi pare un’operazione veramente poco nobile, al limite dell’onestà intellettuale. Un’operazione ideologica, lasciatemelo dire.
Una proposta, una preghiera: se le feste dell’Unità non vi appartengono più, come state dimostrando, allora lasciate le feste dell’Unità a chi se le merita, a chi riconosce il valore di una storia che non ci parla del passato, ma delle possibilità che ci si aprono nel futuro, grazie alla forza in quello in cui – malgrado voi – ancora crediamo.

geoblog della memoria

Trovo notizia su Chip&Salsa di oggi del progetto StoriesOnGeographies, un geoblog europeo partecipatorio della memoria, curato dal Museo diffuso della Resistenza di Torino. Si tratta di dare spessore storico ed emotivo alle mappe geografiche, segnalando luoghi di memoria. Sia individuali che collettivi.
Dalla segnalazione di un utente, che ha scritto sopra Barge:

Barge, decimazioni
Mio nonno, che non era neanche anti-fascista militante, stava per essere fucilato in una decimazione di rappresaglia. Fu risparmiato all’ultimo perchè medico, grazie alla mediazione del parroco.

Un altro utente ha segnalato invece

Marzabotto, Cimitero di Casaglia
E’ uno dei luoghi dell’eccidio di Marzabotto dell’autunno del 1944 in cui morirono più di 700 persone, in prevalenza vecchi, donne e bambini. In questo luogo vennero trucidate 80 persone. Qui è sepolto don Giuseppe Dossetti.

Un altro utente precisa che:

sarebbe più corretto parlare di “massacro di Monte Sole”, visto che il rastrellamento e la strage hanno avuto effettivamente luogo nelle località disseminate sul massiccio di Monte Sole e non nel paese di Marzabotto, come lascerebbe intendere la vecchia dizione.

Ad ogni segnalazione, infatti, che va corredata di indirizzo per consentire il posizionamento sulla mappa, possono essere associate immagini e sono altresì possibili commenti da parte degli utenti.

Il progetto mi pare molto bello, tanto che ho già dato il mio primo contributo. Stupefacente che nessuno avesse ancora segnalato le Fosse Ardeatine, luogo di una delle più efferate rappresaglie nazifasciste, avvenuta durante l’occupazione tedesca di Roma.

una storia, un nome: le feste de l’Unità

La Festa de l’Unità nasce nel lontano 1945 come festa per l’autofinanziamento dell’omonimo quotidiano, e nel tempo si è evoluta come festa popolare del Partito Comunista Italiano, perno fondamentale della sua politica culturale e della sua progressiva trasformazione in un partito di massa. Poi il Pci è diventato Pds, poi Ds, ma la festa dell’Unità è rimasta (più o meno tale).
Nell’estate del 2007, alla vigilia dello scioglimento dei Ds per la fondazione del Partito Democratico, si è cominciato a mormorare che la festa dell’Unità avrebbe cambiato non solo forma ma anche nome. Qualcuno all’epoca ha anche detto cose strane, tipo marchio che funziona non si cambia. Mah.

E’ passato quasi un anno da allora e ancora, francamente, non si è capito un granché sul destino di quel glorioso nome. E dell’esperienza gloriosa, di migliaia di volontari, che stava dietro a quel nome, e gli dava sostanza e valore.
A Ravenna il Pd sta organizzando “la Grande Festa”, mi dicono. A Bologna, la storica festa delle 2 Madonne che inizia il prossimo 23 maggio (24 maggio causa pioggia) si chiama invece “Festa de l’Unità per il Partito Democratico”, e insieme alla Festa dell’Unità di Bentivoglio merita una segnalazione per la chiarezza identitaria. Una grande novità viene invece dal PD di Pesaro, che si è inventato e sta proponendo di chiamare le varie feste del PD con il nome del comune in cui si svolgono. La festa de l’Unità di Pesaro si è così trasformata nella “Festa Pesaro 2008”. Che ideona. La festa di chi? E soprattutto, la festa di che? Il Pd di Pesaro, orgoglioso, scrive sul suo sito: “E il nuovo “marchio” entra nel circuito nazionale. Complimenti. (Nota a margine: ma questo secondo loro sarebbe un marchio?!).
Per non parlare della trovata che ha avuto il Pd di Firenze per il nome della prossima festa nazionale: si chiamerà Democratic Party! 😦

Per piacere, non scherziamo. I nomi sono cose serie.

Scusate il campanilismo, ora, ma mi tocca parlare bene di casa mia. Di Bologna e della sua provincia – una volta tanto coraggiose. Dell’Emilia, anche (vedi Modena). Fiere della loro storia e del loro passato.
Sul sito del Partito Democratico della Provincia di Bologna è stata pubblicata il 19 maggio un’intervista al direttore delle feste dell’Unità, Lele Roveri (l’anno scorso direttore della Festa nazionale). Lele comunica la scelta della provincia di mantenere il nome Festa dell’Unità aggiungendo per il Pd, mentre a livello nazionale ognuno è stato lasciato libero di far quello che vuole. Lasciando spazio agli esperimenti di cui sopra. Che dire: grazie Lele.

Dimenticavo: vi sarei molto grata se mi segnalaste il nome che viene dato alle ex feste dell’Unità nei vostri quartieri, paesi, città… per fare un piccolo censimento di questa diaspora semantica. Grazie!

terra promessa, terra perduta

Sentivo l’altro giorno a radiotremondo che ricorre il 60ennale della fondazione dello Stato d’Israele. Già, era il 1948. Per gli arabi palestinesi si tratta dell’anniversario di un altro evento, assai meno da festeggiare ma ugualmente da non dimenticare. Si tratta della Nakba, in arabo credo significa “la catastrofe”, ossia la diaspora dei palestinesi che nel 1948 sono fuggiti e hanno abbandonato la loro terra e le loro case. Mentre ascoltavo un’intervista su questo alla radio, mi sono ricordata di un romanzo, Nostalgia, dello scrittore israeliano Eshkol Nevo. Il libro contiene varie storie intrecciate, di arabi palestinesi ed israeliani, e una delle più toccanti, che rendono il libro meritevole di lettura, è quella del muratore arabo palestinese Saddiq, che mentre lavora in un cantiere riconosce la casa da cui la sua famiglia è dovuta fuggire – la riconosce dal ricordo dei racconti della madre -, la casa di cui possiede ancora la chiave. Il desiderio di tornare a casa – nella casa della sua infanzia – porta a conseguenze prevedibili.


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