Archivio per maggio 2009

non ci fate ridere

Stamattina ho letto l’editoriale che Alessandro Portelli ha scritto ieri sul Manifesto, dove i posti riservati in metrò sono un sintomo di una farsa che annuncia la tragedia di un degrado culturale su cui c’è veramente poco da ridere. Leggetelo, leggetelo.
Mi sono ricordata le parole dello scrittore Sidran su quel che resta della sua città, Sarajevo, e del suo paese dopo la guerra: “la società civile, non lo stato, è stata distrutta – un fatto tragico, non correggibile, incurabile, un processo storico irreversibile”.
Credo che stia accadendo ora, a noi, senza che ci sia bisogno dei cecchini e delle granate.
Per questo, anche se assistiamo continuamente a boutade di buffoni, c’è veramente poco da ridere.

Visto che non ci fanno ridere, facciamoli smettere. Cominciamo a dire in giro che l’imperatore non solo è nudo, ma è anche un gran brutto vedere.

memorie dal basso

La rete, con tutte le sue piattaforme aperte alla produzione di contenuti da parte degli utenti, è diventato un luogo della memoria. Un luogo dove i ricordi possono essere oggettivati nella scrittura e nelle immagini. Dove possono essere conservati/recuperati e resi visibili agli altri.
Era implicito, ma ancora non l’avevo mai espresso esplicitamente.
In altre parole la rete offre una nuova possibilità alla memoria individuale e a quella collettiva: non lasciarsi de-scrivere solo dagli altri. Dalla politica, dai media mainstream, dai libri scolastici, dai monumenti…
In fondo la rete consente agli utenti di fare da soli il lavoro che un tempo facevano etnografi appassionati della cultura popolare, delle culture subalterne. Oggi chiunque di noi abbia una nonna con una storia da raccontare, da salvare dall’impermanenza della vita individuale, può attrezzarsi di videocamera e consegnare il racconto di una vita a un sito come la banca della memoria. Come ha fatto A., come non posso più fare io, ma come possono fare molti di voi.

Di questo ed altro – sullo sfondo del web sociale e dei cosiddetti archivi sociali – ho pensato di parlare martedì prossimo a Roma, nella tavola rotonda che seguirà la conferenza di Pierre Sorlin.

dominio maschile

in questi giorni questo paese mi fa più rivoltare del solito. è un malessere fisico, uno schifo, proprio. non ho tempo per scrivere e argomentare, ma almeno questo lo dovevo scrivere.

Al top della vergogna la recente copertina di un giornale che si dichiara libero ma è il peggior servo dei servi. Giullare e servo. Altro che uomini o caporali.


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