souvenir da dimenticare

In un mercato delle pulci berlinese ho trovato un oggetto che mi ha colpito, e che mi sono portata a casa. Un souvenir come souvenir. Un souvenir del passato, un souvenir d’antiquariato.
Si tratta di un piccolo album verde, dalla copertina di moderna plastica, che raccoglie una serie di diapositive della Berlino Est degli anni Settanta, con i suoi luoghi topici. E’ un oggetto che ci permette di gettare uno sguardo sul passato, su come questa città si immaginava e si rappresentava. Così la torre della radio al centro della mitica Alex è rappresentata come Sehenswuerdigkeit (cosa che merita di essere vista, visitata) accanto al monumento dedicato a Lenin, in un quartiere residenziale non molto distante dal centro della città.

berlino_200.gifIl monumento a Lenin – Berlino anni ’70

La torre della radio domina ancora oggi Alexanderplatz e Berlino, ne è ancora un simbolo riconosciuto e riconoscibile, mentre la statua di Lenin ha preso metaforicamente il volo, è scomparsa dalla sua piazza (come si nota nell’immagine qui sotto) e resta, semmai, come luogo di memoria nei ricordi dei berlinesi dell’Est.
lenin_berlin_today.gif
Il Senato di Berlino, subito dopo la caduta del muro e la riunificazione della Germania, ha infatti deliberato lo smantellamento di numerosi simboli della Germania Orientale, decretandone l’oblio ufficiale. Qualche sporadica traccia di questi memoriali viene oggi venduta, come feticcio ostalgico, a curiosi, turisti o autentici nostalgici.

7 Responses to “souvenir da dimenticare”


  1. 1 Michele aprile 17, 2007 alle 9:58 pm

    Forse alcuni monumenti storici possono essere distrutti o dimenticati, ma le tracce di grandi personaggi rimangono un po’ sparse dappertutto…
    Certo il discorso sociologico è importante e molto interessante, le Germania dell’est che si priva dei propri monumenti volontariamente ( un caso simile è quello del profilo del duce scolpito su un monte nei pressi della gola del Furlo, sistemarlo o lasciarlo all’abbandono?).
    Quali possono essere gli effetti culturali, storici e relativi alla memoria collettiva?
    Ma anche, è giusto parlare di effetti e quindi porsi questa domanda?

    In merito a Lenin vorrei presentare un museo a lui dedicato in quella terra franca che è la Finlandia, nella città di Tampere.
    L’indirizzo internet mi pare sia il seguente:
    http://www.lenin.fi/uusi/uk/index.htm

    Una curiosità… osservando fra i vari documenti presenti nel museo mi sono imbattuto nelle sue pagelle scolastiche, tutti 5!!!
    Fra me e me ho pensato che forse Lenin non sia stato proprio un gran pensatore, chissà un incompreso!!!
    Poi leggendo meglio i documenti ho capito che il sistema di valutazione va da 1 a 5 e, proprio quest’ultimo, è indice del massimo punteggio!!!

  2. 2 Lorenzo aprile 18, 2007 alle 11:46 am

    Souvenir da dimenticare…
    o souvenir per dimenticare?

  3. 3 laurag aprile 18, 2007 alle 4:42 pm

    Forse questo caso può essere utile a comprendere come dal punto di vista di un immaginario rappresentazionista il souvenir rimandi, appunto, alla concentrazione di un luogo, di un suo simbolo, di una cultura, ecc., in una rappresentazione. Il suo recupero – come scelta ostlagica (?) anche – è un’operazione performativa (esperienziale) dell’immaginario?

  4. 4 Andrea Fellegara aprile 18, 2007 alle 9:52 pm

    Complimenti per il Blog che trovo interessante fin dal titolo. Noi con Silenzi d’Alpe cerchiamo di tracciare un diverso percorso che però è strettamente legato, per diverse ragioni, alla memoria delle cose. Nel nostro Blog invitiamo a “dar voce al silenzio”, come atto di riflessione interiore e capacità di saper ascoltare quelle flebili voci e quei suoni che la nostra società copre rumorosamente.
    Il desiderio è quello di raccontare ed esprimere impressioni, storie, immagini, sogni sbocciati tra la bellezza e lo stupore di chi s’inoltra nella natura della montagna ed in particolare dell’Alpe di Siusi e partecipa alla
    “metamorfosi dei suoi silenzi”. Parlando di montagna il ruolo della memoria diventa fondamentale: la difficoltà di rapporto che esiste fra l’ambiente e l’uomo è testimoniata dalla cronaca quotidiana del degrado delle condizioni climatiche del nostro pianeta. Credo che l’Alpe di Siusi sia ancora uno dei pochi posti “incontaminati” e mi piacerebbe documentarlo accostando le immagini di ieri dell’Alpe con la sua realtà odierna. Quindi la memoria come strumento per ricordare e difendere un patrimonio comune, riflettendo sulla necessità di trasformarsi nel rispetto di ciò che ci circonda.
    Il silenzio, a mio avviso, è la forza naturale dei Blog: la capacità di comunicare anche molto lontano con parole scritte ed immagini rimanendo in silenzio.

    Un saluto AF http://silenzidalpe.blogspot.com

  5. 5 GBA aprile 19, 2007 alle 1:12 pm

    Di chi è quell’album (quello o uno ugauale che qualcuno avrà comperato)? Perchè lo ha comprato? Quali significati individuali (dei vissuti) porta con se? C’è un immaginario performativo connesso ai luoghi (come dice Laura) e un percorso – sottile – di connessione fra vissuti – stranieri, estranei.
    Come entra la nostalgia del non vissuto (quella dell’immaginario) nell’esperienza che è questo acquisto?

  6. 6 FabioF aprile 19, 2007 alle 10:39 pm

    Memoria in movimento.
    Ci sono diversi modi di mettere insieme le cose. Io di cose ne ho tante e chi come me ne ha tante non le guarda mai con gli stessi occhi. Collezionare oggetti non è solo mettere insieme cose ma anche un modo di guardare differente . Non è sempre e solo rispondenza ad un ideale di possesso di cose materiali, ma la soddisfazione nella scoperta delle relazioni tra le cose. Le cose ci parlano e non solo dei loro proprietari ma anche di chi le ha pensate e prodotte. Prendiamo i giocattoli: Barbie e GiJoe non sono solo due tra i giocattoli più diffusi al mondo e più collezionati ma anche due prodotti della cultura americana attraverso i quali ci hanno ‘insegnato’ i ruoli e i comportamenti da tenere se si è maschio o femmina. (Come assomiglia al lavoro dello storico collezionare: cercare, interpretare, riconoscere, scegliere, metter in ordine cronologico le cose e costruire relazioni tra di esse, racconti, narrazioni delle cose).

    GBA si chiede “come entra la nostalgia del non vissuto (quella dell’immaginario) nell’esperienza che è questo acquisto?”
    Il collezionista ricerca mondi che parlano attraverso cose che non necessariamente sono state vissute personalmente da lui; riconosce in quelle cose l’immaginario (quel mondo) che le ha prodotte. Non c’e’ sempre un atteggiamento di nostalgia semmai di meraviglia e di entusiasmo per quuell’idea che sta dietro l’oggetto. E’ una scelta per la vita. E’ così che attraverso la raccolta la memoria riprende movimento, la cosa si sposta passa di mano in mano e si arricchisce di storia. Forse, passando di amno in mano, la memoria dell’oggetto cambia, forse anche si arricchisce di un dimensione mitica (il souvenir da Berlino) ma si sposta e il movimento ne tiene viva la memoria. Nel momento in cui ci viene donato qualcosa che è stato caro per qualcuno (il souvenir di uno sputnik di 50 anni fa ad esempio) c’e’ anche giocoforza uno scambio rituale di memorie personali (tra hi le ha vissute in prima persona e chie si è costruita una memoria raccogliendo cose e scoprendo tracce di connesione tra le cose). Così, con l’oggetto, ci viene consegnato un carico di memoria inatteso che sostituisce e supera il valore simbolico dell’oggetto. Allora lo sputnik non c’e’ più, la statua di Lenin nemmeno ma rimane tutto quel portato di memoria che sta nelle cose: nei souvenir e nelle storie di chi li possiede. Una memoria che è collettiva e che è in movimento continuo (che passa di mano in mano) nel tempo.

  7. 7 paolo fedeli novembre 19, 2008 alle 9:17 am

    A Siena han messo su la statua a un tal BARBICONE, rivoltoso del Trecento. E’ strano si vogliano abbattterer le statue dei rivoluzionari del Novecento… Ma se resistono le statue dei santi…


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