gli stivali di Stalin/Budapest memories

E’ una storia già vista altrove: per quanto mi riguarda, a Mosca e Berlino. I monumenti legati a un regime passato vengono spazzati via, sostituiti, rimpiazzati.
A Budapest – credo un privato – ha costruito quello che oggi si chiama Memento Park, dedicato ai “resti della dittatura comunista”. Il parco si trova alla periferia della capitale, se così si può definire l’aperta e desolata campagna in cui sono stati riversati diversi monumenti legati al periodo sovietico, dalla statua dedicata all’amicizia russo-ungherese che dominava la città dalla collina Gellert, fino al pezzo direi più topico del parco.

Gli stivali di Stalin (di cui nel parco possiamo ammirare “una copia autentica”, si legge nella guida) sono quanto resta(va) della statua di Stalin che nel secondo dopoguerra dominava da un piedistallo la piazza degli eroi di Budapest, meta delle parate e luogo di adunate di stato. Durante la rivolta del 1956, prima dell’arrivo dei carroarmati sovietici, il popolo ungherese tirò giù la statua di Stalin, e restarono attaccati al piedistallo solo gli stivali.
Dalla guida non si capisce che fine hanno fatto gli stivali originali di cui ammiriamo oggi una copia autentica e in scala all’ingresso del Memento park. Che più che un luogo dedicato al ricordo mi è parso un parco giochi.

foto di Roberta Bartoletti (c)

5 Responses to “gli stivali di Stalin/Budapest memories”


  1. 1 stellavale luglio 14, 2008 alle 2:11 pm

    Io comunque sogno un viaggio in est europa….

  2. 2 fabio f luglio 14, 2008 alle 5:29 pm

    Quanti tipi di memoria potremmo definire? Quali TAG per una memoria 2.0? Memoria amica, memoria protagonista, memoria futura,memoria spettacolo, memoria dimenticata.
    Sembrerebbe che le periferia siano il luogo di rifugio delle memorie non più protagoniste della vita civile di un luogo. Le memorie amiche le hanno sostituite.

  3. 3 alessia carlotta settembre 19, 2008 alle 5:11 pm

    Era mia intenzione lasciarle un semplice post, breve e sintetico, ma i numerosi argomenti trattati nel suo blog mi hanno portato a divagare e il mio post è diventato un’email che trverà nella sua casella di posta.. 🙂 alessia carlotta


  1. 1 5 things u need in desert « luoghi sensibili Trackback su luglio 22, 2008 alle 7:49 pm

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